Una soluzione per la schizofrenia programmatica: ‘a pascolare i porci’!

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di Vincenzo Ciaburri. È inutile che ci battiamo il petto se una società come la nostra non riesce a rendersi conto che si sta impoverendo sempre di più, nonostante abbia delle potenzialità di rilancio inespresse proprio nel suo patrimonio architettonico, artistico-culturale e paesaggistico. Ciò è comprensibile perché è una questione culturale e noi lo sappiamo che la cultura è la metabolizzazione dei valori appresi…

È inutile scagliarsi contro gli imprenditori che, a vario titolo, eseguono interventi, a dir poco, maldestri sui monumenti nella logica del profitto, trascurando l’impatto sulla società. Qui, nell’economia della propria cultura, all’imprenditore non si ha da recriminare nulla  perché nessuno gli ha chiesto di considerare tale aspetto.

Il problema serio è che gli uomini della politica, una volta che hanno preso i voti e alloggiati sulle varie sedie di potere, dovrebbero farsi carico delle responsabilità che si sono assunte nell’andare a raccontare “frottole” e dovrebbero veramente avere a cuore le sorti del territorio che gli ha offerto fiducia. Coniugare gli interessi dei singoli con quelli della comunità è uno dei principali compiti che un uomo politico ha. Chi non lo fa dovrebbe tornare a fare il mestiere che faceva. Anzi, visto che ha usurpato la fiducia di un altro uomo, dovrebbe andare a “pascolare i porci”.

Un imprenditore è una ricchezza per una comunità, per questo bisogna offrirgli la garanzia di una programmazione seria perché la sua alea di rischio sia contenuta in un margine accettabile. Tutto ciò deve derivare da una concertazione chiaramente ratificata in cui pubblico e privato si assumono degli impegni reciproci. Tutto ciò risulta del tutto incompatibile con la schizofrenia programmatica (io direi solo schizofrenia perché altro non c’è) che ha interessato il nostro territorio.

Non è  schizofrenia, pensare di andare a comprare la Torre di Cerreto vecchia, con il terreno che la lambisce, per oltre 180.000 euro e poi si fa un progetto per scavare nel luogo ove si presume ci fosse un cimitero, per poter liberare lo spigolo della stessa Tinta? È compatibile una strada comunale che serve ben 4 contrade con un sito archeologico? Se la Soprintendenza archeologica metterà sotto sequestro il sito, dichiarandolo di interesse, quando entrerà in esercizio la Tinta (restaurata)? L’imprenditore quando incasserà? A meno che non si pensa di trasformare la Tinta in un condominio di residenze oppure in un silos per auto (potrebbe servire visto il gran numero di auto parcheggiate per le strade). Così mentre in testa al centro storico si pensa ad interventi di restauro alla Tinta, ai piedi dello stesso si pensa di infilare un insediamento di Edilizia Residenziale Sociale (Ex LR 19/09, art. 7 c. 4) proprio sotto villa Lancer.

Io penso che bisogna attivarsi al più presto affinché chi siederà  sui nostri scanni di potere, prossimamente, abbia veramente a cuore le sorti della nostra comunità, altrimenti ci si troverà con le spalle al muro e quelle persone che ancora oggi mettono in gioco le proprie capacità imprenditoriali presenteranno il conto. E sarà un conto salato. E nessuna concertazione sarà più possibile perché nessuno cercherà opportunità di investimento in questo luogo. Si abbasseranno le serrande di quelle attività commerciali che ancora resistono e quelle luci colorate che lambiscono le facciate di alcuni palazzi simbolo, si trasformeranno in lumini dalla luce fioca e tremula. Si, perché ormai il paiolo ha perso la stagnatura e la lamina di rame si è assottigliata a tal punto che c’è il rischio di bucarla anche solo appoggiandoci il mestolo e sarà veramente necessario spostare il cancello dell’attuale cimitero all’ingresso della città.

Ora facciamoci un augurio per quest’anno 2011, iniziato da due mesi, in cui ricorre il 150° anno dell’Unità d’Italia. Che un numero adeguato di persone “illustri” ed “illuminate” trovino la forza, la determinazione e l’umiltà di unirsi per condividere un progetto di rilancio culturale e socio-economico del nostro territorio, che veda proprio nel recupero dell’identità culturale l’obiettivo, perseguito partendo proprio dalla valorizzazione del nostro patrimonio architettonico, artistico-culturale e paesaggistico. Perché sono gli uomini che rendono importanti le pietre e non il contrario. Esse ne allungano solo il “ricordo”: I SEPOLCRI (Foscolo).

arch. Vincenzo Ciaburri, associazione politico-culturale “Da sempre per Cerreto”

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