I bagni, il quadrivio, la stazione e la chiesa …

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I Bagni, il Quadrivio, la Stazione e la Chiesa.  Che Telese era quella Telese che vide crescere i ragazzi del ’43. Il Quadrivio, la Stazione, la Chiesa, i Bagni. Questi erano i quattro punti cardinali della Telese degli primi anni 50, quando eravamo guagliuncielli di 9-10 anni. Ogni zona si reputava migliore delle altre.

Il Quadrivio, per esempio, si considerava il “top” perchè era il centro del paese con negozi, bar, farmacia, posta, scuola elementare, il salone di Ciccio “‘o barone”, il comune e vi risiedevano famiglie prominenti, i Maturo, i Di Carlo, i Vallone, gli Zarrelli, i Buttà.

Alla “periferia” del Quadrivio c’era la Seneta, quartier generale di Pasquale Sorriento e dei fratelli Clemente e Gigino Affinito, porta a porta generi elementari e forno. In quei due esercizi commerciali molto frequentati, il Cantastorie Riccardo ha raccolto ricordi e memorie, conoscendo quegli incredibili personaggi che ha poi magistralmente consegnato alla storia grazie a Vivitelese.

Nella Seneta facevano il bagno, si fa per dire, anche i D’Angicco, i Macolino, i Tammaro, gli scafari di cui non ricordo il nome, i Tizzano, Beppe Carizzi, Giacinto Carlone ed altri.

Più giù, sul binari alla Stazione c’erano le palazzine, alveare di ferrovieri, che negli anni avrebbero dato ottimi calciatori (tra gli altri, il compianto grandissimo Ettore Cuccillato) e del primo prete tutto made in Telese, donLuigi Festa.

Ad ovest del paese, c’era la “Chiesa”, dominio di don Mario; vicino c’era il mulino Capasso&Romano e c’era anche l’accampamento originale degli zingari (Ferdinando se lo ricorderanno in molti, poi c’era Vicienzo che girava sembra in Lambretta). I ragazzi del quartiere “santificato” dalla presenza di Santo Stefano (protettore di Telese) erano Aldo Cucciniello, Pasquale Ricci, Camillo Romano, Tonino ” o pittore” e suo cugino Tonino Stazio e Pinuccio “‘o rammaro”.

Della zona erano luoghi di culto anche il “pallaio” di Scialone e il salone di barbiere di “zì Carminiello” che era un grande giocatore di scopa e che suonava l’organo in chiesa: e a proposito di “organo” sembra che ‘zi Carminiello ne fosse stato dodato dalla natura di uno che teneva legato, letteralmente raccontavano i bene informati, all’altezza del ginocchio, o quasi.

E poi c’erano i Bagni, il mio quartiere, il migliore, anche perché aveva di tutto e di più inclusa l’Acquafetente. A quei tempi noi dei Bagni eravamo anche dell’Acquafente e viceversa. L’Acquafetente era il quartiere “povero” del paese, quello degli operai, l’unico dove i residenti erano soprattutto comunisti (negli altri quartieri democristiani e fascisti erano quasi alla pari, il resto frazionato tra shieramenti minori). In questa zona che prendeva il nome dal “profumo” dell’acqua solfurea di scolo, i piccoli-grandi personaggi dei mei tempi erano: Filippiello Cusano, Franco “Napoleone” Bruno, Leucio che al momento non era ancora “U Veccio” visto che allora i nostri ormoni erano ancora sotto la pelle, nascosti.

Per quanto riguarda i Bagni, noi eravamo semplicemente i migliori. Noi avevamo, appunto, i Bagni ed il suo stupendo parco che da fine settembre in poi era il nostro campo di battaglia, dove trascorrevamo le ore del doposcuola fino all’imbrunire. Per entrare saltavamo il muro, generalmentre all’altezza del campo sportivo, poi quel mondo fatato, miniera inesauribile di sorprese e delizie era nostro.

 

C’erano le rovine del maneggio sulla cui facciata frontale faceva ancora bella mostra di se un motto fascista. Quelle rovine, per la nostra banda di scavezzacolli, diventava un castello dove, assediati e assedianti, armati di spade di legno e di archi e frecce, ce le davamo di santa ragione. Le spade erano fatte con i rami di bancazzuolo. Si usavano, mancando coltelli o coltellini, bottiglie rotte e i coperchi dei barattoli di latta. Spesso ci facevamo “zacchete!”, una bella ferita sulla mano o sulla coscia. Per evitare pericoli di infezioni usavamo il disifettante che avevamo in corpo, la pipi’, e mai nessuna ferita si infettò.

La guerra la giocavamo anche per davvero,o quasi. Perché nel canale di scolo della “mufeta” che passando dietro i bagni caldi portava oltre il Cerro (altro luogo incantato, una perla poi mandata in malore e sottratta alle nuove generazioni ) trovavamo munizioni vive lasciate dai tedeschi. Erano proiettili di moschetto: tolta la pallottola dentro c’erano una specie di spaghetti gialli, la polvere. Noi questi spaghetti li tagliavamo a pezzettini per usarli in pistole artigianali che sparavano usando quelli che si chiamanavo, se ricordo bene, “caps”. Fu un miracolo che nessuno di noi si sia fatto male con quei residuati bellici.

Nei Bagni, oltre ai proiettili, trovavamo anche da mangiare, roba di sfizio. Noi figli della guerra crescevamo tirando la cinghia, i tempi erano quelli che erano, ma non ricordo che nessuno di noi patisse la fame. In ogni caso nei Bagni trovavamo i pinoli, i datteri e le sciuscelle. Enza Zotti (il cui fratello Giovanni mi regalò il fucile subacqueo quando lui si stufò di prendere “tengoni” dal lago allora pristino, immacolato, bellissimo e che siano maledetti per sempre coloro che lo hanno poi rovinato) racconta che “pescava” le sue sciuscelle dal cassone di “Rafele (Spicone)”. Noi le avevamo sulla pianta. Una sola ma c’era, e c’e’ ancora, appena dietro i Goccioloni, ma quando andai a vederla la trovai piccola, storta e senza frutta. Mi sembra la parodia della Telese di oggi rispetto a quella dell’altro ieri.

I “padroni” dei Bagni eravamo allora: Eduardo “Smith” Presutto, Ndonio “capacchione” Di Caprio, Nduiuccio Ceniccola, Pasquale Pilla, i fratelli Guido e Gabriele Vivenzio, Tonino “‘o sceriffo” Di Santo (che aveva la…doppia cittadinanza abitando all’inizio della piana, di fronte al Cimitero, e appena dietro il glorioso cinema all’aperto “L’Arena Bagni” di don Arturo Ferrigno), e naturalmente il sottoscritto noto come Nicola “‘o Pistolero”.

Nel quartiere Bagni c’erano anche, e naturalmente, le ragazze: Margherita Orfitelli, Renata Canelli, Liliana Franco, Rosaria Pallone (figli del mitico maresciello dei carabinieri), Dolores Franco, Dora Di mezza, Fulvia Ferrigno. Per noi erano le piu’ carine di quella Telese che aveva ancora i Platani e la ferrovia si fermava proprio davanti alla Pagliarella . Per le ragezze i Bagni erano “off limits”, a scavalcare il muro per fare la guerra coi maschiacci manco passava loro per la testa. Non ricordo a cosa giocassero, ma noi le osservavamo di sottocchio, affascinati dalla loro differenza: eravamo innamorati ma non lo sapevamo. I loro volti puliti e senza fronzoli li vedo ancora ogni volta che penso alla Telese che fu.

Quella piu’ bella, piu’ piccola, piu’ serena, piu’ tutto che vide affacciarsi alla vita i ragazzi del ’43.

Che Telese era qualla Telese!!

 

Post scriptum:

In questo racconto brillano per la loro assenza alcuni famosi telesini: Piciucculillo Ceniccola, Mario Pilla, Mario Grillo, Gino Affinito, Goffredo Macolino che erano della generazione appena precedente alla nostra.Carletto Franco e Tonino Conte avevano l’età giusta, ma erano troppo seri e studiosi per giocare alla guerra.Gianfranco Ciabrelli, Pasquale Massaro, Tonino “Terremoto” Di Mezza, Salvatore “a balena” D’Onofrio, Salvatore “Scott” Di Mezza ai tempi descritti erano bambocci, o quasi.

Nicola Sparano 2136 letture al 31/12/2012

 

5 Commenti

  1. Ciao Nicola
    Non ti scordar di me , io abitavo in via Roma, ma sono nata nel 1943, l’anno della generazione che oggi si diletta a scrivere su vivi Telese la storia di quella Telese che non c’è più.
    Ti ringrazio per l’accoglienza che facesti a me e a parte dei miei familiari in quella che oggi è la tua nuova patria.
    Ti aspetto a Telese pregustando il piacere di incontrarti .
    Ti ho letto con sorpresa e gioia .
    Enza Zotti

  2. Ciao Enza,

    innanzitutto spero ti ricorderai di me e della mia famiglia. Dico questo xchè non hai dato seguito al mio saluto che ti avevo fatto qualche settimana fa, oppure lo hai fatto e mi è sfuggito. In effetti non mi collego spesso a questo piacevole ed interessante sito.
    Mi è sembrato di capire che te vivi a Telese a differenza di noi, tanti, che siamo in giro x l’Italia. Questa premessa credo d’obbligo, è x dire che “sentiamo” molto di + il sentimento “telesino” di voi che siete rimasti a Telese. Non è una colpa credimi, è che ricordando i tempi che furono, la ns infanzia, le ns amicizie, i ns giochi e forse i ns amori, desideriamo e ci illudiamo che questo legame + o – virtuale, ci fa sentire meno giovani.
    In parte è pura illusione tutto ciò ma, questo desiderio e attaccamento alle ns radici ci piace averlo e riviverlo con un grande incontro, sebbene x poche ore, ci renderebbe felici e immensamente soddisfatti di sentirci “ancora” telesini. Sono 40 anni che vivo a Viterbo con 2 figli e mia moglie, mi trovo bene ed ho avuto molte soddisfazioni, ma non dimentico Telese dove sono nato ed ho vissuto i miei primi 20 anni. Ho sempre detto dove ho potuto di essere un campano di Telese e l’ho sempre detto con orgoglio e con fierezza.
    Se vorrai regalarci questo “momento” sarai annoverata nella “STORIA” di Telese. Sono sicuro che sarà un grosso successo e che non finiremo MAI di ringraziarti ed io x primo, di averci omaggiato una INDIMENTICABILE giornata. Non voglio come gli altri amici, scaricare su di te tutto il peso di questo evento, mi rendo disponibile x quel poco che posso da Viterbo ma, sono certo che puoi contare su reciproci amici in Telese e non, disposti a collaborare con te, permettimi, ns Presidente.
    Approfitto x inviare un caro saluto a Aldo, Riccardo e a tutti coloro che “leggono” e “scrivono” la storia di Telese ed in particolare delle “PUTECHELLE”.
    Un abbraccio.
    Antonio DI PIETRO

  3. Caro Nicola, il mio vuol essere solo un saluto e un ringraziamento per aver ricordato mio fratello Ettore prematuramente scomparso a Nettuno( proprio il 21 giugno di 3 anni fa) dove risiedeva da tempo,ed era molto amato dalla gente che lo aveva eletto assessore alla cultura. Grazie e contina a scrivere e a tener “aggiornato”, insieme a Riccardo, Enza,Aldo ed altri di quel periodo storico,tutti , vecchi e nuovi telesini,per non perdere “le radici”. Grazie ancora e buone cose per te e la tua famiglia Ubaldo Cuccillato

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