Nucleare e altre ‘truffe’. Replica a Di Santo

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di Francesco Pascale. (Cittadini in movimento) Premessa sui referendum: Gli emendamenti dell’ultima ora sul programma nucleare governativo sono molto ambigui per cui siamo convinti che il referendum vada fatto, pena trovarci a riparlarne fra un anno in condizioni peggiori, se possibile. I vari commenti dei ministri fanno intendere che ci sarà una sospensione del piano, con la volontà di fare valutazioni scientifiche più approfondite (ma di che si sta parlando ?).

La sordina che si vuole mettere al quesito sul nucleare con il tentativo di spostare il “problema” più in avanti ha lo scopo fin troppo chiaro di far sfumare, secondo il governo, l’ondata emotiva degli eventi giapponesi (non dimentichiamo neanche che a breve ci sono le amministrative e le dichiarazioni pro-nucleare sarebbero compromettenti) che potrebbe fare da traino agli altri quesiti.

Un obiettivo altrettanto ambito ed appetibile, infatti, è quello di smontare il SI ai 2 quesiti referendari contro la privatizzazione dell’acqua, per cercare di mettere a segno in maniera definitiva il furto del bene comune per eccellenza a vantaggio di poche grandi imprese riconoscenti ed il SI al quesito contro il legittimo impedimento che dà l’opportunità ai cittadini di esprimere un parere chiaro e diretto sulle controversie personali del capo del governo.

Purtroppo bisogna mettere nel calderone referendario e dei rapporti con la Francia la questione della privatizzazione dell’acqua che vede, forse non a caso, la multi-servizi transalpina Veolia (già presente in Italia, la ricordiamo, un caso su tutti, nel famigerato episodio degli aumenti esorbitanti delle bollette dell’acqua a Latina, nonché per i vari inceneritori che gestisce) in prima fila per poter entrare prepotentemente nell’eventuale “mercato” italiano che si vorrebbe costituire per obbligo. Si sta pensando ad uno scambio Veolia – Areva (azienda francese del nucleare)?

Inoltre, è di ieri anche la notizia – ci sono nuove dichiarazioni dei ministri, appoggiate da Confindustria e Federutility – secondo la quale si vuole intervenire “preventivamente” sui quesiti sull’acqua con un decreto e questo, secondo noi, ancora una volta a puro scopo evasivo dato che dubitiamo fortemente che questo governo faccia totale marcia indietro, come chiesto dai referendum, sulla sua legge (legge Ronchi votata poco più di un anno fa) che obbliga alla privatizzazione dell’acqua ed all’introduzione del profitto per il privato del 7% sugli introiti della bolletta, a titolo gratuito.

A ulteriore dimostrazione del forte timore che hanno i nostri politici verso la manifestazione diretta della volontà popolare va ricordato sia che nei media principali – RAI, Mediaset, ma anche carta stampata – non passa alcuna informazione sui referendum sia che si è deciso di spendere più di 300 mln di euro pur di non accorpare i referendum con le amministrative.

Per tutti questi motivi il 12 ed il 13 Giugno invitiamo ad andare a votare e votare per 4 SI, rammentando che la migliore campagna referendaria la possiamo fare solo noi cittadini con il passaparola, discutendone e parlandone in tutti i contesti possibili.

 

Replica a Flaviano Di Santo

In attesa di stabilire se i costi di smantellamento delle centrali nucleari (purtroppo anche quelle future si dovranno smantellare prima o poi) spettino, per coerenza, a chi è contrario o a chi è favorevole a tali impianti pur volendo fare una mera questione di costi e coerenza, suggeriamo di non limitarsi ad analizzare le bollette (per inciso, di quel 60% citato nel comunicato, la parte delle bollette riservata al finanziamento alle rinnovabili è risibile – 15% circa – rispetto a quella per le assimilate alle rinnovabili, quali, per esempio, gli inceneritori e gli impianti a bitume, in pratica quasi tutto il restante 85%).

Infatti, se si vogliono fare bilanci economici più indicativi occorre porsi alcune domande:

  • Come si pagano le conseguenze sanitarie degli incidenti, “piccoli” o grandi che siano?
  • Come si pagano i danni ambientali sui territori da cui evacuare per sempre?

Insomma, con quali soldi si interviene per salvaguardare salute ed ambiente? Con le bollette pagate o con le tasse versate ?

Posto che sia questo il tema di interesse principale quando si parla di impianti come questi dal grande impatto sulla salute umana e su quella dei territori – ne abbiamo parlato tante volte in altre occasioni e non ci stancheremo mai di parlarne – cimentiamoci anche in questo esercizio.

In questi casi, come accade sempre quando ci sono in ballo grossi numeri ed impatti importanti, l’approccio è stato, nel passato recente e remoto, improntato alla socializzazione dei costi (salute, beni comuni, tasse) a fronte di una privatizzazione dei profitti (bollette competitive).

Come si finanziano le centrali nucleari? Nei liberalissimi Stati Uniti, ad esempio, le proposte non co-finanziate (con le tasse dei cittadini) dal governo vanno deserte. In Italia immaginiamo ci siano le cordate di imprenditori pronte a pagare tutto di tasca propria…

Se si dovesse far ricorso – esclusivamente, e per coprire seriamente i rischi – alle assicurazioni private, il prezzo al kwh dell’energia elettronucleare sarebbe totalmente fuori mercato. Per esempio, a Fukushima si parla di rimborsi di 8.000,00 eur da parte della privata TEPCO alle famiglie che evacuano ed abbandonano le proprie terre: la bolletta elettrica era bassa, in compenso… il governo, per ora, ne mette altrettanti con promessa di future integrazioni (da finanziare con le tasse dei cittadini).

E le leucemie infantili, anche in assenza di incidenti? Vedere il rapporto tedesco KIKK per uno studio sulla prossimità agli impianti nucleari in condizioni di normale funzionamento: bollette basse e tasse per finanziare la sanità.

E gli incidenti ai siti che ospitano scorie a cielo aperto? Vedere il poco noto caso di Saluggia (Italia) per capire i rischi, con i costi nascosti che dovremmo pagare … anche qui gare di privati andate deserte per gestirle. E adesso abbiamo solo poche scorie, immaginiamo se dovessero coprire il fabbisogno energetico nazionale… Inoltre, in futuro, quando questi siti saranno dichiarati di importanza strategica e quindi militarizzati (legge Prodi, poi attuata da Berlusconi), dovremo subirne i rischi e i costi, senza poter nemmeno protestare, dovendo per di più fare i conti con l’assenza di informazioni verificabili.

Mettendo insieme quelli che si chiamano ridicolmente “piccoli” incidenti con i grandi incidenti ed il problema scorie – che significano fughe radioattive, sversamenti e contaminazione di fiumi, mari, falde ed aria come “soluzioni” a “piccole” emergenze: se ne contano una 90-ina tra quelli noti fino al 2004 – contro tutti i costi preventivi e consuntivi che gli impianti nucleari comportano se gestiti correttamente (posto che esista un modo noto e sicuro per gestirli senza rischi), il compromesso da accettare sarebbe non solo al ribasso, ma improponibile ai cittadini, dato che di fronte a pezzi di pianeta che possono sparire a causa della nostra miopia non esistono costi economici che tengano.

Del resto, i reattori francesi sommati a quelli italiani non è che si annullerebbero e non è certo assecondando i Francesi che potremmo pensare di farli tornare indietro.

Detto questo, ha ancora senso fare il paragone solo con la bolletta dei cugini francesi o tedeschi? Ed i danni irreversibili? E le tasse? Ha ancora senso parlare ironicamente di furbizia? E poi, come considerare i Tedeschi dopo il dietrofront della Merkel e le vittorie dell’opinione pubblica anti-nucleare tedesca (vedi elezioni regionali) ? Furbissimi o fessissimi?

Per qualche spunto di riflessione in più:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/disastri-nucleari-chi-previene-e-chi-paga/105836/

 

24 Aprile 2011

Cittadini in movimento

 

1 commento

  1. Caro Francesco, quando entri a casa ed accendi l’interruttore della luce, una parte di quella energia elettrica è prodotta da centrali nucleari che importiamo.
    E’ questa l’incoerenza, nessuno la vuole ma tutti la usiamo e la mia provocazione voleva solo richiamare l’attenzione su questa cosa.
    Mi sembra lo stesso live motive sul ciclo dei rifiuti: non vogliamo gli inceneritori ma la nostra spazzatura irriciclabile finisce comunque in un termovalorizzatore fuori regione.
    Più che fare qualcosa per l’ambiente, ad essere realisti, mi sembra che alcune posizioni ambientaliste finiscano generalmente per complicare problemi già difficili, con conseguenze disastrose sul piano sociale da un punto di vista economico e peggio ancora, proprio ambientale.
    La scelta che sta facendo la Germania oggi è giusta e condivisibile ma va vista nel suo insieme partendo dalla coerenza del passato. Diversamente da noi, è stata consapevole di non avere fonti energetiche alternative e con le centrali nucleari ha potuto avviare un processo di de-carbonizzazione della produzione che da noi è irrisorio.
    E’ l’armonia dei processi che porta a risultati concreti e quei paesi europei che hanno adottato nei tempi giusti le centrali nucleari, hanno potuto concretamente finanziare la ricerca per nuove soluzioni di produrre energia in modo pulito, così come l’installazione dei primi inceneritori ha consentito di sviluppare l’ottimizzazione del processo con il riciclo. Può sembrarti un paradosso ma è la realtà: i paesi europei che hanno una migliore sostenibilità ambientale sono proprio i pionieri sul nucleare e l’incenerimento.
    Noi, abbiamo fatto la solita corsa del gambero e per recuperare vogliamo fare le cose nei tempi sbagliati. Aggiungerei che spesso, le tematiche ambientali sono un ottima strada per costruirsi un credito politico perché sono tematiche sensibili, ma, di fronte ai veri problemi, sono i risultati veri che contano, quelli che si percepiscono in forma tangibile, non le chiacchiere.
    Ti dico infine, anche se il parere della ricerca ufficiale di enti internazionali ritiene che il nucleare oggi sia ampiamente affidabile (io leggo i bollettini dell’ENEA che, consentimi, sono certamente più affidabili delle tue, o mie, deduzioni scientifiche) partire col nucleare oggi potrebbe essere un errore perché potremo approfittare di traguardi di ricerca nel campo della cavitazione, la fusione fredda o i motori magnetici. Il problema grosso è che, seppure ci fosse (come c’è) un modo di produrre energia senza combustibile e residui, qual è l’impatto di queste tecnologie nell’economia di una nazione che regge la sua economia sul petrolio?
    Per questo, continuiamo a disseminare le nostre valli di pali eolici e pannelli fotovoltaici e siamo tutti più felici….
    Per la difesa dell’acqua come bene pubblico invece, concordo sostanzialmente con la tua analisi

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