Legge in Mora

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di Angelo Mancini. L’intervista a Lele Mora nel programma  “Alballoscuro” di La7 é una significativa testimonianza del senso etico e civile che anima il sottobosco dello spettacoloe del potere, così indistinti, oggi,  nelle vicende che hanno per protagonista il presidente del consiglio onorevole Silvio Berlusconi e i suoi amici, tra cui Lele Mora stesso.


Lele Mora ha dichiarato: “‘A casa mia porto chi voglio e faccio sesso con chi voglio, senza renderlo plateale. Quando lo fai in casa e non dai fastidio a nessuno credo sia la cosa migliore’. Ha poi confessato: “Ho pagato per notti d’amore con uomini, sì. E’ molto meno caro di quando ti innamori di qualcuno e devi fargli la corte, organizzare cene e pranzi, comprargli regali. Gli escort sono molto meno cari a conti fatti”.Morale di Mora: l’ “amore” comprato é più vantaggioso in termini economici e di tempo del sentimento dell’amore.


Tra le mura domestiche tutto é possibile e la legge dello stato non ha alcun valore: prostituzione, consumo di stupefacenti ed altro cessano di essere reati purché i soggetti partecipanti siano consenzienti. Non c’é più nessuna trasgressione della legge, ma solo una normale transazione tra soggetti in accordo. Se c’é un accordo tra i singoli, un desiderio personale, anche se illecito,non é più reato, diventa lecito, diventa etico, norma generale di comportamento. Il signor Mora può avere relazioni sessuali con qualsiasi partner consenziente, ma non può affermare che una legge dello stato si debba fermare davanti all’uscio di casa sua perché l’ escort  sceglie liberamente di fare l’amore dietro pagamento. Oltretutto sa benissimo che la persona in questione non é libero, ma fa quel “mestiere” perché ha bisogno di soldi o di essere introdotto in quell’ambiente dello spettacolo che Mora conosce e frequenta.  Il capriccio personale diventa, così, unica norma giuridica ed etica.  Tantissimi sogni di giovani e giovane si infrangono, “consenzienti”, nel letto di qualche “impresario” dello spettacolo che fa sì un mestiere antico: quello del lenone.


Lele Mora ha, però, un asso nella manica: può chiedere al suo amico Silvio Berlusconi di rendere legale il “mestiere più vecchio del mondo”. In questo modo il suo privato non andrà più a confliggere con la legge, non ci saranno più inchieste e nelle feste dei suoi amici potrà portare tranquillamente artisti, ballerine ed escort.
Per tutti, allora, premier compreso, non varrà, come oggi, la presunzione di innocenza, ma saranno automaticamente innocenti.

1 commento

  1. Io credo che il problema sia molto più semplice di quanto sembri.
    Tralascio tutto quello che deve essere accertato in sede processuale e vorrei soffermarmi su un dato certo, perchè affermato dallo stesso Berlusconi, il quale dice che è intervenuto in qualità di presidente del consiglio per evitare un incidente diplomatico, perchè la cosiddetta Ruby gli aveva detto di essere la nipote di Mubarak.
    Tralasciamo anche il fatto che Ruby avrebbe affermato di aver detto solo di essere egiziana, e veniamo ai fatti.
    E i fatti sono questi: quella che a detta di Berlusconi dovrebbe essere solo una ragazza in difficoltà, che lui neanche conosce molto bene, gli dice di essere la nipote di Mubarak, e lui la prende in parola, pur avendo a disposizione tanti mezzi per verificare tale affermazione.
    Allora le conclusioni possono essere solo due:
    1) Berlusconi sta mentendo, sapendo di mentire, e questo sarebbe gravissimo, negli Stati Uniti avrebbe già provocato l’impeachment;
    2) Berlusconi si è bevuto la storiella di una ragazzina, e in tal caso sarei molto preoccupato per la sicurezza dello stato.
    E credo che faremmo bene a preoccuparci tutti, perchè ora siamo anche al delirio di un presidente del consiglio che vuole fare causa allo stato (cioè al suo governo), e ci definisce “ricchi”.
    Per tutto il resto staremo a vedere come andrà a finire, Lele Mora compreso (del quale tra parentesi non me ne frega niente).
    Vi invito invece a riflettere sulla storiella della nipote, perchè forse è l’aspetto penalmente meno rilevante (salvo la telefonata in questura), ma politicamente molto significativo.

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