Cortocircuiti rosa

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di Angelo Mancini. Le cronache italiane di questi giorni sono tutte incentrate sul rubyngate e sulle conseguenze politiche, sociali ed economiche che questa vicenda comporta sia a livello nazionale che internazionale. Saggezza politica vorrebbe che il premier Berlusconi si mettesse a disposizione della magistratura per chiarire fatti e circostanze e per arrivare ad una verità. Il cavaliere, invece, va allo scontro frontale come un novello Sansone: se muoio io muore la democrazia e così facendo le assesta, lui sì, un colpo veramente mortale. Alcuni suoi sostenitori, che da tempo si sono calate le braghe,hanno inscenato una kermesse della mutanda, sotto lo slogan che liberalismo non é assimilabile all’ etica percepita come puritanesimo deteriore e come l’anticamera dell’autoritarismo, dimenticando che le accuse che investono il loro leader sono le stesse che sono state rivolte alll’ultimo Mao e a Stalin, non proprio campioni del pensiero liberale. Le libertà liberali vengono confuse e assimilate al più sfrenato libertinaggio e la dignità della funzione pubblica ridotta a  strumento di seduzione.

Il Partito Democratico ha proposto una campagna di raccolta firme per costringere il presidente del consiglio a dimettersi: della serie dalla democrazia parlamentare al populismo della piazza. L’Italia é ancora una solida democrazia e il ricordo della passata dittatura fascista é ancora vivo:bisogna preservare a tutti i costi la democrazia parlamentare ed evitare, al di là della situazione contingente, che la demagogia abbia il sopravvento sul parlamentarismo e sulla magistratura, veri pilastri e capisaldi di ogni libera democrazia. Le battagli politiche vanno combattute in parlamento dalle forze politiche che i cittadini si sono liberamente scelti, rispettandone gli esiti e le decisioni. Incitare la piazza non é fare il bene della democrazia. Oltretutto, se il partito del presidente del consiglio avviasse un’azione analoga, con una raccolta firme più numerosa, avrebbe il diritto di rivendicare di rimanere al suo posto, anche se colpevole, perché il popolo ha così deciso? Migliaia e migliaia di donne hanno protestato contro l’immagine deteriore e materiale che Berlusconi ha delle donne. Il cavaliere per il passato é stato un grande seduttore, un incantatore, non solo con le donne, ma anche nel suo lavoro.

Oggi la vecchiaia l’ha confinato nel ruolo infimo di corruttore; il gioco inebriante della conquista é stato surrogato dall’arrendevolezza prezzolata ai suoi desideri impotenti. Non offende nessuna concezione della donna, ma solo se stesso. Immagini molto più offensive per le donne si vedono su tutti i canali televisivi, ma in questi casi l’indignazione cede volentieri il posto al voyerismo. La situazione non é grave, ma é maledettamente seria!

2 Commenti

  1. Offende, offende eccome se offende e guardi che le donne (ma non solo) hanno protestato e stanno protestando non solo per le offese di B. ma anche per l’uso del corpo delle donne in televisione, per la discriminazione nei luoghi di lavoro e molto altro…c’è indignazione e c’è anche azione, altro che voyerismo, ma li ha ascoltati gli interventi da P.zza del Popolo domenica? In rete ci sono tutti….oppure si guardi questo http://www.ilcorpodelledonne.net altro che cortocircuiti rosa….

    POST: NICHI SCRIVE AL GUARDIAN
    Autore: redazione
    All’indomani della manifestazione “Se non ora, quando?” di domenica scorsa, che ha visto sfilare nelle piazze una Italia che non si rassegna, Nichi ha scritto una lettera di riflessioni al The Guardian.

    “Domenica scorsa gli Italiani sono scesi in piazza per difendere la dignità delle donne da quel mix volgare di sessimo e di machismo esemplificato dalle parole e dalle azioni non solo del loro Primo Ministro Silvio Berlusconi, ma anche da quella filosofia pervasiva e contagiosa che è il berlusconismo. Sono fiero di essere stato anch’io tra le donne e gli uomini che hanno dimostrato di aver compreso quanto la lotta contro l’archetipo dell’onnipotenza maschile impersonato da Berlusconi sia un atto politico.
    C’è un’Italia migliore di quella che immaginano gli osservatori stranieri, meravigliati della popolarità e della resistenza di Berlusconi, nonostante i molteplici scandali sessuali. E’ l’Italia che non è mai stata sedotta da lui.

    Oggi il Primo Ministro è accusato di aver usato prostitute minorenni, e di aver abusato del suo potere per coprire questo crimine. Mentre lo spettacolo della sua depravazione privata si dispiega nei media, lui non si pente. Anzi, insulta i magistrati che stanno investigando lui e il suo entourage. I suoi alleati politici lo difendono in modo risoluto, e sostengono che gli investigatori stanno violentando la privacy del Primo Ministro.

    Non si tratta solo di sesso. Tutto questo è un’altra indicazione di ciò che Berlusconi e una buona parte della classe politica italiana di destra, pensano delle donne e della legge. Nella filosofia della vita promossa dal berlusconismo, entrambi sono stati reificati come proprietà privata di coloro che hanno soldi e potere.

    Il berlusconismo è una piaga della società italiana. Invece della solidarietà, propone un falso individualismo. Invece dell’etica del lavoro e della professionalità, dice ai giovani che posso arricchirsi velocemente usando la furbizia, la frode e il proprio corpo. Il vero scandalo è che un’intera generazione per immaginare il proprio futuro ha solo il modello di degenerazione morale dei leader attuali.
    Berlusconi e i suoi alleati si definiscono liberali, ma questo termine ha bisogno di essere tradotto per voi lettori. Nel linguaggio del berlusconismo, essere liberali significa che le elite politiche si appropriano della ricchezza pubblica italiana per farne un uso privato.Ciò che non possono usare, lo lasciano marcire. Napoli, una delle nostre più belle città, con tremila anni di storia, è alle corde. E la ricostruzione di Haiti sta probabilmente procedendo più velocemente di quella dell’Aquila, una città medievale molto danneggiata dal terremoto di due anni fa.

    Ci si meraviglia che Berlusconi e i suoi ministri economici siano stati colti di sorpresa dall‘annuncio che la FIAT avrebbe spostato il proprio quartier generale negli Stati Uniti? Il motivo è che non hanno una politica per l’industria Italiana, che vive un periodo di stagnazione, perché non hanno fatto dell’occupazione una priorità.
    Sergio Marchionne, il CEO della FIAT, ha obbligato i suoi lavoratori a fare delle concessioni importanti, minacciando di portare gli investimenti altrove. Io sono stato dalle parte dei sindacati metalmeccanici che hanno rifiutato le sue proposte non perché mi opponessi a negoziare con Marchionne, ma perché avevo compreso che il suo obiettivo era solo tattico, senza un piano di sviluppo di lungo termine per l’Italia. Oggi Marchionne dimostra che avevamo ragione noi e che il nostro paese non può perdere il suo datore di lavoro privato più importante.

    Questo governo non è disastroso per l’Italia, lo è per il mondo. Siamo un paese chiave nel Mediterraneo e mai come ora siamo stati chiamati così urgentemente a giocare un ruolo in questa regione. Mentre la domanda di democrazia e giustizia che viene dalla Tunisia, l’Egitto e l’Albania è inarrestabile, l’Italia si trova dalla parte sbagliata della storia.
    Berlusconi si è alleato non con i cittadini che chiedono più democrazia, ma con l’unico dittatore della regione che finora non è stato intaccato dalla rivolta: il libico Muammar Gheddafi. Con Berlusconi premier, l’Unione Europea non può contare sull’Italia come leader di una politica estera innovatrice per affrontare la nuova realtà del Mediterraneo. Il nostro paese è ricco di energia creativa, ma le sue istituzioni dimostrano una grande povertà di idee in un momento storico importante. E’ il momento di cambiare direzione.

    Come siamo arrivati a questo punto? La responsabilità è anche della sinistra. Siamo rimasti addormentati al volante mentre Berlusconi e le sue televisioni trasformavano l’Italia. Oggi, importanti principi della nostra Costituzione progressista sono sotto attacco, dall’uguaglianza davanti alla legge alla libertà di espressione e alla responsabilità sociale dell’impresa.
    Questa è la ragione per la quale non basta rinnovare la sinistra mettendo assieme radicali e riformisti, pronti a fare compromessi sulle idee programmatiche con la destra per paura di spaventare il centro. Pensare che questo tipo di realpolitik ci faccia vincere le elezioni è una illusione sbagliata.

    La sinistra italiana ha bisogno di offrire una narrazione alternativa al berlusconismo. Ciò significa due cose: un programma politico credibile, che affronti le questioni della moralità, del lavoro, dell’immigrazione, e dell’economia sostenibile; e una nuova leadership. Discutiamo cosa vogliamo per l’Italia. E scegliamo il leader che meglio interpreti i desideri degli Italiani, che sono molto più elevati della volgarità offerta dai loro attuali governanti. Io sono pronto a questa sfida.”

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