Sere d’estate anni cinquanta a Telese

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di Enza Zotti. Quando i bambini rincorrevano e catturavano le copiose lucciole che a maggio e giugno apparivano d’incanto nei nostri giardini, quando le nostre mamme dopo cena portavano le sedie sull’uscio e accogliendo i vicini trascorrevano le serate raccontando storie che a noi bambini piaceva ascoltare , si recitavano filastrocche alla luna e le ragazze chiedevano alle stelle se il moroso le stesse pensando.

Salotti si formavano in via Roma davanti al portone di don Bernardo Maietta , don Michele Del Vecchio, casa mia, della commarella Esterina Formichella, in viale Minieri al portone di don Ugo Vallone, di Oreste Martusciello, di casa Limata, di casa Tommaselli, casa Di mezza la pensiona Canelli e per finire davanti alla Pagliarella, il ristorante albergo più in di Telese secondo solo all Grand Hotel Minieri, gestito da don Arturo Ferrigni, vi albergavano signore molto eleganti, di giorno passeggiavano con ombrellini da sole che incantavano noi bambini.

Il sabato sera spesso si andava a cinema all’arena bagni, dove c’era don Pasquale “u teatrista” in trasferta, portava appesa al collo, sorretta da una cinghia, una larga cassetta con dentro le sue specialità :Semi, nocciole, rotolini, bastoncini e barchette di liquirizia ,caramelle alla menta e caramelle a latte. Prima che iniziasse il film, negli intervalli e quando le vecchie pellicole si spezzavano,girava tra le file di sedie canticchiando “caramellelle caramellelle”.

Proprio in quegli anni le Terme di sera si animavano, infatti nasceva la prima pista da ballo ed il primo bar, il tutto molto elegante, il bar, costruito in pietre di calcare duro poggiate nella loro naturale imperfezione l’una sull’altra, come i muretti a secco che i nostri contadini costruivano nelle campagne per contenere i terrapieni, si sposava alla natura tutt’intorno senza turbarla, la pista da ballo in piastrelle rosse costruita nel rispetto degli alberi si espandeva in forma originale, era illuminata da lanterne cinesi, intorno alla pista tavoli e sedie di vimini corredate da grandi cuscini, ad ogni tavolo un ombrellone di raffia colorata che riparava dall’umido della sera.

Si affacciava sulla pista il palchetto per l’orchestra hula hula del maestro Cammarota, gli orchestrali erano tutti rigorosamente in divisa.

L’accesso alle terme di sera era consentito alle signore in abito elegante ed ai signori solo se in giacca e cravatta. All’epoca i giardini erano curatissimi e con rigore sene pretendeva il rispetto.

Gestiva il bar Eduardo Di Mezza che ogni pomeriggio curava che il pavimento della pista fosse lavato e incerato fino a brillare. Custodiva l’ingresso alle terme l’elegante figura di Salvatore Iatomasi sempre in giacca e cravatta.

Negli anni sessanta la costruzione di una nuova pista più grande accanto alla prima, non più le romantiche lanterne cinesi ne gli ombrelloni colorati e le sedie di vimini, il tutto assumeva un aspetto moderno e si ballava il rok and rool imperavano Elvis e Paul Anka e noi diventammo grandi.

Enza Zotti  1578 letture al 31/12/2012

6 Commenti

  1. Nella semplicità della mia vita di bambina conobbi la vera ricchezza e nella ricchezza la vera grande miseria.
    Perchè semplicità e, anche povertà, ha radici antiche e voglie di riscatti che ci fanno evolvere davvero mentre i ricchi, in genere di fresca data,ancor piu’ spesso improvvisati rinnegano tutto quanto li ha preceduti che ritiengono umiliante.Una ricchezza facile,nata dall’imbroglio e dai traffici facili è qualcosa che proviene da fuori di noi. Sopraffatti da tanta FINTA RICCHEZZA…ci ritroviamo a vivere in un paese di cui non ricordiamo nè riconosciamo piu’ l’anima che è la nostra stessa anima.Grazie mamma…Lia Buono

  2. Complimenti per il blog.
    Sono qui quasi per caso, avete rievocato dei ricordi quasi totalmente sopiti…
    Mia madre mi raccontava sempre di quando era bambina…delle sere d’estate a Telese di quel clima di complicità e di benessere interiore ormai perso nel tram tram quotidiano delle nostri grandi città…
    Degli anedotti di quel tempo…delle commari e delle lunghe chiacchierate davanti al camino accesso…in pariticolare ricordo che mi nominava sempre il sig. Martusciello e io bambino rimanevo affascinatio da quei racconti cosi’ ricchi di poesia.
    Mio nonno, Michele Ricciardi, negli anni 50/60 era maestro elementare in una scuola in viale Minieri di cui pero’ non ricordo il nome…chissà se qualcuno lo ricorda, mi farebbe immensamente piacere.
    Tornero’ a Telese anche per rivedere i luoghi della sua infanzia…
    ciao, saluti
    Francesco,Bari.

  3. Il Maestro Michele Ricciardi è stato anche il mio insegnate alle scuole elementari dalla classe 1ª alla 5ª (anno 1968-1973). Tutti in famiglia ne conserviamo un ricordo bellissimo. Un eccellente educatore che ho avuto il piacere di incontrare spesso anche nel periodo in cui ero alle medie e poi al liceo. Aveva un amore incredibile per gli animali. La sua cagnolina (mi pare si chiamasse Zizì) ed un canarino dalle doti canore incredibili erano le sue passioni. Ricordo che una volta mi fece leggere uno scritto di suo figlio proprio sulla bellezza e le virtù di Telese. L’autore lo definiva “ridente paesello”. Adesso (forse) si metterebbe le mani nei capelli se vedesse cosa siamo stati capaci di distruggere. L’edifico delle scuole elementari è sempre al suo posto lungo Viale Minieri. Un piano in più ma nel frattempo sono passati migliaia e migliaia di scolaretti dagli anni 50 ad oggi. Contiuna a seguirci Francesco, speriamo di trovare qualche foto con il maestro Ricciardi. Grazie. Giuseppe Grimaldi

    • Grazie Giuseppe, sono veramente contento che tu mi abbia risposto,quasi commosso.
      Purtroppo mio nonno è morto nel lontano ’89 ma a mia madre e ai miei zii farà sicuramente piacere sapere che i suoi alunni (di cui mi parlava sempre da piccolo) si ricordano ancora del maestro Ricciardi,della cagnolina (in realtà si chiamava Lulù) e del suo canarino…;-)
      Ci sono stato solo una volta a Telese ma la sento molto piu’ “vicina” di quanto non sia in realtà…
      Continuero’ a seguirvi, stanne certo.
      Grazie.
      Francesco

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