Mens sana … in comunità sana!

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di Antonio Parente. Sabato 20 novembre si è tenuto presso la Sala Conferenze dell’ex-Casa Municipale di San Salvatore Telesino un interessante incontro nell’ambito della Settimana per il benessere psicologico in Campania. Al di là dei contenuti, brillantissimi e più che mai attuali, si è trattato senza ombra di dubbio di un’operazione di sanità preventiva, al pari dei più consueti ambulatori itineranti per screening di ogni genere. Infatti, come deducibile dall’ultimissima definizione emessa dalla W.H.O., il benessere psichico (in qualsiasi sua accezione, non certo solo quella organica) è un determinante fondamentale e imprescindibile dello stato di salute di ciascun essere umano riconducibile a “situazione di completo benessere psico-fisico” (come dire: mens sana in corpore sano). E di certo, nell’ambito del benessere psicologico, un ruolo di primo piano spetta a quella fittissima rete che lega il singolo alla comunità nella quale esso svolge la propria vita. L’incontro in questione ha voluto indagare ed approfondire proprio questo aspetto, cercando di dare una visione olistica e riassuntiva di un tema estremamente vasto, comprendente una varietà numerosa ed eterogenea di aspetti, alcuni dei quali per interesse e per passione personali hanno attirato particolarmente la mia attenzione. Uno degli argomenti principali intorno al quale si è dipanata tutta la discussione è stata la percezione del disagio sociale, indagando tra le sue cause ma ancor di più tra le sue conseguenze, siano esse positive – e cioè costruttive – o negative, rappresentando San  Salvatore un mosaico complesso delle une e delle altre, talora così complesso da perdersi nella missione meramente teorica del tracciare rapporti di reciproca causalità. L’associazionismo è stato uno dei “piatti forti” dell’incontro, inteso come via di evasione e al contempo alternativa valida all’apatia sociale o ad altre strade non proprio ortodosse. Come anticipavo, sarebbe mera speculazione l’esercizio di capire se un’associazione nasca per far fronte ad un disagio comune o per semplice “voglia di fare” in un  contesto dove ci si sente già ben inseriti. Di certo c’è che l’associazionismo, soprattutto quello ben fatto, che fornisce cioè all’individuo il giusto feedback, rappresenta da sempre un punto cardine nella vita delle comunità e nel benessere del singolo. Quando poi la pratica associativa riguarda gruppi giovanili, la sua importanza si esalta nella logica di chi, lungimirante, ha a cuore il futuro nemmeno tanto remoto del nostro paese.

A San Salvatore sono presenti numerosi nuclei di giovani – basti pensare a quello storico di Azione Cattolica e a quello più recente di NuovaMente, per dirne due – che operano sul territorio, talvolta collaborando tra loro, portando avanti una serie di progetti e prediligendo la strada del “come si fa” a quella del “cosa si fa”. Questi gruppi rappresentano indiscutibilmente un patrimonio unico ed inestimabile che la comunità intera ha il diritto-dovere di coltivare, preservare ed incentivare con premura e priorità assolute, specie nel momento sociale molto delicato che il nostro paese si trova a vivere. È palese, infatti, come la Valle Telesina abbia rappresentato nel corso della storia campana una sorta di “oasi”, una bolla nella quale si sono conservati piuttosto intatti negli anni i caratteri socio-culturali che tipizzano non solo il nostro ambiente, ma con esso soprattutto la nostra gente. Altrettanto chiara è, però, la fragilità di questo “muro invisibile” che ci separa da un contesto non proprio felice di esplosione di micro e macro-criminalità, processo questo che coinvolge sempre più frequentemente la linfa verde del nostro tessuto comunitario, e quindi i giovani. Ed è così che la sana e bischera vivacità di un tempo finisce per sfumare verso comportamenti deviati che lanciano a livello sociale un chiaro allarme: qualcosa sta cambiando e in fretta, e occorre fermarsi tutti in un momento di riflessione profonda che conduca a tracciare le cause di questo fenomeno e, quindi, ad individuarne le soluzioni. Potremmo dilungarci fino allo sfinimento a parlare di “crisi dei valori”, “ruolo della famiglia e della scuola”, “istituzioni assenti” o cadere nel classico stereotipo della rievocazione nostalgica dei “bei tempi di una volta”; ma quello che di veramente importante ed esaustivo è emerso tra le parole del succitato incontro è l’enfatizzazione del concetto di alternativa. Non si può semplicemente additare un atteggiamento (per quanto esso sia universalmente condannabile) senza chiedersi semmai si sia concessa a quel giovane che l’ha commesso – e che potrebbe essere, fino a prova contraria, vittima di quel richiamato disagio sociale – una valida e costruttiva alternativa. E le alternative a San Salvatore ci sono: esistono nell’impegno e nell’intraprendenza di gruppi giovanili, come NuovaMente e come quello di Azione Cattolica, che si danno da fare per costruire soprattutto una maniera di fare diversa, sana e rispettosa della vitalità giovanile da una parte, e della comunità tutta – con le sue norme e i suoi costumi – dall’altra. A fronte di quanto detto è possibile e doveroso, dunque, ricostruire la trama di un tessuto sociale che veda come punti nodali interconnessi le associazioni giovanili, le famiglie, la scuola e le istituzioni tutte. E il richiamo più forte va proprio a queste ultime che hanno non la facoltà ma il dovere civico di incentivare e favorire in ogni modo le forme associazionistiche giovanili, magari compiendo – in tempo di crisi e, quindi, nell’impossibilità di accontentare tutti – scelte mirate e prioritarie alle tante altre preziose realtà presenti sul territorio, in una sorta di favoritismo etico o se non altro avallato da un “alibi di ferro”: il futuro del nostro paese.

Antonio Parente

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