Venuto pure il nostro tempo!

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di Michele Palmieri. La scelta del titolo per questo che vuole essere un nuovo articolo di denuncia, di scossa accorata verso le nostre coscienze non è buttato al caso e non prevede errori. Esso è il grido urlato dal brigante Crocco nel momento in cui capì, che l’Italia unita insieme alle promesse liberali e politiche erano state non solo ingannate ma svendute e derubate.

Credo che questo debba essere il grido che noi dovremmo urlare, verso coloro che non hanno fatto nient’altro che far affondare l’Italia nella cloaca dei suoi vizi, delle sue debolezze e lasciarla li inerte nel fango dei suoi scandali malamente insabbiati. Gridiamolo francamente senza timori: l’Italia ha una coscienza nazionale precaria. I partiti che l’hanno governata dal ‘45 ad oggi hanno fallito come fallito è stato il modello da loro usato quello, non d’inculcare un senso di stato e di legalità ma altresì una corruzione dilagante e un senso profondo del delinquere.

Questo è il tempo del popolo, quel popolo che da tanto, troppo tempo subisce le scellerate scelte di chi lui stesso ha chiamato a governare. Questo è il tempo, di quel popolo italiano in crisi d’identità, che non sa più chi è o forse non lo ha mai saputo.

Abbiamo smarrito ogni fondamento collettivo e perso ogni volontà di libertà. La lotta al potere scaturita nell’immediato periodo post-bellico e cioè l’impedimento durato oltre un quarantennio dei democristiani d’impedire, alla sinistra di poter governare non hanno portato ad altro che ad una maggiorazione eccessiva della burocrazia e della pubblica amministrazione per usi politici di parte(la chiesa su questo ha grosse responsabilità).

Ciò ha portato lo Stato a non essere il custode dei valori pubblici e una società che proseguiva il suo duello (ai ferri corti) con il liberalismo, ciò è dimostrato se volete spolverare la memoria dal più eclatante dei casi: TANGENTOPOLI!

Il clientelarismo portò innalzò la pratica delle tangenti e delle bustarelle, ovvero la corruzione: questo meccanismo distruggeva la competitività delle imprese(ecco spiegato il crollo del PIL) e non per ultimo limitava gli investimenti stranieri(ulteriore paralisi economica).

La cosa assurda, ed inspiegabile è il perché negli altri stati si era riuscito a creare un forte modello di sviluppo e di principi etici che riuscivano a preservare il giusto equilibrio tra la sfera pubblica e privata. È qui il problema italiano, e qui ricade la colpa della sinistra che tra il ’96 e il 2001 ha permesso a Berlusconi che la sua forza dominatrice sui media rimanesse invariata. Sono questi i principi fondativi di una Stato libero: imparzialità della legge, distinzione degli interessi tra pubblico e privato e libertà di stampa. Infatti l’influenza dei media poi ha avuto la meglio e ha spalleggiato l’avvio di una politica becera e populista.

L’analfabetismo e la mancanza di aggiornamento culturale hanno fatto il resto. Oramai è impossibile prevedere le possibilità politiche italiane e delinearne gli scenari perché la strada scelta e perpetuata e cioè: il contrasto tra ricchezza materiale e impoverimento della vita pubblica ; non solo hanno emarginato le dinamiche collettive verso il bene comune ma emancipato il materialismo, l’individualismo, la corruzione e la fazione.

Ecco che i veri problemi dell’Italia mancanza di liberalismo, non equità dell’informazione, poco rispetto delle istituzioni(a volte però complici e corrotte con il sistema), poca efficienza amministrativa. Politiche, uomini, scelte scellerate che ci hanno catapultato fin dal principio nel baratro più buio e profondo.

Noi giovani ne paghiamo le conseguenze e siamo costretti a scappare, anche perché nel momento in cui tenti di alzare la voce di uscire fuori dallo schema di comportamento muto che questo governo-regime t’impone vieni o manganellato o travolto dalla macchina del fango.

Ci hanno tolto il diritto allo studio e al futuro imponendoci il prestito d’onore che non è altro che un mutuo che peserà sulle spalle dello studente e partiremo non solo già precari ma già indebitati. Ci hanno precluso l’ascesa della scala sociale così come nei primi dell’800 e nel ventennio fascista. Ma dalla storia noi cosa abbiamo imparato? Mi sembra nulla.

I lavoratori scioperano perché licenziati risposta: MANGANELLATI!

Gli studenti: MANGANELLATI!

Gli Aquilani inermi e traditi dalle promesse: MANGANELLATI!

Gli immigrati chiedono diritti e invece non solo vengono trattati come CANI ma poi MANGANELLATI!

Io da giovane non ci sto a vivere da represso o sotto ricatto con la paura che se espongo il mio pensiero mi aprono brutalmente la testa. E poi mi chiedo ma questi poliziotti non hanno figli con gli stessi miei problemi? Non hanno amici che magari vivono il precariato e le difficoltà? Non capiscono che è una guerra tra poveri mentre i grossi e grassi parlamentari se la spassano?

Allora uno Stato democratico con quale diritto e quale odio reprime il cittadino fondamento dello Stato stesso? Beh, solo esso poi si trasforma in regime. Io da qui non voglio andarmene, credo ancora che questo paese possa cambiare(e lo dico con le lacrime di un disperato), credo ancora che l’Italia possa essere un paese meno xenofobo, meno burocratico, meno corrotto, meno diviso, meno oligarchico; e magari non complice ma protagonista aperto e plurale.

Questo mutismo, questo lavarsene le mani, questo disfattismo implica sconfitta! SVEGLIA ITALIA, SVEGLIA GENTE, non affoghiamoci, costruiamo un nuovo blocco sociale: giusto, energico, vivo, solidale e coerente. Creare l’alternativa, cercare la svolta è possibile, c’è bisogno però di scegliere da quale parte della barricata stare se tra quelli dell’uomo qualunque a cui non interessa nulla e va bene così, quelli che basta la tv oppure essere tra coloro che hanno deciso di volere un paese migliore. Italia a te infondo manca un vero Stato e una vera classe politica e non un circo e finché ognuno di noi sarà assente e muto verso la giustizia e il cambiamento è inutile che si senta assolto perché sarà lo stesso coinvolto.

 

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