Telese Terme: Frammenti di memoria

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di Enza Zotti. Aldo nel leggerti ho rivissuto quel tempo e quegli spazi fino a risentirne il profumo e i suoni e mi sono ritrovata a saltellare sulle traverse dei binari dello speciale per correre a scuola prima della maestra, che vedevo passare ogni mattina in compagnia di don Ettore Marcarelli, il compariello Ettore aveva battezzato mio fratello Giovanni.

I miei e i tuoi frammenti di memoria, uniti a quelli di quanti vissero in Telese in quegli anni potrebbero comporre il quadro di una storia mai scritta, quella della Telese del dopoguerra.

Paese piccolo ma elegante, dove fioriva il terziario, era stato scelto quale residenza di borghesi, di nobili e di artigiani che vi aveveno edificato, all’inizio secolo, case villini e palazzi.

Nata sulle rovine della Telesia medioevale distrutta dal terremoto del trecento, la quarta Telese conserva a testimone la torre campanaria dell’antica cattedrale, dimenticata tra una casa diroccata e la salma del mulino e pastificio Capasso e Romano all’inizio di via Roma, procedendo da Amorosi e dopo quello che tu chiami il curvone e che oggi è divenuto una rotonda sulla quale convergono quattro strade.

Di te ricordo poco, ci perdemmo di vista nei gloriosi anni sessanta quando noi giovani, certamente i più audaci partimmo alla conquista del mondo…

Ricordo un bambino che giocava dall’alta parte del muro del cortile dell’asilo delle suore degli Angeli, tutto solo in un giardino tutto suo, io spesso lasciavo i giochi di gruppo che la dolce suor Corrada organizzava, per giocare con quel bambino e, magia dell’infanzia, riuscivamo a giocare anche se separati da un muretto e una rete metallica, quel bambino eri tu Aldo.

Alla soglia dei settant’anni ci ritroviamo su ViviTelese e ci accorgiamo di quanto amammo il paese che non c’è più, il paese che non è cresciuto ma si è dilatato sfibrato strappato, dove le memorie si sono perse nei meandri della speculazione e sotto le colate di cemento.

Molti in tutto questo si sono arricchiti, ma tutti abbiamo perso il senso di appartenenza e della storia ed è difficile ritrovarli senza ritrovarsi.

Grazie Aldo

Enza Zotti  1208 letture al 31/12/2012

5 Commenti

  1. E’ vero, il mio giardino occupava buona parte di quella che ora è Piazza Salvo d’Acquisto e confinava con casa Di Santo che, al tempo, era della mia famiglia ed ospitava l’asilo delle suore, prima che venisse costruita da Don Gerardo la nuova sede di Via Aldo Moro. Quel giardino è stato per anni il mio mondo che condividevo con Augusto Di Carlo, entrambi ostaggi di mamme apprensive. Da lì, attraverso le canne di bambù e le maglie della rete, ci divertivamo a guardare o chiacchierare con i bambini dell’asilo che per noi era un altro mondo. Il massimo della nostra avventura era uscire dal mio cancello ed unirci a loro per giocare a girotondo, a nascondino o con un afflosciato pallone, sotto gli occhi attenti delle suore che svolazzavano gioiose tenendosi la gonna e le ali della cuffietta. Ricordo ancora il sapore del latte in polvere, custodito nel retro dell’asilo vicino alle cucine, tesoro nascosto che conoscevamo in pochi e che ci divertivamo ad assaporare immergendo le mani in quei sacchi di iuta annodati, ingenuamente scoperti quando ci ripresentavamo a giocare con la faccia infarinata. Grazie Enza, per avermi riportato in quel mondo, sia pur per pochi minuti.

  2. Ciao Aldo, era da tempo che non mi collegavo a “Vivitelese” ed ora ho letto un tuo frammento di storia vissuta in quel “nostro” paese che è stato sempre all’avanguardia in ogni campo e che spero continuerai sempre a fare…… Tra i tanti ricordi mi piace ora aggiungerne uno che ti riguarda: stavamo in una delle tante riunioni tra giovani di Azione Cattolica( stiamo credo verso il 1961-62) in un sabato e, come sempre, all’inizio si leggeva il verbale della seduta precedente e tu, quale segretario,ci accingesti a farlo con lo stesso impegno con il quale lo scrivevi. Ma qualche associato, non ricordo perchè, ti contestò un passaggio: allora come risposta , candidamente,tu rispondesti che avresti lasciato ad altri quel compito se si sentivano più bravi di te…Quello che vorrei sottolineare, a beneficio di qualche lettore giovane dei nostri tempi,è come noi ragazzi più piccoli di voi ( solo tre anni di età eppure sembrava molto di più la distanza) vi guardavamo con rispetto e voglia di diventare “grandi” al più presto per imitarvi….Per l’occasione un grande e afettuoso saluto Ubaldo

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