L’esame di ammissione

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L’esame di ammissione alla scuola media è stato il primo appuntamento importante nella vita scolastica di quelli che, come me, hanno inaugurato l’edificio scolastico di Viale Minieri, appena costruito. Come altri edifici pubblici di quegli anni, alla sinistra del portone di ingresso campeggiava la targa in marmo con la scritta “Quest’ opera è stata realizzata dall’Amministrazione della Democrazia Cristiana nell’anno….”.

Chiusaci alle spalle la porta della prima elementare nella scuola sul Grassano – senza sapere che ci saremmo dovuti ritornare perché riadattata intanto a sede della Scuola Media – per quattro anni abbiamo percorso le luminose aule e gli ampi corridoi del nuovo edificio scolastico accompagnati dal maestro Ettore Marcarelli che ci ha seguiti con affetto, condito al bisogno dall’inseparabile bacchetta che ci arrossava anche le dita quando riusciva a vincere in velocità la nostra mano che si tendeva e ritraeva istintivamente al calare dell’odiata stecca di legno. Primi studi, prime ansie, il batticuore per l’esamino di seconda e poi per quello di quinta, che ci consegnava la “licenza elementare” a chiusura di un primo ciclo di studi.

Ma il primo vero scoglio, che i maestri ci presentavano forzatamente come un passaggio molto impegnativo, era l’esame di ammissione alla Scuola Media, punto di approdo per chi voleva continuare gli studi mentre la Scuola Professionale era riservata a chi optava per sbocchi lavorativi più immediati.

L’appuntamento con quell’esame segnava il passaggio da scolaro ad alunno ed era vissuto con preoccupazione tanto da dover frequentare un apposito corso di preparazione tenuto, per noi come per altre generazioni, dal maestro Ubaldo Cusano, che aveva attrezzato una vera aula scolastica nella casa che abitava a metà strada tra il quadrivio e la stazione. Superato il portone di ingresso si entrava nell’androne e al piano terra a destra c’era l’aula con i banchi in legno, di un grigio scrostato dal tempo e dai graffiti scalfiti col pennino, dove pomeriggio dopo pomeriggio abbiamo studiato e contati i giorni che ci separavano da quell’ incognita di fine anno. Fantasticando le difficoltà della “scuola media”, dove ci saremmo voluti proiettare senza quell’esame, spesso ci immaginavamo nella nuova dimensione scolastica dove imperava il rigoroso Preside Salvatore Pacelli. Lì, non più bambini, avremmo trovato l’incognita dei professori al posto del caro maestro e avremmo scoperto “il latino”, la misteriosa e incomprensibile lingua che parlava Don Mario Goglia durante la messa della domenica, con invidia dei presenti.

E l’esame venne e dopo di lui tanti altri nella vita in un percorso ad ostacoli senza fine.

La foto ricordo di tutti noi davanti al portone d’ingresso della scuola, in attesa dell’esame, richiama come tutte le foto scolastiche momenti di emozioni indimenticabili che lo scorrere di quei visi fa rivivere con intensa semplicità.

 

Quinta elementare 1954

(foto Archivio Clicca Clic Vivitelese)

  • Luigi Lombardi, figlio del Comandante la stazione carabinieri, la vivacità di un vero “scugnizzo”;
  • Pierino Leonardo, sportivo, amante dell’atletica e campione di pattini;
  • Riccardo Affinito, allegro, simpatico, artista in pectore;
  • Ettore Cuccillato, serio, compito,studioso;
  • Giuseppe Cusano, distaccato e sornione;
  • Armida Gelormini, dolcissima;
  • Ubaldo Cusano, il maestro
  • Nicola Gallo, ragazzone, credo ripetente, nostro protettore dalle intemperanze di altre classi;
  • Giacinto Carlone, frequentatore accanito del campetto sulla Seneta;
  • Aldo Maturo
  • Gigino Tarallo, uno dei primi napoletani trapiantati a Telese;
  • Eduardo Presutti, appassionato di pallone, veniva dal “lontano” rione Acqua Fetente insieme a
  • Emilio Ferri, ragazzo buonissimo
  • Gaetano Goglia, timido e riservato.
  • Nella foto non c’è Anna Maietta, una delle 4 belle figlie di Don Bernando.

(Ringrazio Riccardo, come sempre prezioso ricostruttore di nomi)

Aldo Maturo 1704 letture al 31/12/2012

1 commento

  1. Caro Aldo ti ringrazio ancora per i tuoi interventi: questa volta riguarda la tua classe di quinta elementare in cui c’era anche mio fratello Ettore, ma il maestro “comune” per tante generazioni di ragazzi che dovevano affrontare l’esame era Ubaldo Cusani. Credo che sarai d’accordo con me che quella condizione “strana” di essere iscritto alla quinta classe elementare, frequentarla con poco impegno, perchè c’era, in contemporanea, la preparazione privata a pagamento,non aveva senso e che col tempo è stata giustamente superata. Comunque abbiamo studiato con tanta ansia fino a quando sapevamo del risultato di ammissione. Grazie ancora e spero che continuerai a scrivere su diversi “fronti”. Ubaldo Cuccillato

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