Maria, madre di Dio o madre di Gesu’ ?

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di Alberto Senatore. Nei calendari italiani da parete e da tavolo, sia nelle agende è ormai consuetudine leggere al fianco del giorno indicato anche il nome del santo che ricorre in quel giorno. Ogni santo ha il suo giorno, o meglio ogni giorno ha il suo santo. Fra i tantissimi santi proclamati dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, un posto di primordine lo occupa Maria di Nazareth, la mamma naturale di Gesù.
Nella tradizione cattolica, (in cui l’Italia è impregnata), Maria, la donna che partorì fisicamente Gesù, ha vari nomi e vari titoli.  In Italia viene normalmente chiamata Madonna (dal latino mea domina, “mia signora”).   Altri sono: Maria Vergine, Maria Immacolata, Maria Assunta, che fanno riferimento alle definizioni dogmatiche, mentre moltissimi altri titoli fanno riferimento a luoghi o eventi di particolare devozione, come Maria Ausiliatrice, Maria Consolata, Madonna di Lourdes, di Fatima o di Loreto, ecc.

I giorni del calendario riservati al culto ed alla venerazione della santa più amata dagli italiani sono:

Questi giorni sono dedicati a Maria, la giovane fidanzata di Giuseppe, che nonostante fosse legata a lui da una promessa di matrimonio, accettò il piano di Dio e diede il suo consenso per concepire il Figlio di Dio. Maria, da ragazza vergine, senza aver “ conosciuto uomo “,  si ritrovò incinta.

Vangelo di Luca 1: 34 34  Allora Maria disse all’angelo: << Come è possibile ?  Non conosco uomo >> Che Maria fosse veramente vergine nel momento in cui concepì Gesù è indubbio, poiché è una verità biblica, quindi l’idea di voler ricordare la condizione verginale di Maria è condivisibile.  Ma dedicare il 1° giorno dell’anno ad un fantasia cattolica, Maria Madre di Dio, che non ha nessuna base biblica, quindi nessun fondamento reperibile nelle Sacre Scritture, questo  proprio no ! Cristianamente parlando non è condivisibile, anzi è criticabile.

Nella  Professione di Fede del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo a Maria è scritto:Capitolo terzo  –  Articolo 9  – paragrafo 6 975 « Noi crediamo che la santissima Madre di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa,  continua in cielo il suo ruolo materno verso le membra di Cristo ».

Questa è la teoria cattolica, assurda ed in netto contrasto con l’insegnamento di Gesù Cristo.L’idea corretta, biblicamente parlando, riguardo Maria la troviamo nelle stesse parole di Gesù:  Vangelo di Giovanni 19: 25 – 27 25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala 26 Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:  « Donna, ecco il tuo figlio! ». 27 Poi disse al discepolo: « Ecco la tua madre! ». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

L’idea che Gesù aveva di Maria era precisa è inequivocabile: Maria era solamente la madre che lo aveva partorito e cresciuto come uomo, nulla di più. Voler innalzare Maria ad un ruolo diverso da quello che Gesù, il Figlio di Dio, le assegnò, non è culturalmente corretto ne cristianamente coerente.

Il cristianesimo non ha bisogno di aggiunte o esaltazioni, che oltre ad essere fuorvianti sono anche pericolose, poiché possono dar luogo a tradizioni popolari che nulla hanno a che fare con le verità bibliche.

Maria era una creatura di Dio e tale è restata, una creatura terrena, anche dopo la nascita verginale di Gesù.La gravidanza non cambiò la natura di Maria, come dichiarò solennemente Papa Woityla nel 1998 in Austria, nell’Assemblea Ecumenica di Graz: “la Madonna, come tutte le creature terrene, morì di morte naturale;dal momento che Gesù Cristo è morto, sarebbe impossibile immaginare chela Madre abbia concluso la sua vita in modo diverso dal Figlio.”

Con quella dichiarazione Papa Giovanni Paolo II non solo ruppe  “ il Dogma di Maria Assunta in Cielo”, ma collocò Maria nella giusta dimensione:  quella umana. La Bibbia non accenna minimamente ad una elevazione di Maria, al contrario avvisa proprio di questo pericolo.

Dalla Lettera di San Paolo ai Romani  1:25    “ poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura  al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.” Voler offrire un culto ad una donna – creatura, significa non rispettare il comandamento di Gesù:

Vangelo di Matteo  4: 8 – 10

8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:

9 « Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai».

10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

Le parole di Gesù rivolte a Satana, non lasciano spazio a dubbi né ad interpretazioni, non bisogna adorare nessun’altro.I credenti cristiani non si azzarderebbero mai ad offrire un culto ad una creatura ( Maria è una creatura ), poiché Gesù Cristo ha detto che l’adorazione deve essere rivolta solo a Dio, il Creatore.

I cristiani di fatto credono alla Bibbia e sanno che Dio non ha una madre, i cristiani nominali invece credono alle divine commedie ed oltre al Purgatorio di Dante credono anche che Dio abbia una Madre.

Se vogliamo essere biblicamente corretti e cristianamente precisi,  il 1° gennaio limitiamoci a ricordare Maria per quello che veramente è stata, la mamma di Gesù, vero uomo.

Giffoni Valle Piana,  30 dicembre 2010.

Alberto Senatore,

via De Cataldis 29,   Giffoni Valle Piana  – 84095  –   SALERNO   .   e-mail     albertosenatore@hotmail.it

18 Commenti

  1. Ma si puo’ anche evitare tanta pseudoteologia e amare Maria,la donna a cui Dio chiese il permesso di farsi carne …..la Madre:Nel nome del Padre comincia la Croce, nel nome della Madre comincia la vita(Erri De Luca)…è piu’ forte la donna dell’uomo, piu’ fedele nell’ora del dolore. Madonna donna moderna,forte determinata rivoluzionaria.Che importa la verginità di Miriam Maria… se non si crede nel mistero resta la storia!Lia Buono

  2. Se non fossi credente le risponderei così:

    Maria ha sempre avuto un posto di rilievo nella Storia della Chiesa, anche se i testi sacri del Nuovo Testamento sembrano riservarle poco spazio essendo incentrati sul kerigma del Figlio di Dio fatto Uomo.
    Il primo passo neotestamentario che ci parla della Madre di Cristo è una citazione di S. Paolo nella lettera ai Galati ( “..quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna.. Gal 4,4).
    Le pagine dei Vangeli ci presentano Maria la Madre di Gesu’ nell’ordinarieta’ e nella concretezza della vita quotidiana.

    La chiarezza sulla figura di Maria e’ dovuta agli evangelisti Luca e a Giovanni, che la fanno entrare direttamente in scena nei misteri dell’infanzia e della vita pubblica di Cristo, rivelandone la missione e la spiritualita’.
    Con Luca, Maria e’ alle origini del vangelo, occupa il primo posto: e’ lei che, alla nascita della Chiesa, partecipa con i discepoli alla preghiera nel cenacolo (Atti, 1,14). Giovanni inquadra la vita pubblica di Gesu’ tra due scene mariane (Gv 2,1-12; 19,25ss): a Cana come sul Calvario, Gesu’ definisce la funzione di Maria come fedele, poi come Madre dei suoi discepoli. A tutti i livelli della tradizione evangelica, Maria e’ innanzitutto “la Madre di Gesu'”.
    In Luca, il ruolo materno di Maria si esprime nella ricerca del Figlio e nell’ascolto della sua parola, che invita ad una piena adesione alla volonta’ di Dio: la madre diviene discepola (cf. Lc 8,19-20; 11,28).

    Dall’insieme degli autori del Nuovo Testamento emerge in quale onore fosse tenuta Maria nella primitiva comunita’ cristiana. I quattro dogmi mariani fissano i ‘punti cardinali’:

    • MATERNITA’ DIVINA DI MARIA:

    Maria è innanzitutto Madre del Verbo Incarnato, Madre di Dio. La formula «Madre di Dio» non appare esplicitamente nella Sacra Scrittura, ma in essa sono affermate nel modo più chiaro due verità: la prima è che Gesù è veramente Dio; la seconda è che Gesù è veramente Figlio di Maria.

    A questo punto la logica ci obbliga a porre questo sillogismo:
    Gesù è Dio; Maria è la madre di Gesù: quindi Maria è la madre di Dio.
    Tuttavia possiamo trovare nella Scrittura anche delle formulazioni praticamente equivalenti a quella di «Madre di Dio».In S. Paolo oltre al testo dei Galati 4,4 c’è un altro bellissimo testo (Rm 9,5): «Da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli».

    Questo Dio benedetto nei secoli, che è Gesù, proviene dagli Israeliti secondo la carne, cioè secondo la generazione umana, e ciò avviene attraverso Maria, di cui egli è figlio. Quindi Maria è la Madre di colui che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. È quindi Madre di Dio.

    Nel Vangelo di Luca, Elisabetta accoglie Maria nella sua casa come madre del Signore: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1,43). L’espressione «la madre del mio Signore» è equivalente a «la madre del mio Dio». Fra tutti i testi biblici è questo il più diretto e formale.
    Nel corso del V secolo, Nestorio, eletto patriarca di Costantinopoli nel 428, nelle sue prediche, inizia a combattere il titolo di Theotókos (Madre di Dio). Il Concilio di Efeso (431) afferma innanzitutto il dogma dell’unità di Cristo, in un’unità secondo l’ipostasi, cioè secondo la persona, e di conseguenza afferma che Maria deve essere detta «Madre di Dio» (Theotókos). È importante notare che la definizione dogmatica di Efeso fu prima di tutto cristologica, ma in conseguenza fu anche mariologica. Quando fu definito il carattere personale divino dell’uomo Cristo, la maternità di Maria fu definita come divina.

    Tutta la fede cristiana riguardo al Verbo Incarnato può essere sintetizzata così: Gesù è insieme vero Dio e vero uomo. Dicendo che Maria è Madre «di Dio» diciamo che Gesù è vero Dio; dicendo che Maria è «Madre» di Dio diciamo che Gesù è vero uomo; e diciamo anche che in lui la divinità e l’umanità sono unite nella stessa persona.

    • VERGINITA’ PERPETUA DI MARIA

    È necessario dire, innanzitutto, che ogni considerazione che si fa, parlando di Maria, è sempre la conseguenza di un giudizio su Gesù Cristo. Ovvero, qualsiasi definizione in merito alla Mariologia (la disciplina teologica che studia la figura di Maria) è derivata da una precedente riflessione cristologica (dove la Cristologia studia la figura del Cristo). Pertanto, il primo Concilio ecumenico che parla esplicitamente della perpetua verginità di Maria è il Concilio Costantinopolitano II (553): «Prese carne dalla gloriosa Theotókos e sempre vergine Maria» .

    La definizione dogmatica della perpetua verginità di Maria appartiene al Concilio Lateranense del 649, convocato da Papa Martino I.
    Il concepimento verginale ( ante partum) è molto chiaro leggendo i brani del Vangelo sia di Matteo che riprende la profezia di Isaia (7,14) «la vergine concepirà e darà alla luce un figlio».
    Nel racconto dell’Annunciazione di S. Luca si può vedere chiaramente in filigrana il riferimento alla profezia di Isaia sulla vergine che concepirà e darà alla luce un figlio a cui porrà il nome di Emmanuele, secondo Isaia, e di Gesù, secondo S. Luca.

    Ma soprattutto è fondamentale in questo testo la domanda di Maria all’Angelo: «Come avverrà questo? Non conosco uomo» (1,34). Il modo in cui partorì ebbe quindi un carattere straordinario ( vedi l’nterpretazione tradizionale di Lc. 1, 34 ).

    • IMMACOLATO CONCEPIMENTO DI MARIA:

    Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata della grazia di Dio, era stata redenta fin dal suo concepimento. Già per i Padri della Chiesa e gli scrittori dei primi secoli la dottrina dell’Immacolata Concezione è implicita nel frequente parallelismo Eva-Maria (S. Giustino, S. Ireneo e Tertulliano), il quale comporta una doppia relazione: di somiglianza (come Eva uscì pura dalle mani di Dio, così Maria doveva uscire immacolata dalle medesime mani) e di opposizione (colei che doveva essere la riparatrice dei danni provocati da Eva non poteva trovarsi coinvolta in essi).

    I testi biblici più importanti dove implicitamente si parla della Immacolata Concezione sono il Protovangelo ( Gen. 3,15) e il racconto dell’Annunciazione in Luca. Nel testo lucano le parole dell’angelo: «Ti saluto, o piena di grazia» (più letteralmente: «o ricolma del favore divino»), lette alla luce della Tradizione e del sensus fidei del Popolo di Dio, indicano una pienezza totale di grazia. Questa totalità riguarda sia l’estensione che la durata, cioè deve estendersi a tutta la vita di Maria, a cominciare dal primo istante della sua esistenza. Quindi sin dal primo istante Maria fu esente dal peccato perché dal suo corpo doveva nascere il Redentore dell’umanità.

    Ai due testi precedenti, che sono quelle fondamentali, alcuni autori ne aggiungono anche un terzo tratto dalle parole di Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno!». La benedizione divina di Maria è posta in parallelo con quella di Cristo nella sua umanità. Questo parallelismo lascia intendere che Maria, come Cristo, fin dal principio della sua esistenza, era esente da ogni peccato. È degno di nota poi, che la benedizione della Madre venga posta prima di quella del Figlio.
    Maria non è una eccezione alla redenzione, Maria non è colei che non ha bisogno di redenzione, ma è il caso della più perfetta e più efficace applicazione della redenzione da parte dell’unico redentore che è Gesù Cristo, il quale ha applicato a Maria i suoi meriti prima ancora che nascesse

    • ASSUNZIONE IN CIELO IN ANIMA E CORPO DI MARIA:

    Il dogma dell’Assunzione di Maria Santissima al cielo, definito dal Papa Pio XII il 1º novembre 1950.
    La verità definita riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine, e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse, se passando attraverso la morte e la risurrezione, oppure no. Il privilegio dell’Assunzione concesso a Maria consiste quindi nel dono dell’anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio.

    Le origini della festa dell’Assunzione non sono state ancora completamente chiarite. I primi indizi di una festa del transito di Maria (dormizione) li troviamo in Oriente, tra il 540 e il 570, come risulta dalla narrazione dei pellegrini che hanno visitato Gerusalemme in quegli anni. Poco dopo, verso il 600, un editto dell’imperatore Maurizio estende la festa a tutte le regioni dell’impero, fissandola al 15 agosto. In Occidente appaiono i primi segni di una festa «in memoria» della Vergine nel VI secolo, precisamente nella Gallia, dove viene celebrata il 18 gennaio sotto il titolo di «Depositio Sanctae Mariae». A Roma la celebrazione viene introdotta nel VII secolo, assieme alle altre feste mariane della Purificazione, dell’Annunciazione e della Natività: diviene subito la più importante di tutte e ha fin dalle origini il nome e il significato attuali. Da Roma poi si estende rapidamente, durante i secoli VIII e IX, a tutto l’Occidente, anche alla Gallia, precisando il contenuto e modificando la data della festa precedente. Le origini e lo sviluppo della festa, come pure l’esame accurato delle testimonianze liturgiche, manifestano lo sviluppo della dottrina: al principio l’oggetto del culto era il «transitus», il passaggio alla vita celeste di Maria; più tardi è l’Assunzione. La storia mette in luce chiaramente un fatto: la dottrina dell’Assunzione non si presenta come una dottrina isolata nel V secolo: essa fa parte di tutto un movimento dottrinale che precisa, a poco a poco, la posizione e i privilegi della Madre di Dio nell’economia della Redenzione, la sua santità perfetta, la sua posizione unica accanto al Figlio.

    Alla luce di queste considerazioni si comprende anche come il testo di Pio XII del 1/XI/1950 possa parlare di un «fondamento biblico» della dottrina dell’Assunzione. Comprende tutte quelle affermazioni che sottolineano le relazioni particolari di Maria con il Figlio, nella concezione e nella generazione (Lc 1,26-38; Mt 1,18-25; Lc 1,39-50), nei misteri dell’infanzia (Lc 2,1-21; Mt 2,1-23; Lc 2,22-52), durante la vita pubblica (Gv 2,1-11; Mt 12,46-50) e sul Calvario (Gv 19,25-27); esse costituiscono come il clima nel quale vanno concepiti i rapporti tra Maria e il Figlio.

    Si hanno infatti varie conferme di ciò nel corso della storia della Mariologia: relativamente poche nel periodo patristico, queste affermazioni crescono in modo impressionante nel medioevo e nel periodo moderno, fino a raggiungere quasi la forza di un plebiscito dopo la definizione del dogma dell’Immacolata. Nessuna meraviglia dunque se questo argomento viene autorevolmente accolto e ribadito nella Costituzione di Pio XII. Inoltre l’amore filiale di Gesù verso la sua Madre Immacolata esigeva di stretta convenienza la preservazione del suo corpo dalla corruzione del sepolcro e l’anticipata glorificazione.

    Questo è quanto. Di seguito Le lascio una semplice BIBLIOGRAFIA:

     AA.VV., La Madre del Signore, Bologna, EDB, 1982, quaderno n. 6, collana di Parola, Spirito e Vita.
     BERTETTO DOMENICO, Il patrocinio di Maria sulla Chiesa nelle testimonianze dell’Oriente cristiano, in AA.VV., L’Ausiliatrice della Chiesa e del Papa, SEI, Torino 1953, pp. 63-75.
     BERTETTO DOMENICO, La Madonna oggi – Sintesi mariana attuale, LAS, Roma 1975.
     BROCARDO PIETRO, Maria Ausiliatrice – La Madonna di don Bosco, in PEDRINI ARNALDO (a cura di), La Madonna dei tempi difficili, LAS, Roma 1980, pp.97-134.
     BROWN R.E.- DONFRIED K.P.- FITZMEIER J.A.- REUMANN J., Maria nel Nuovo Testamento, Assisi, 1985.
     CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Lumen Gentium, Costituzione Dogmatica della Chiesa, 21 Novembre 1964, in I documenti del Concilio Vaticano II, Paoline, Milano 199810.
     DE FIORES STEFANO, Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. Commento teologico-pastorale al capitolo VIII della Costituzione Lumen Gentium, Centro mariano Monfortano, Roma 1968.
     FERRARO GIUSEPPE, Alle «fonti» del Concilio Vaticano II: due temi del magistero di Pio XII, in La Civiltà Cattolica 2004, IV, pp. 45-56 quaderno 3703, in http://www.laciviltacattolica.it.
     FORTE BRUNO, Maria la donna icona del Mistero, Milano, San Paolo, 1989.
     GALLUS TIBURZIO, La mediazione sociale di Maria nella Sacra Scrittura, in AA.VV., L’Ausiliatrice della Chiesa e del Papa, SEI, Torino 1953.
     GUITTON Jean, La vergine Maria, Milano, Rusconi, 1995.
     LAURENTIN RENè, La vergine Maria, Roma, 1970.
     PASQUALE U. M., Maria nella vita cristiana, LDC, Torino 1979.
     SÖLL GEORG, Significato teologico del titolo mariano “Auxilium Christianorum”, in PEDRINI ARNALDO (a cura di), La Madonna dei tempi difficili, LAS, Roma 1980, pp.73-93.
     SÖLL GEORG, Storia dei dogmi mariani, Roma, 1981.
     THURIAN M., Maria madre del Signore, immagine della Chiesa, Brescia, 1974.

  3. La Sua è una domanda seria che ha di certo un retroterra storico religioso importante. Le rispondo a braccio lasciandoci guidare dai testi biblici.
    Chi ha letto gli scritti di san Paolo sa che egli non ha posto l’ accento sui singoli fatti in cui si articola la vita di Gesù, anche se possiamo pensare che nelle sue catechesi abbia raccontato molto di più sul Gesù pre- pasquale di quanto egli scrive nelle Lettere.
    Il suo intento pastorale era talmente teso all’ edificazione delle nascenti comunità, che gli era spontaneo concentrare tutto il suo annuncio in un Cristo quale “Signore”, vivo e presente in mezzo ai suoi. Di qui la caratteristica della cristologia paolina, che sviluppa le profondità del mistero con una precisa preoccupazione: annunciare, certo, il Gesù vivo, il suo insegnamento, ma annunciare soprattutto la realtà centrale della sua morte e risurrezione, come culmine della sua esistenza terrena e radice del successivo sviluppo di tutta la fede cristiana.
    Per l’Apostolo la risurrezione non è un avvenimento a sé stante, disgiunto dalla morte: il Risorto è sempre colui che, prima, è stato crocifisso. Ricordi che anche da Risorto porta le sue ferite e questa identità del Risorto col Cristo crocifisso Paolo l’aveva capita nell’incontro sulla via di Damasco: in quel momento gli si rivelò con chiarezza dicendogli: “Perché mi perseguiti?” (At 9,4). Paolo sta perseguitando Cristo nella Chiesa e allora capisce che la croce non è “una maledizione di Dio” (Dt 21,23), ma sacrificio per la redenzione.
    Da qui la risposta –non univoca- alla Sua domanda. L’Apostolo contempla affascinato il segreto nascosto del Crocifisso – risorto e attraverso le sofferenze sperimentate da Cristo nella sua umanità (dimensione terrena) risale a quell’esistenza eterna in cui Egli è tutt’uno col Padre (dimensione pre-temporale): “Quando venne la pienezza del tempo – egli scrive -, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5).
    Queste due dimensioni, la preesistenza eterna presso il Padre e la discesa del Signore nella incarnazione, si annunciano già nell’Antico Testamento, nella figura della Sapienza. Troviamo nei Libri sapienziali dell’Antico Testamento alcuni testi che esaltano il ruolo della Sapienza preesistente alla creazione del mondo. In questo senso vanno letti passi come questo il Salmo 90: “Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, Dio” (v. 2); o passi come quello che parla della Sapienza creatrice: “Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra” (Prv 8, 22-23). Suggestivo è anche l’elogio della Sapienza, contenuto nell’omonimo libro: “La Sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra e governa a meraviglia l’universo” (Sap 8,1).
    Gli stessi testi sapienziali che parlano della preesistenza eterna della Sapienza, parlano anche della discesa, dell’abbassamento di questa Sapienza, che si è creata una tenda tra gli uomini. Così sentiamo dalle parole del Vangelo di Giovanni che parla della tenda della carne del Signore.
    Si è creata una tenda nell’Antico Testamento: qui è indicato il tempio, il culto secondo la “Thorà”; ma dal punto di vista del Nuovo Testamento possiamo capire che questa era solo una prefigurazione della tenda molto più reale e significativa: la tenda della carne di Cristo. E vediamo già nei Libri dell’Antico Testamento che questo abbassamento della Sapienza, la sua discesa nella carne, implica anche la possibilità che essa sia rifiutata. San Paolo, sviluppando la sua cristologia, si richiama proprio a questa prospettiva sapienziale: riconosce in Gesù la sapienza eterna esistente da sempre, la sapienza che discende e si crea una tenda tra di noi e così egli può descrivere Cristo, come “potenza e sapienza di Dio”, può dire che Cristo è diventato per noi “sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Cor 1,24.30). Similmente Paolo chiarisce che Cristo, al pari della Sapienza, può essere rifiutato soprattutto dai dominatori di questo mondo (cfr 1 Cor 2,6-9), cosicché può crearsi nei piani di Dio una situazione paradossale, la croce, che si capovolgerà in via di salvezza per tutto il genere umano.
    Uno sviluppo ulteriore di questo ciclo sapienziale, che vede la Sapienza abbassarsi per poi essere esaltata nonostante il rifiuto, si ha nel famoso inno contenuto nella Lettera ai Filippesi (cfr 2,6-11). Si tratta di uno dei testi più alti di tutto il Nuovo Testamento.
    Gli esegeti in stragrande maggioranza –cattolici, evangelici, ortodossi- concordano ormai nel ritenere che questa pericope riporti una composizione precedente al testo della Lettera ai Filippesi. Questo è un dato di grande importanza, perché significa che il giudeo-cristianesimo, prima di san Paolo, credeva nella divinità di Gesù.
    In altre parole, la fede nella divinità di Gesù non è una invenzione ellenistica, sorta molto dopo la vita terrena di Gesù, un’invenzione che, dimenticando la sua umanità, lo avrebbe divinizzato; vediamo in realtà che il primo giudeo-cristianesimo credeva nella divinità di Gesù, anzi possiamo dire che gli Apostoli stessi, nei grandi momenti della vita del loro Maestro, hanno capito che Egli era il Figlio di Dio, come disse san Pietro a Cesarea di Filippi: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).
    Ma ritorniamo all’inno della Lettera ai Filippesi. La struttura di questo testo può essere articolata in tre strofe, che illustrano i momenti principali del percorso compiuto dal Cristo. La sua preesistenza è espressa dalle parole: “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio” (v. 6); segue poi l’abbassamento volontario del Figlio nella seconda strofa: “svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo” (v. 7), fino a umiliare se stesso “facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (v. 8). La terza strofa dell’inno annuncia la risposta del Padre all’umiliazione del Figlio: “Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome” (v. 9). Ciò che colpisce è il contrasto tra l’abbassamento radicale e la seguente glorificazione nella gloria di Dio. L’iniziativa di abbassamento, di umiltà radicale di Cristo, con la quale contrasta la superbia umana, è realmente espressione dell’amore divino; ad essa segue quell’elevazione al cielo alla quale Dio ci attira con il suo amore.
    Oltre alla Lettera ai Filippesi, vi sono altri luoghi della letteratura paolina dove i temi della preesistenza e della discesa del Figlio di Dio sulla terra sono tra loro collegati. Una riaffermazione dell’assimilazione tra Sapienza e Cristo, con tutti i connessi risvolti cosmici e antropologici, si ritrova nella prima Lettera a Timoteo: “Egli si manifestò nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli angeli, fu annunziato ai pagani, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria” (3,16).
    E, finalmente, solo un accenno agli ultimi sviluppi della cristologia –anche protestante- di san Paolo nelle Lettere ai Colossesi e agli Efesini. Nella prima, Cristo viene qualificato come “primogenito di tutte le creature” (1,15-20). Questa parola “primogenito” implica che il primo tra tanti figli, il primo tra tanti fratelli e sorelle, è disceso per attirarci e farci suoi fratelli e sorelle. Nella Lettera agli Efesini troviamo una bella esposizione del piano divino della salvezza, quando Paolo dice che in Cristo Dio voleva ricapitolare tutto (cfr. Ef 1,23). Cristo è la ricapitolazione di tutto, riassume tutto e ci guida a Dio. E così ci implica in un movimento di discesa e di ascesa, invitandoci a partecipare alla sua umiltà, cioè al suo amore verso il prossimo, per essere così partecipi anche della sua glorificazione, divenendo con lui figli nel Figlio.
    La saluto con affetto sincero e mi auguro abbia potuto rispondere o perlomeno chiarirle dei dubbi qualora ci fossero. A presto.

    • la sua esposizione è più che coinvolgente, complimenti per i suoi studi. Quindi è corretto dire che il Figlio(la seconda persona della Trinità) entrò in un involucro per poter essere simile agli uomini per quanto riguarda la sua natura umana, senza però perdere la stessa natura Divina, quindi Egli(Il Figlio) cioè la parte spirituale già era, ma per un tempo divenne simile agli uomini(quindi qui troviamo la Sua umiliazione )fin qui ci sono, ma per quanto riguarda lo scopo per il quale Egli ha dovuto prendere forma corporea se permette voglio aggiungere un pezzo alla sua preziosa esposizione al commento di Alberto “Maria Madre di Dio “, non concordo per il fatto che Maria è Madre di Dio perchè Dio è Spirito non è carne(perchè maria è madre della carne di Gesù),infatti nell’epistole ai Romani 8 possiamo leggere specificamente questa espressione: 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, 4 perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
      Concludendo Paolo dice ai Romaninel Capitolo 1:3 riguardo a suo Figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne, 4 dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità mediante la resurrezione dai morti: Gesù Cristo nostro Signore.
      lo scopo della nascità del Figlio di Dio nella natura umana non è stata per motivare o stipulare una dottrina per la quale si insegna che la Divinità possa essere figlio della stessa natura umana, ma con il solo scopo di vincere il peccato nella stessa natura umana la cui esposizione la si può trovare nel Capitolo 5 di Romani.
      la ringrazio per la sua attenzione, che Dio ponga in lei una benedizione, 1Pietro2:5.

  4. Vent’ anni fa da buon apologeta le avrei scritto che in qualunque discorso che tratti di religione bisogna essere:
    1. STORICI – FISSARE LO SGUARDO SULLA STORIA.
    Un buon manuale di storia non confessionale ( Le consiglio ad es. RINALDI G., Cristianesimi nell’ Antichità , Chieti- Roma, ed. GBU, 2008 ) ci racconta che le prime eresie più che la divinità di Cristo hanno negato la sua vera umanità (docetismo gnostico). Fin dall’epoca apostolica la fede cristiana ha insistito sulla vera incarnazione del Figlio di Dio « venuto nella carne ». Ma nel terzo secolo, la Chiesa ha dovuto affermare contro Paolo di Samosata, in un Concilio riunito ad Antiochia, che Gesù Cristo è Figlio di Dio per natura e non per adozione. Il primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325 professò nel suo Credo che il Figlio di Dio è « generato, non creato, della stessa sostanza (homousios) del Padre »,e guardò con sospetto Ario, il quale sosteneva che « il Figlio di Dio veniva dal nulla » e che sarebbe « di un’altra sostanza o di un’altra essenza rispetto al Padre ».
    L’eresia nestoriana vedeva in Cristo una persona umana congiunta alla Persona divina del Figlio di Dio. In contrapposizione ad essa san Cirillo di Alessandria e il terzo Concilio Ecumenico riunito a Efeso nel 431 hanno confessato che « il Verbo, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, […] si fece uomo ». L’umanità di Cristo non ha altro soggetto che la Persona divina del Figlio di Dio, che l’ha assunta e fatta sua al momento del suo concepimento. Per questo il Concilio di Efeso ha proclamato nel 431 che Maria in tutta verità è divenuta Madre di Dio per il concepimento umano del Figlio di Dio nel suo seno; « Madre di Dio […] non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne ».
    I monofisiti affermavano che la natura umana come tale aveva cessato di esistere in Cristo, essendo stata assunta dalla Persona divina del Figlio di Dio. Opponendosi a questa eresia, il quarto Concilio Ecumenico, a Calcedonia, nel 451, ha confessato:
    « Seguendo i santi Padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre per la divinità, e consostanziale a noi per l’umanità, “simile in tutto a noi, fuorché nel peccato”;generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità.
    Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. La differenza delle nature non è affatto negata dalla loro unione, ma piuttosto le proprietà di ciascuna sono salvaguardate e riunite in una sola persona e una sola ipostasi ».
    Dopo il Concilio di Calcedonia, alcuni fecero della natura umana di Cristo una sorta di soggetto personale. Contro costoro, il quinto Concilio Ecumenico, a Costantinopoli, nel 553, ha confessato riguardo a Cristo: vi è « una sola ipostasi [o Persona]…, cioè il Signore (nostro) Gesù Cristo, uno della Trinità ». Tutto, quindi, nell’umanità di Cristo deve essere attribuito alla sua Persona divina come al suo soggetto proprio, non soltanto i miracoli ma anche le sofferenze e così pure la morte: « Il Signore nostro Gesù Cristo, crocifisso nella sua carne, è vero Dio, Signore della gloria e uno della Santa Trinità ».
    Apollinare di Laodicea sosteneva che in Cristo il Verbo aveva preso il posto dell’anima o dello spirito. Contro questo errore bisogna confessare che il Figlio eterno ha assunto anche un’anima razionale umana. L’anima umana che il Figlio di Dio ha assunto è dotata di una vera conoscenza umana. In quanto tale, essa non poteva di per sé essere illimitata: era esercitata nelle condizioni storiche della sua esistenza nello spazio e nel tempo. Per questo il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha potuto accettare di « crescere in sapienza, età e grazia » (Lc 2,52) e anche di doversi informare intorno a ciò che nella condizione umana non si può apprendere che attraverso l’esperienza. Questo era del tutto consono alla realtà del suo volontario umiliarsi nella « condizione di servo » (Fil 2,7).
    Al tempo stesso, però, questa conoscenza veramente umana del Figlio di Dio esprimeva la vita divina della sua persona. Il Figlio di Dio anche nella sua conoscenza umana mostrava la penetrazione divina che egli aveva dei pensieri segreti del cuore degli uomini. La conoscenza umana di Cristo, per la sua unione alla Sapienza divina nella Persona del Verbo incarnato, fruiva in pienezza della scienza dei disegni eterni che egli era venuto a rivelare. Ciò che in questo campo dice di ignorare, dichiara altrove di non avere la missione di rivelarlo.
    2. FARE ESEGESI BIBLICA.
    Tralasciando la questio sulla giustificazione al cap. 5 dei Romani che purtroppo per Lei poco c’ entra con Maria, torniamo a:
    -Romani 1,3]riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne,
    Il Vangelo di Dio viene ora a specificarsi, ad identificarsi, si esce dalla “caligine” o “nebulosità” della profezia e si entra nella luminosità e chiarezza della realtà che pervade la storia. Il Vangelo di Dio è lo stesso Figlio di Dio, colui che è da sempre Figlio di Dio, perché da Dio generato prima di tutti i secoli, nell’eternità, colui che è Figlio perché nato da Dio.
    Questo Figlio di Dio ha però una doppia nascita. Ha la figliolanza divina e la figliolanza umana. La figliolanza divina è eterna, senza principio o origine temporale, poiché è proprio dell’eternità l’essere senza tempo e senza storia, senza un prima e senza un dopo, senza neanche il divenire, poiché in Dio non c’è divenire.
    Il divenire in Dio inizia con l’Incarnazione, quando il Figlio Unigenito del Padre per opera dello Spirito Santo viene concepito come perfetto e vero uomo nel seno di Maria, che è vera, naturale Madre di Dio, poiché da lei nasce il Figlio dell’Altissimo secondo la carne.
    Ma chi nasce non è semplicemente e puramente un uomo, nasce la Seconda Persona della Santissima Trinità, nasce il Figlio Unigenito del Padre, colui che il Padre ha generato nell’eternità, e che da sempre e per sempre esiste come Persona divina, distinta dal Padre in quanto del Padre è Figlio.
    Questo Figlio, che è Persona eterna, come Persone eterne sono il Padre e lo Spirito Santo, che esiste nell’unica natura divina, nell’unità del Padre e dello Spirito Santo, è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne.Cristo Gesù compie così la promessa che il Signore aveva fatto a Davide. Egli è il Messia di Dio, colui che viene per instaurare sulla terra il regno di Dio.
    Messia e regno sono anch’essi un’unica, inseparabile realtà. Non c’è regno senza il Messia, ma neanche il Messia senza il regno. Così non potrà esserci discepolo vero di Gesù senza il regno che egli edifica e costruisce nel mondo.
    Cristo e regno, discepolo e regno, Vangelo e regno devono camminare insieme, perché sono l’unico disegno di Dio, sono l’unica via perché si possa elevare dalla terra, di mezzo agli uomini l’inno di gloria a Dio Padre. Dove c’è il vero cristiano lì c’è la costruzione e l’edificazione del regno di Dio; dove non c’è edificazione del regno di Dio, lì necessariamente non esiste il vero cristiano, perché si è separato dalla sua vocazione. Ora essere cristiani significa vocazione a costruire il regno di Dio tra gli uomini, con le parole e le opere, con segni e prodigi, ma di questo Paolo ce ne parlerà in seguito.

    [4]costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo, nostro Signore.
    Cosa avviene in Cristo. Paolo lo dice con una frase assai lapidaria, senza darsi pensiero per una migliore specificazione e una maggiore chiarezza. Il Figlio di Dio dopo la sua nascita nel tempo secondo la carne, dalla stirpe di Davide, e in modo specifico da Maria, per opera dello Spirito Santo, anche nella sua umanità, e non solo nella sua divinità, viene costituito Figlio di Dio.
    Volendo vederci più chiaramente: In Cristo si compie un vero prodigio di amore e questo prodigio è già all’inizio del suo concepimento. Dal momento che lo Spirito Santo rende fecondo il grembo di Maria, la natura umana di Cristo è intimamente unita alla Persona del Verbo; da Maria non nasce un corpo ed un’anima perfetti, nasce il Verbo del Padre, che è anche in quanto vero uomo, vero figlio di Dio.
    Così come Maria Santissima, essendo Madre di tutta la Persona, è vera, naturale madre di Dio. Come Dio Padre è vero, naturale Padre di Cristo anche secondo la natura umana. Questo significa che il Figlio suo è stato costituito Figlio di Dio.
    Il compimento, la perfezione di questa figliolanza si raggiunge nel momento della Risurrezione gloriosa, quando il corpo di Cristo viene reso splendente di gloria eterna e reso spirituale, incorruttibile, immortale, assiso alla destra di Dio.
    Questo prodigio è stato possibile grazie allo Spirito Santo, che qui viene definito Spirito di santificazione. Lui che deve liberare ogni carne dalla caducità e dalla corruttibilità, dalla sua materialità e peccaminosità (quest’ultima nota (la peccaminosità) non è in Cristo che è il Santo per natura) e portarla nella verità e nella grazia che sono il frutto e il merito della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù.
    Chi è ancora Gesù. È il Signore nostro. Viene qui precisato che a Cristo Gesù appartiene lo stesso titolo che è di Dio. Solo Dio è il Signore. Cristo, essendo Dio, generato da Lui, Figlio Unigenito, è il Signore nostro, Signore nella completezza della sua Persona, Signore come Dio, ma anche Signore nella sua umanità. Egli è il Signore dell’uomo. Chi vedeva Lui sulla terra vedeva semplicemente un uomo. Ora quest’uomo crocifisso, ma risorto, è il Signore nostro.
    La fede di Paolo in Cristo è completa, perfetta. Ora non resta che specificarla di volta in volta e puntualizzarla nei suoi diversi e molteplici contenuti di salvezza e nel suo svolgimento storico per il compimento dell’opera della redenzione.
    Inoltre viene detto ed è ben giusto che venga puntualizzato che Gesù è sì il Crocifisso, ma è anche il Risorto. La potenza dello Spirito Santo gli ha dato vita mentre era nel sepolcro. Lo ha ricostituito nella sua umanità, non nella sua divinità, poiché mai la divinità si era distaccata dall’anima, o dal corpo, poiché l’unione ipostatica insegna che l’unione che si è compiuta nel seno della Vergine Maria è una unione inseparabile, non divisibile, incomunicabile, inconfondibile.
    Cristo, il Figlio di Dio, è morto; la sua anima si è separata dal corpo; è morto come natura umana; essendo però la natura umana unita ipostaticamente alla Persona del Verbo – dopo il sì di Maria infatti Egli esiste solo come Verbo incarnato – nella sua persona è avvenuta la morte. Pur essendo Egli, in quanto persona divina, con l’anima e con il corpo, e l’anima e il corpo sono separati l’una dall’altro, sono nella morte e Lui stesso è nella morte, poiché non esiste più nella perfezione e nella completezza della sua Incarnazione. Se fosse rimasto per sempre nella morte, questa lo avrebbe vinto, sconfitto, avrebbe trionfato sulla sua umanità e di conseguenza sulla sua Persona, che ora può esistere solo come Persona divina incarnata. Il Verbo della vita non sarebbe più della vita, sarebbe invece nella morte.
    La potenza dello Spirito Santo ridona l’anima al corpo e il corpo all’anima e il Verbo della vita viene nuovamente a trovarsi nella sua unità costitutiva. Questa è la potenza della risurrezione e senza la risurrezione egli sarebbe stato eternamente nella divisione di sé, come nella divisione di sé sono l’anima e il corpo di ogni uomo, e per questo sia il corpo che l’anima attendono e anelano alla loro ricomposizione, altrimenti sarebbe la fine dell’uomo per sempre. Questi non esiste più in quanto uomo, perché l’uomo è essere che vive di anima e di corpo e dove l’anima e il corpo sono separati, là è la sua morte.

    -Romani 8, 3]Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile:
    Questo versetto si compone di tre affermazioni. È bene che vengano esaminate singolarmente, una per una.
    Da una parte viene ribadita l’impossibilità della legge di liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato.
    Su questo Paolo si è già pronunciato con chiarezza e con determinazione, senza lasciar spazio a che possa nascere o sorgere qualche dubbio nel cuore di questo o di quell’altro. L’impossibilità della legge di liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato è la verità su cui si poggia tutta l’argomentazione di Paolo. Se questa verità dovesse essere incrinata anche in una piccolissima parte, tutta l’argomentazione di Paolo sulla fede in Cristo verrebbe meno e con ciò stesso verrebbe meno anche Cristo.
    La legge era incapace di liberare dalla schiavitù perché la carne rendeva impotente la legge. Con il peccato la carne aveva assunto una tale “prepotenza” sull’uomo, da rendere impotente la stessa legge, la quale si rivelava nulla nel processo di liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato e della morte. Anche questa verità costituisce uno dei cardini della dottrina di Paolo sulla giustificazione. Che la carne fosse “prepotente” lo dimostra l’impossibilità dell’uomo di osservare la legge.
    Tutto questo predominio della carne sulla legge ora è finito per sempre, non è finito per capacità dell’uomo, ma è finito perché Dio lo ha reso possibile. Viene qui affermata chiaramente l’azione di Dio in favore dell’uomo. Tuttavia c’è da precisare – e Paolo lo dice con altrettanta chiarezza – che quest’azione di liberazione discende da Dio ma sale anche dall’umanità, per cui l’umanità è implicata in prima persona nel ruolo della liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte. Ora Paolo precisa e spiega come questa liberazione è insieme dono di Dio e frutto della stessa carne.
    Questa collaborazione, o sinergia di Dio e della carne, dovrà essere la costante dell’intero processo di liberazione. Ogni liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte dovrà compiersi in questa unità di azione di Dio e dell’uomo, sempre però in Cristo Gesù.
    mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato,
    In questa seconda parte del versetto Paolo ci rivela le modalità storiche della liberazione ed anche il modo come Dio e l’uomo insieme hanno cooperato alla liberazione.
    Prima di tutto si afferma qui il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Per operare la liberazione dell’uomo Dio fa incarnare il proprio Figlio. L’Incarnazione è reale; Cristo assume una carne simile a quella del peccato. È simile a quella del peccato perché è carne che discende dal peccato ed in questo senso è simile, tuttavia non è la carne del peccato, perché Gesù non ha conosciuto il peccato e la sua carne è santissima, dal primo istante del suo concepimento fino all’ultimo istante, quando rese lo spirito sulla croce.
    Questa affermazione di Paolo è il cardine del mistero di Cristo. Cristo è il Figlio di Dio, il proprio Figlio, incarnato, che ha assunto cioè una carne simile a quella del peccato. Non c’è distinzione, né differenza tra la nostra carne e quella di Cristo, è l’unica e medesima carne, poiché anche Cristo è discendenza di Adamo, discendenza di Abramo, discendenza di Davide, ma pur essendo discendenza dell’uomo che ha commesso il peccato, egli nasce senza peccato, nasce da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, ma nasce come uomo completo, con anima e corpo perfetti, nasce come vero e perfetto uomo.
    Dell’uomo però ha solo la natura perfetta, perfettissima, non ha la personalità, che è quella del Figlio Unigenito del Padre, altrimenti non sarebbe il Figlio di Dio che viene nella carne, sarebbe il Figlio di Dio che verrebbe a dimorare in un’altra persona, in questo caso non sarebbe la sua carne, come non è corpo dello Spirito Santo il corpo dell’uomo nel quale egli dimora, vi dimora ma non è il suo corpo.
    Cristo invece dimora nell’uomo perfetto e quest’uomo perfetto nel quale dimora è il suo corpo, è la sua anima, il suo spirito, la sua volontà, i suoi sentimenti. La carne che egli ha assunto è la sua propria carne ed è questa carne che porta alla morte, ma anche alla risurrezione ed è in questa carne che si compie la vittoria sul peccato e sulla morte ed è questa carne che egli dona perché si compia in ogni uomo la vittoria sul peccato e sulla morte.
    Altra preziosa affermazione di Paolo in questa seconda parte del versetto è la seguente: tutto questo il Verbo lo ha fatto in vista del peccato. Leggendo tutta la frase: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, si deve necessariamente concludere che l’Incarnazione del Verbo di Dio è in vista del peccato, cioè per togliere il peccato del mondo.
    Cristo Gesù si incarna perché fosse reso a noi possibile di poter vincere in noi la legge della carne e far trionfare la legge della verità e della grazia.
    Abbiamo già detto precedentemente, in questo stesso commento, che c’è una ipotesi teologica che vorrebbe l’incarnazione anche senza il peccato dell’uomo. Questa ipotesi è vana in se stessa, perché presupporrebbe una doppia conoscenza in Dio, una incompleta ed è quella prima della creazione del mondo e una conoscenza completa, frutto in Dio della storia dell’uomo e del mondo.
    Man mano che la storia si fa Dio verrebbe a modificare le sue conoscenze e anche i piani nella creazione. Tutto questo è inammissibile in Dio, il quale essendo atto puro, tutto se stesso in ogni istante e l’istante per lui è un istante eterno, senza principio e senza fine, dall’eternità, prima della creazione del mondo, da sempre egli ha voluto l’uomo e ha voluto l’Incarnazione del Verbo, ha voluto l’uomo e l’ha visto peccatore, ma lo ha visto anche redento nel suo Figlio Unigenito al momento stesso della sua creazione.
    L’uomo viene dall’amore di Dio; è chiamato alla vita dall’amore di Dio. L’amore di Dio è Amore eterno. L’Amore eterno del Padre è il suo Figlio Unigenito. Venendo l’uomo dall’Amore eterno del Padre, cioè dal suo Figlio Unigenito, in questo Amore eterno egli ha voluto che sempre trovasse l’inizio della sua vita e la sua salvezza. L’Incarnazione del Verbo è volontà del Padre che presiede la stessa creazione.
    C’è un unico mistero di creazione, di peccato, di redenzione, e quindi di Incarnazione. In quest’unico mistero Cristo è l’Amore eterno del Padre dal quale l’uomo è stato creato e nel quale l’uomo viene nuovamente inserito per essere salvato, che governa ogni storia. Non ci sono due misteri, il mistero della creazione e poi quello della redenzione, oppure il mistero dell’incarnazione e poi quello della redenzione a causa del peccato dell’uomo.
    Affermare due misteri in Dio distinti e separati, di cui uno sarebbe condizionato dall’altro nel suo svolgimento, è quanto di più assurdo si possa affermare di Dio. Poiché si dichiarerebbe che in Dio vi possa essere una conoscenza successiva, quindi una conoscenza post eventum. Questo non può essere affermato di Dio e quindi necessariamente bisogna proclamare l’esistenza di un unico mistero di amore e questo mistero è il Verbo eterno del Padre per mezzo del quale l’uomo è creato e per mezzo del quale l’uomo è anche salvato.
    Questo unico mistero non è condizionato in Dio da nessuna legge della storia. È invece frutto del suo amore eterno per la creatura che ha fatto a sua immagine. Bisogna dire con tutta chiarezza che nessuna legge di necessità esiste in Dio, né per quanto riguarda la creazione e neanche per quanto attiene alla redenzione. Tutto invece nasce dal suo amore eterno verso l’uomo, creatura fatta a sua immagine e somiglianza.
    L’eterna sapienza ha concepito così l’uomo e questo appartiene solo al mistero dell’amore di Dio che è veramente insondabile per noi creature umane. Ne possiamo percepire qualcosa quando vedremo Dio faccia a faccia e lo scruteremo senza i veli della carne per di più indebolita dal peccato. In vista del peccato significa allora che Cristo Gesù è l’amore del Padre, in questo amore Dio ha visto la creazione e la redenzione, questo amore è principio e compimento, alfa ed omega di tutta l’intera creazione. Da questo amore tutto parte, in questo amore tutto deve ritornare, per questo amore tutto è stato creato e per questo amore tutto è stato redento e salvato, in questo amore l’uomo trova la sua origine ma anche il suo compimento.
    In vista del peccato vuole e deve significare una cosa sola: Dio nella sua eterna ed infinita sapienza conosce che solo attraverso questo amore è possibile risollevare l’uomo. Dio ha visto l’uomo nel peccato, ha visto anche l’Incarnazione di Cristo in vista del peccato dell’uomo. Ma vedere l’Incarnazione in vista del peccato, non significa che l’Incarnazione sia atto susseguente, motivato cioè dalla storia. Nulla di più impensabile in Dio. Significa invece che Cristo Gesù che è visto dall’eternità nella sua Incarnazione è visto anche nella sua relazione con il peccato.
    Ma l’aver visto la relazione con il peccato non significa in nessun caso che ci sarebbero state due possibilità per Cristo: quella di incarnarsi senza il peccato dell’uomo e l’altra con il peccato. Fallita la prima si è dovuto ripiegare sulla seconda. Se Cristo si fosse incarnato senza il peccato dell’uomo egli avrebbe sì nobilitato la creatura umana, ma la creatura non avrebbe avuto bisogno di Cristo, poiché essa era già salva e nella gloria di Dio. Sarebbe stato per Cristo un discendere nella carne, ma non sarebbe stato per l’uomo un salire nella divinità. Cristo non sarebbe stato in nessun caso il Salvatore e il Redentore dell’uomo. Avrebbe portato certo l’umanità nella gloria della divinità, ma non certamente l’avrebbe portato alla gloria della risurrezione.
    Ma tutto questo è solo un argomento di ragione che non ha senso, non ha significato, poiché in Dio non esiste questa duplice via. Tuttavia le ragioni della fede, non le pure ragioni umane, dicono che senza il peccato Cristo non sarebbe stato necessario all’uomo, sarebbe solamente stato uno che avrebbe potuto portare splendore all’umanità, ma nulla di più. Ma ripeto: questo è solo un argomento di ragione della fede per escludere, qualora ce ne fosse bisogno, la teoria o l’ipotesi teologica della Incarnazione del Verbo anche senza il peccato dell’uomo.
    egli ha condannato il peccato nella carne,
    Qui Paolo precisa la finalità della venuta di Cristo Gesù nella carne. Egli è venuto per condannare il peccato nella carne e lo ha condannato appendendolo al legno della croce. Lo ha condannato attraverso la sua perfetta obbedienza a Dio sino alla morte e alla morte di croce. Così facendo il peccato non ha potuto regnare nella sua carne, e ha dato questa possibilità ad ogni altro uomo che entra nella sua carne, che diventa con lui un solo corpo.
    Questa unità con Cristo, che si fa solo corpo, si compie nel battesimo. Nascendo da acqua e da Spirito Santo l’uomo diviene corpo di Cristo, si fa parte del suo mistero di morte e di risurrezione, acquisisce in Cristo la stessa capacità di vittoria sul peccato e sulla morte.
    Nella carne che è in Cristo, che si fa carne della sua carne, il peccato verrà condannato in eterno. È questa la nuova speranza che è nata sulla terra con Cristo Gesù. L’uomo, ogni uomo può vincere il peccato, può condannarlo nella sua carne, può estirparlo da essa, perché in essa non regni più.

    [4]perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
    Tolto il potere al peccato nella carne, l’uomo può adempiere in lui la giustizia della legge, cioè può osservare in tutto la volontà di Dio. La volontà di Dio è detta giustizia della legge perché è proprio della legge manifestare all’uomo la volontà di Dio che è per noi e per il mondo intero la giustizia. Giustizia è solo la volontà di Dio e la legge manifesta questa giustizia. Tolto il peccato nella carne dell’uomo, questi può adempiere la legge e quindi compiere la giustizia.
    Tolto il peccato nella carne dell’uomo, questi può camminare secondo lo Spirito, cioè può lasciarsi muovere dallo Spirito del Signore e da Lui condurre di fede in fede e di giustizia in giustizia, fino all’adempimento in lui di ogni giustizia, cioè di tutta la volontà di Dio.
    Senza lo Spirito che abita nell’uomo, questi continuerà a camminare secondo la carne, cioè camminerà mosso dal peccato che è in lui concupiscenza e superbia. Questa la realtà nella quale l’uomo si trova. O cammina secondo lo Spirito, o camminerà secondo la carne.
    Lo Spirito lo condurrà nella conoscenza e nell’adempimento della volontà di Dio, la carne invece lo porterà nella schiavitù del peccato. Ora Paolo in questo versetto rivela una grandissima verità, che è giusto che si metta in evidenza e che si colga in tutto il suo spessore teologico.
    Egli dice che da quando Cristo è venuto nella carne simile a quella del peccato e ha condannato il peccato nella sua carne, noi non camminiamo più secondo la carne, ma secondo lo Spirito. C’è una realtà nuova: inserito in Cristo l’uomo cammina secondo lo Spirito e non secondo la carne. È questo lo specifico del cristiano. Egli ormai ha rotto ogni legame con la carne perché ha stretto legami più forti con lo Spirito di Dio, il quale lo muove e lo conduce nella giustizia di Dio, perché questa sia adempiuta in ogni sua parte e fino alla perfezione.
    Il cammino nello Spirito è la nuova realtà del credente in Cristo ed egli è cristiano per questo: per camminare nello Spirito e non più nella carne. Finché egli rimarrà in Cristo si compie per lui questa verità annunziata da Paolo, nel caso dovesse uscire da Cristo e si esce con il peccato mortale, egli immediatamente capovolge la situazione: non cammina più secondo lo Spirito, ma secondo la carne, perché questa ha ripreso nuovamente il suo potere di schiavizzare l’uomo e di ridurlo in potere del peccato e della morte. Ora viene bene affermare che: [5]Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito.

    3. GUARDARE SEMPRE CON ATTENZIONE AL PARERE DEI TEOLOGI.

    Maria è cattolica, evangelica o ortodossa? Se interroghiamo un rappresentate di ogni branchia del cristianesimo su «Chi è per voi Maria?», verosimilmente darebbero le seguenti risposte:
    «Per me ortodosso», direbbe il primo, «la Theotokos (Madre di Dio) è l’onnipresente. Veramente – come diceva Bulgakov – la nostra è la religione di Gesù e di Maria».
    Il tono cambia radicalmente se parla un luterano: «Onoriamo la Madre di Gesù, ma non rivolgiamo a lei nessuna preghiera, perché non riconosciamo altri mediatori all’infuori dell’unico mediatore. Preferiamo guardare a Maria come alla credente».
    Il cattolico puntualizza la sua posizione: «Amo vedere Maria come la cooperatrice al mistero della salvezza, anzi il tipo o modello della creatura che prevenuta dalla grazia risponde con piena disponibilità, come ha fatto al momento dell’annunciazione».

    Fin qui si tratta di accentuazioni, comprensibili nell’ambito della propria fede. Non ci sono differenze notevoli con la Chiesa ortodossa ( sulla Madre di Dio ), che crede all’assunzione e alla santità immacolata di Maria (sebbene sia contraria alla dogmatizzazione) e anche alla sinergia o cooperazione tra Dio e la creatura. Le differenze sono con le comunità evangeliche o protestanti. Queste hanno difficoltà ad accettare i dogmi dell’immacolata concezione e dell’assunzione, come pure la cooperazione di Maria (in base al solus Deus) e la preghiera rivolta a Maria.
    Grazie allo Spirito Santo, che guida le Chiese verso la piena unità, si sono raggiunti traguardi insperati di comprensione anche riguardo ai dogmi mariani. Per il Gruppo di Dombes (1998), che raduna 20 teologi protestanti e altrettanti cattolici, le divergenze esistono, ma «non attentano alla nostra comunione in una stessa fede in Cristo», poiché «l’interpretazione di tali dogmi non comporta nulla che sia contrario all’annuncio evangelico. In questo senso questi dogmi non ingenerano divergenze separatrici».
    La dichiarazione di Seattle (2004), Maria: grazia e speranza in Cristo, da parte della Commissione internazionale anglicana-cattolica romana, si spinge ancora più in là, affermando che i dogmi dell’Immacolata e dell’Assunta non solo non contraddicono la verità centrale di Cristo Salvatore ma sono in armonia con essa. E prosegue: «Siamo una cosa sola con lei e con gli apostoli, raccolti in preghiera per l’effusione dello Spirito sulla Chiesa nascente, famiglia escatologica di Cristo».
    Guardi con attenzione ai documenti sull’ Ecumenismo. Aggiungo inoltre che deve leggere assolutamente dei buoni libri di teologi protestanti del nostro tempo (Le ho sottolineato quelli che ritengo siano la risposta alle sue attese):

    – BARTH K., L’ epistola ai Romani, Milano, 1989.
    – BONHOEFFER D., Sanctorum Communio,Gli scritti, Brescia, 1979.
    – BULTMANN R., Nuovo Testamento e mitologia, Brescia, 1970.
    – BULTMANN R., Gesù, Brescia, 1972.
    – CULMANN O., Cristo e il tempo, Bologna, 1965.
    – CULMANN O., La fede e il culto della Chiesa primitiva, Roma, 1974.
    – CULMANN O., Cristologia del Nuovo Testamento, Bologna, 1970.
    – CULMANN O., Il mistero della redenzione nella storia, Bologna, 1966.
    – MOLTMANN J., La Chiesa nella forza dello Spirito, Brescia, 1976.
    – MOLTMANN J., Trinità e Regno di Dio. La dottrina su Dio, Brescia, 1983.
    – PANNENBERG W., Cristologia. Lineamenti fondamentali, Brescia, 1974.
    – PANNENBERG W., La teologia e il Regno di Dio, Brescia, 1971.
    – PANNENBERG W., Che cos’ è l’ uomo?, Brescia, 1974.
    – TILLICH P. J., Sistematic Theology, UCP, Chicago 1967.

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    Dopo vent’ anni di studi storico religiosi Le rispondo in modo accorato:
    “In verita sto accorgendomi che Dio non fa preferenza di persona”( At 10, 34). Lei è una persona generosa e pochi sono coloro che in questo tempo “perdono tempo” –scusi il gioco di parole- a contemplare il Volto di Cristo –non parlo di immagine-. Ma oggi più che mai giunge a tutte le chiese, d’Oriente e d’Occidente, il grido degli uomini che chiedono un senso per la loro vita.
    Noi vi percepiamo l’invocazione di chi cerca il Padre dimenticato e perduto (cf. Lc 15, 18-20; Gv 14, 8). Le donne e gli uomini di oggi ci chiedono di indicare loro Cristo, che conosce il Padre e ce lo ha rivelato (cf. Gv 8, 55; 14, 8-11). Lasciandoci interpellare dalle domande del mondo, ascoltiamo con umiltà e tenerezza, in piena solidarietà con chi le esprime.
    Noi siamo chiamati a mostrare più che con le parole, le immense ricchezze che le nostre chiese conservano nei forzieri delle loro tradizioni.
    Lei deve sognare con i poveri. Se tale dovere incombe su tutti gli uomini di buona volontà esso grava in particolare sulla Chiesa –qualunque confessione proclami di essere-. Essa è chiamata a incoraggiare le attese collettive, ad alimentare i sogni diurni e contrastare le forze di disgregazione del potere, il quale tollera molto di più mille splendidi sogni preparati, che mille minuscoli sogni messi insieme. Una Chiesa che non vive con il povero –non un’ ora a settimana per lavarsi la coscienza- dei suoi sogni è solo apparato.
    Impariamo dal Signore stesso che lungo il cammino si fermava tra la gente, l’ascoltava, si commuoveva quando li vedeva “come pecore senza pastore” (Mt 9, 36; cf. Mc 6, 34). Da lui dobbiamo apprendere quello sguardo d’amore con il quale riconciliava gli uomini con il Padre e con se stessi, comunicando loro quella forza che sola è in grado di sanare tutto l’uomo. Di fronte a questo appello le chiese d’Oriente e d’Occidente tutte sono chiamate a concentrarsi sull’essenziale.
    Abbia Cura di Lei e ricordi che l’ Apologetica usata male fa sempre danni, a volte irreparabili.

    • Mi voglio ancora complimentare con lei, la sua stesura continua a crescere, ma le voglio ancora ricordare che maria è madre di Gesù uomo, cioè della natura umana di Gesù,lo scopo di Dio era di prendere un corpo che come discendenza proveniva da Adamo, colui che ha consegnato tutto il genere umano nelle mani del diavolo(compresa maria che era sottoposta per natura alle medesime passioni peccaminose, perchè anche lei discendeva da Adamo),infatti maria esclama all’annuncio dell’angelo “Mio Salvatore” riferimento luca 1:47, non ci vuole un grande studio di teologia per comprendere che la stessa “Maria”(rientra fra i “tutti”,perciò ella esclama mio SALVATORE”) era sotto condanna a motivo del peccato perchè “Romani3:23 Dice:” tutti” hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.
      Io non ha nulla contro maria ma la Parola di Dio mi indica chiaramente che “tutti ” sono sotto peccato ,Romani5:12 Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.
      1Corinzi15:21 Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; 22 e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
      Allontanarsi troppo da ciò che la Parola di Dio dice provoca molti danni, 1 Corinzi4:6 Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio a favore di uno contro un altro.
      concludendo a me basta la Parola di Dio, perchè in Essa e rivelata tutta la volontà di Dio per me, e per tutti coloro che desiderano innalzare il Suo nome,Deuteronomio 29:28 Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli, sempre, perché pratichiamo tutte le parole di questa legge.Amen

  5. Il suo è un buon commento evangelico. Dice anche e soprattutto che c’è come una ostinazione, una ribellione, una volontà di non ascoltare, di non lasciarsi conquistare dalla Parola del Signore.
    Se da un lato Dio chiama -anche in ciò che le propongo- dall’altro però l’uomo non risponde. Questo significa che il Signore non continuerà a chiamarla? Egli senz’altro continuerà a chiamare.

    Lei cita Paolo.
    Nel cuore di Paolo la speranza della salvezza del suo popolo non è morta, anzi è più forte che mai. C’è in lui una certezza: l’amore del Signore non è venuto meno, non verrà meno, perché mai potrà venire meno.
    E allora perché Dio si rivolge ai pagani? Ma continua anche a rivolgersi agli Ebrei, ai figli di Israele. La salvezza è offerta gratuita del suo amore verso tutti, è fatta propria dall’uomo perché Dio la dona e perché l’uomo l’accolga. Pure il buddista lo sa.

    Ora se è vero che la pace è l’ insieme dei beni messianici, -e lei si riconosce davanti all’ altare come popolo di Gesù, e quindi titolare e amministratore di questo bene-, deve fare della pace il suo annuncio fondamentale. Non l’ accessorio di esuberanze omiletiche. Non l’ appendice di un impegno cristiano da apologeta.
    Se manca l’accoglienza, tutto risulta vano. Il dono è come se non fosse stato mai offerto -quanto a frutti prodotti-, e rende responsabili anche Lei che lo accoglie male, che lo combatte in altre confessioni.

    Seguendo la sua presunzione di sapere , il problema è sempre lo stesso e la domanda che dovrebbe porsi -fratelli separato- è la seguente: “ma la mia interpretazione biblica soggettiva è infallibile?”. Visto che sono talmente convinto di capire la Bibbia da solo, è difficile convincermi forse che in effetti capisco la Bibbia così come me la spiega il pastore. In un simile contesto perché circolano commentari biblici, a che Le servono se la Bibbia non si interpreta?

    Comunque, visto che ne è così convinto, dovrebbe spiegarci come mai ogni singolo protestante crede di essere nella verità, ma se prendiamo un luterano e un pentecostale ci accorgiamo che segue dottrine diverse, la stessa cosa accade se consideriamo ad esempio un pentecostale ADI e un pentecostale modalista. Risponderà che nei fondamentali della fede i vari rami protestanti sono concordi. Bé, non direi, visto che i pentecostali modalisti non credono nella SS. Trinità -tanto per citare qualche loro divergenza interna-. E poi, quali sono “i fondamentali” della fede cristiana?
    Se partiamo dalla fede in Dio Padre, allora potremmo considerare cristiani anche gli islamici.
    Il fondamento è credere in Gesù Cristo figlio di Dio? Bhè anche i testimoni di Geova credono che Gesù è figlio di Dio, ma a modo loro, infatti asseriscono che Gesù sia stato creato e non generato dal Padre. Procedendo per “piccole” differenze si arriverebbe a dire che chiunque crede in Dio, o magari (per restringere il cerchio) in Gesù Cristo, stia professando la vera fede cristiana.
    La verità perderebbe così la sua assolutezza identificandosi in un caotico relativismo, dove ognuno può credere quello che più gli aggrada, tanto una fede vale l’altra.

    Le ricordo che nella Bibbia troviamo alcuni passi che, se presi alla lettera, possono fuorviare i meno preparati. Non si capisce, infatti, in che modo e con quale criterio i fratelli protestanti interpretino o leggano alcuni versetti facilmente fraintendibili, e tuttora fraintesi da alcune frange protestanti come ad esempio gli Avventisti del settimo giorno, pentecostali modalisti, Testimoni di Geova ecc..
    Spesso interpretando alla lettera alcuni versetti si cade in grossolani errori.
    Non si può capire la Bibbia alla lettera solo quando torna comodo, per poi in altre circostanze proporre ai fedeli interpretazioni personalissime spacciate per verità rivelata. E’ solo “Con la bontà e la fedeltà l’iniquità si espia e con il timore del Signore si evita il male.” (Proverbi 16,6).
    Non puntando l’ indice, fratello protestante, dimenticando cosa vuol dire coerenza, e dimostrando che in fin dei conti la Bibbia si deve interpretare per forza. Il motto protestante, secondo il quale la Bibbia la può capire chiunque chieda l’aiuto dello Spirito Santo, non regge tanto.

    Si può e si deve leggere la Bibbia, tutti lo devono fare, senza leggerla non c’è salvezza; o in altri termini: la lettura della Bibbia è la Regola della fede, e il mezzo dell’umana salute; tuttavia individuo proprio in esso nella base della Riforma, Sola Bibbia, il punto centrale di DISCORDIA tra Cattolici e Protestanti, donde derivano tutte le altre, anche e purtroppo quelle di Maria Madre di Dio.
    E non ce lo possiamo permettere. Questo non favorisce il dialogo e la pace.
    Rifacendomi alle argomentazioni sviluppate dal Bossuet (1627-1704) nella Storia delle Variazioni, Egli dimostra, con vena tipicamente controversistica, l’infondatezza della dottrina dello <>, con cui i protestanti giustificano l’uso del libero esame affermando l’assistenza personale dello Spirito Santo ad ogni singolo lettore della Bibbia.
    Turano stigmatizza la lettura individuale e privata delle Scritture, che porta al rifiuto del magistero docente della Chiesa e alla sua <>, come anche ad una pluralità scomposta e discorde delle interpretazioni e alla privatizzazione del comune deposito della fede e, conseguentemente, al relativismo dogmatico. La volubilità dottrinale dei teologi protestanti è da lui considerata il sintomo più evidente della loro eterodossia.
    E’ il libero esame che ha fatto del movimento protestante un <>, favorendone la continua ed inesorabile frammentazione in sette e conventicole diverse e contrapposte, dai tempi delle discussioni tra i Padri della Riforma al più recente contrasto tra sociniani e risvegliati.
    Orfani della successione apostolica e della tradizione patristica, alcuni protestanti ricorrono addirittura alla matematica per provare l’ispirazione divina della Bibbia, come si evince dall’opuscolo “Schiacciante evidenza matematica della divina ispirazione della Bibbia”, che circola su vari siti Internet protestanti. Sentono quindi il bisogno di ancorare la loro Bibbia a qualcosa di matematico, di scientifico, piuttosto aprire gli occhi e accettare tutte le innumerevoli testimonianze patristiche.

    Deve studiare. Leggere.
    Legga cosa scriveva s. Agostino a chi pretendevano di capire la Bibbia da soli, tanto per delegittimare la Chiesa, sola colonna e sostegno della verità:

    (Dottrina cristiana -Prologo- s. Agostino)
    “Qualcuno forse riterrà false tutte queste cose; né io voglio accanirmi in senso contrario. In effetti la disputa è con dei cristiani che hanno la soddisfazione di conoscere le Sacre Scritture senza bisogno di uomini che li guidino, e pertanto, se così è, posseggono un bene vero e di non poco valore. Tuttavia debbono ammettere che ciascuno di noi ha imparato la propria lingua nella sua infanzia a forza di ascoltarla e, quanto alle altre lingue, – supponiamo il greco, l’ebraico o altra – l’hanno apprese o ascoltandole come sopra o mediante l’insegnamento di qualche persona. Inoltre, se fosse davvero così, potremmo esortare i fratelli a non insegnare queste cose ai loro piccoli, poiché in un batter d’occhio, alla venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli ripieni del medesimo Spirito parlarono le lingue di tutte le genti , ovvero, se di tali effetti non beneficiano, diciamo loro che non si ritengano cristiani o dubitino d’aver ricevuto lo Spirito Santo. Viceversa, ciascuno apprenda con umiltà quanto deve essere imparato dall’uomo, e colui, ad opera del quale viene impartito l’insegnamento, senza insuperbirsi e senza provarne invidia, comunichi all’altro ciò che egli stesso ha ricevuto. […]Guardiamoci da tali tentazioni frutto di grande superbia e assai pericolose. Pensiamo piuttosto all’apostolo Paolo. Sebbene abbattuto e istruito da una voce divina proveniente dal cielo, egli fu mandato da un uomo per ricevere i sacramenti ed essere inserito nella Chiesa. Così il centurione Cornelio. Un angelo gli annunziò che le sue orazioni erano state esaudite e le sue elemosine gradite a Dio; tuttavia, per essere catechizzato fu mandato da Pietro, dal quale non solo avrebbe ricevuto i sacramenti ma anche udito cosa avesse dovuto credere, sperare e amare. E in realtà tutte queste cose avrebbe potuto farle l’angelo stesso, ma se Dio avesse fatto capire di non voler dispensare la sua parola agli uomini per mezzo di altri uomini, la dignità dell’uomo ne sarebbe risultata sminuita.

    Dicevo di versetti facilmente fraintendibili, e quindi che necessitano di una spiegazione autorevole.

    Gliene propongo alcuni :
    Gesù ebbe a dire “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.” (Mt 5,18)
    Solo interpretando questa frase si può capirne il vero significato. Gesù prima di morire sulla croce disse”Tutto è compiuto, Padre, nelle tue mani rimetto il mio Spirito”. Il sacrificio di Cristo è stato compiuto, ma il cielo e la terra ancora non sono scomparsi, quindi tale frase richiede un interpretazione molto accurata, altrimenti ci porta fuori strada. I protestanti che usano prendere alla lettera gli insegnamenti di Gesù, come spiegano tale frase?
    Se finché il mondo esisterà neppure una virgola sarà abolita dalla Legge, dovremmo tutti rinunciare a mangiare i gamberetti Levitico 11,10, e metterci a osservare rigidamente le prescrizioni di Mosè.
    Ecco cosa succederebbe interpretando alla lettera la Bibbia. Provando a fare queste domande ai fratelli protestanti, alcuni -come gli avventisti- Le risponderanno che non li mangiano i gamberetti, però altri precetti del Vecchio Testamento non li seguono più, il perché non ve lo sanno dire, e per mascherare la loro ignoranza vi attaccano con altre e solite domande.
    Tutte le prescrizioni che troviamo nel Deuteronomio e nel Levitico quando sono state abolite?
    Dove ne troviamo traccia nella Bibbia?

    Qualcuno citerà la visione di Pietro che vide gli animali immondi su di una tovaglia scendere dal cielo, udendo la Voce di Dio che diceva “Ciò che io benedico mangialo tranquillamente…”:

    “Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato al cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all’ingresso. Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e và con loro senza esitazione, perché io li ho mandati». Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate.” (At 10,1-20)

    Ma a ben vedere la visione di Pietro si deve interpretare per capirla bene, infatti essa non dice espressamente che tutte le prescrizioni deuteronomiche e levitiche erano da abolire.
    La Bibbia è piena di interpretazioni, gli stessi profeti interpretavano continuamente i segni di Dio, come può asserire che la Bibbia non si interpreta non riesco a capirlo.

    Molte parole di Gesù dovevano essere interpretate da parte dei discepoli, come quando predisse a Pietro che tipo di morte gli sarebbe toccata.
    -Gv 21,18-19 “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».
    In questi versetti ci sono ben due scene future da interpretare, quella che riguarda la morte di Pietro e quella di Giovanni. Lo stesso Nuovo Testamento si chiude con l’Apocalisse che si deve interpretare da cima a fondo per essere compresa.

    Se Lei pretende l’esclusiva dello Spirito Santo, giustificando le sue interpretazioni come frutto della guida dello Spirito di Dio, rimane incomprensibile come mai lo stesso Spirito suggerisca ai pentecostali modalisti -che non esiste la SS. Trinità, ma solo il Padre che si manifesta nelle sembianze del Figlio o dello Spirito a seconda delle necessità-, ai pentecostali A.D.I., invece che la Trinità esiste, agli Avventisti continui a insegnare di non mangiare pesci senza squame, ai Luterani che i bambini neonati si devono battezzare ecc..

    “Citando il Textus Receptus e del lavoro di Westcott e Hort non possiamo fare a meno di evidenziare un errore evidente. Leggiamo questo versetto tratto dal TR e dal W&H

    Textus Receptus 1Tim 3,16
    senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne

    Westcott – Hort 1Tim3,16
    senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: egli è stato manifestato in carne

    Quale delle due lezioni è quella corretta? Anticiperò qui che i cosiddetti “nomina sacra” cioè i nomi sacri erano spesso abbreviati. Ad esempio Theos che in greco si scrive QEOS poteva venire abbreviato in QS con una lineetta sopra le due lettere che indicava appunto che si trattava di un’abbreviazione.

    Nel 1715 il più importante studioso biblico del XVIII secolo, Johann James Wettstein, si recò in Inghilterra per un tour letterario e non perse l’occasione di esaminare dal vivo il famoso Codex Alexandrinus ( un codice del V secolo usato anche da Erasmo. Ne parleremo più diffusamente in seguito.) che era conservato alla British Library mentre adesso è al British Museum.

    Esaminando il versetto in questione Wettstein si accorse che la riga sovrastante le due lettere era stata tracciata con un inchiostro diverso da quello delle parole circostanti e sembrava essere stata fatta da uno scriba in un momento successivo. Ma perché quello scriba avrebbe inserito quella lineetta orizzontale sulle due lettere?

    La risposta venne immediatamente quando Wettstein si accorse che la lineetta orizzontale dentro la Q in realtà non era parte della lettera ma era filtrata dall’altro lato della vecchia cartapecora.

    In pratica quella parola invece di essere l’abbreviazione di “Dio” con le lettere Theta e Sigma QS era invece una parola composta da Omicron e Sigma OS e significava ” chi – il quale”.

    Ecco spiegato perché lo scriba aveva tracciato la lineetta sopra le due lettere. Tratto in inganno da quella lettera che lui aveva letto Q aveva pensato che si trattasse di un’abbreviazione nella quale era stato dimenticato il trattino orizzontale sopra le due lettere e aveva pensato di “rimediare all’ errore” in realtà creandone uno nuovo che poi era stato ripreso in buona fede da Erasmo nel Textus Receptus. All’apparenza nulla di male, ma immaginate un evangelico che cerca di parlare con un antitrinitario e gli porta questo versetto come “prova” della divinità di Gesù Cristo.
    E immaginiamo che questo antitrinitario ( che è anch’esso evangelico e si definisce cristiano) sia a conoscenza di questo errore clamoroso e glielo sbatta in faccia, come potrebbe difendersi l’evangelico dall’accusa di aver “modificato” la Bibbia per sostenere la sua tesi?

    Il fatto che i sostenitori delle Bibbie basate sul Textus Receptus continuino ad accettare questa traduzione errata dimostra che la Bibbia che hanno in mano è già interpretata di per sé”.
    Ci sono stati padri che hanno spiegato il significato di questi versetti, fra questi c’è S.Agostino, ma la quasi totalità dei fratelli protestanti lo ignora, quindi o ci dovrebbero fornire un risposta più o meno di fantasia oppure dovrebbero spiegare il perché alcuni versetti si interpretano, e come, e altri no.
    Queste cose le ha studiate o no?

    Anche ai nostri giorni gli stessi scienziati nelle conversazioni correnti usano un unico linguaggio e dicono: “il sole sorge, il sole tramonta” pur sapendo benissimo che la realtà è diversa. Tuttavia ai sensi sembra che sia il sole, e non la terra, a muoversi, e ciò basta a giustificare il linguaggio corrente, come anche il linguaggio biblico (Eccl 1,5 s.).
    Così l’elogio delle due levatrici in Es 1,19 s. non implica l’approvazione della loro bugia, né l’elogio di Giuditta comporta l’approvazione del suo inganno (Giudit. 10,11 ss.).

    Tenendo presenti i suddetti principi si può apprezzare rettamente ciò che la Scrittura dice intorno alla guerra. Vi sono però casi in cui Dio stesso ordina di distruggere città, di sterminare popoli (Num 21,2 s.; Dt 7,1-6; anzi la riprovazione di Saul ebbe inizio dalla trasgressione di un ordine simile: I Sam 15). Eppure se non dovessimo interpretare questi versetti dovremmo apprezzare le bugie piuttosto che l’insegnamento nascosto sotto le righe.

    Eccone altri di versetti difficili da capire:

    -Gen 7,11 “nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.”
    Confrontato con Gen 8,13 “L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.”

    Tutti sappiamo che il diluvio durò quaranta giorni e quaranta notti, come si può leggere anche nei versetti che vanno dai capitoli 7 e 8 di Genesi, perché allora dai versetti riportati qui sopra si parla di un intero anno? Quando cominciò il diluvio Noè aveva seicento anni, e quando finì ne ebbe seicentouno!

    Leggiamo ancora:

    -Gv 16,7-11 “Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.”

    Non si capisce come mai uno Onnipotente debba andarsene per permettere al “Paraclito” di scendere.

    -Gv 6,16,22 “Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
    Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti.

    Chissà come sono andate le cose. Gesù e i discepoli usano più barche? E come si fa a dedurre dalla presenza di una barca sola che Gesù è andato per conto suo?

    -Gv 4,43-45 “Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea. Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.”

    Come sappiamo Gesù ha più volte detto che i profeti non ricevono onore nella loro patria, come mai quando giunse in Galilea (patria sua) lo accolsero con gioia? Avevano visto quello che aveva fatto alla festa? Bhè anche altre volte avevano assistito a diversi miracoli, e non lo avevano mai accolto.

    Ancora?
    -Gv 1,19-24 “E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
    Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».”

    Qui vediamo che a precisa domanda il Battista nega di essere Elia. In un altro passo che vado a riportare invece si afferma una cosa diversa.

    -Mt 17,10-13 “Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.”

    Qui è Gesù che parla, perché allora Giovanni agli inviati dei farisei ha detto il contrario?

    Nella Bibbia ci sono tanti altri passi difficili da capire, e che in ogni caso non si possono interpretare alla lettera, su questo fatto molti fratelli protestanti riflettono poco. Non si accorgono che glieli spiega il loro pastore, e quindi gli fornisce la sua personale interpretazione. Possibile?
    Possibilissimo, ogni protestante, è convinto di capire la Bibbia autonomamente, sotto l’influsso dello Spirito Santo, mettendo in secondo piano l’influsso del pastore. Se realmente ascoltassero lo Spirito Santo e non il pastore, molti versetti li capirebbero in maniera diversa.

    La Chiesa Cattolica pone la Scrittura, che essa stessa ha riconosciuto ispirata da Dio, al primo posto per ogni decisione in materia di fede e di costumi, e per poterla rettamente interpretare si serve di tutto “il DEPOSITO” ereditato attraverso i secoli trascorsi, che comprende la pratica di vita, le norme attuate, le definizioni conciliari, nonché delle interpretazioni che hanno dato i cristiani dei tempi apostolici e successivi , di cui si hanno documentazione, i quali hanno ereditato dagli apostoli la pratica di vita, il modo corretto di considerare le loro espressioni, e i concetti da loro espressi nel NT, e applicandola, sotto la guida infallibile dello Spirito, alle situazioni emergenti non descritte dalla Bibbia, ricordando le parole di Gesù: Gv 16,12 “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
    I suoi sono monologhi da apprendista. Purtroppo già sentiti e che tendono a separare.

    Le viene forse in mente che il suo modo di vedere Maria susciterebbe negli ordodossi dolori di stomaco? Che non dialoga con chi è cattolico? Che un ateo può farsi una risata alle Sue citazioni da scritturale e darle il ben servito?

    Lei propone un Gesù arido. Un Gesù che non vale la pena seguire: legalista. Da scriba.

    A ben vedere nei versetti del vangelo di Luca che parlano delle tentazioni di Gesù nel deserto[ Luca 4, 1-13, leggiamo dapprima che Gesù risponde a colpi di citazioni.
    Ora, uno potrebbe pensare che le tentazioni si combattono a colpi di citazioni scritturali. Invece, no.
    Già, e perché? perché Satana a quel punto cambia sistema e si mette anche lui a citare la Scrittura. Porta Gesù sul pinnacolo del Tempio e fa: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti:
    Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

    Studi la sua confessione religiosa. Ma è solo una parte del tutto. Le ho proposto dei testi che Lei dovrebbe conoscere. Non io. Che ne farà?

    E si documenti sulle altre confessioni. Lo ha fatto? O risponderà ancora a colpi di citazioni. Non dia mai le cose per scontato.

    Alla fine del commento pubblicato in precedenza avevo tirato una linea per aprirle gli occhi: la rilegga più volte.
    Che cosa vogliono dire -ma a Lei- quelle parole?

    Anche quello è il testo di un indolente da zittire?
    La saluto. Abbia cura di Lei.

    • Come solito vedo che le piace molto dileguarsi dal discorso centrale”Maria madre di Dio o di Gesù ?”.
      Pur di far passare Maria madre di Dio in tutti i modi, addirittura dichiarando che la scrittura deve essere interpretata, e non presa alla lettera, citando alcuni versi della Parola di Dio, mettendo in luce alcune controversie che si evincono in loro. Mi sono soffermato su alcune sue citazioni:
      1) Per quanto riguarda la sua dichiarazione inerente alla cronologia della durata del diluvio:(Tutti sappiamo che il diluvio durò quaranta giorni e quaranta notti, come si può leggere anche nei versetti che vanno dai capitoli 7 e 8 di Genesi, perché allora dai versetti riportati qui sopra si parla di un intero anno? Quando cominciò il diluvio Noè aveva seicento anni, e quando finì ne ebbe seicentouno!) , non sono d’accordo. Ecco perché la scrittura non deve essere interpreta sé non che con la scrittura, tutto ciò che va oltre è motivo di danno. Mi è molto piaciuto schematizzare gli eventi che sono descritti del diluvio:
      a) Noè entrò nell’arca nel decimo giorno del secondo mese Ge.7:7-9
      b) Sette giorni dopo cominciò la pioggia nel giorno diciassettesimo del secondo mese Ge.7:10-11.
      c) Quaranta giorni dopo finirono le piogge pesanti terzo mese ventisettesimo giorno Ge.7:12.
      d) Cento dieci giorni dopo le acque cominciarono a calare e l’arca si fermò sul monte Arar settimo mese, diciassettesimo giorno Ge. 7:24,8:4.
      e) Settantaquattro giorni dopo si videro le cime dei monti decimo mese, primo giorno Ge8:5.
      f) Quaranta giorni dopo il corvo e la colomba uscirono e ritornarono undicesimo mese, undicesimo giorno Ge.8:6-9.
      g) Sette giorni dopo la colomba uscì di nuovo e ritornò con una foglia di ulivo, undicesimo mese, diciottesimo giorno Ge.8:10.
      h) Sette giorni dopo la colomba usci e non fece ritorno undicesimo mese, venticinquesimo giorno Ge.8:12.
      i) Ventidue giorni dopo le acque si ritirarono dodicesimo mese, diciassettesimo giorno Ge.8:3
      j) Noè vide la terra asciutta primo mese, primo giorno Ge8:13
      k) La terra era completamente asciutta e Noè uscì dall’arca Ge8:14-19.
      Per quanto riguarda l’identità del Battista se fosse l’Elia oppure no, le voglio aggiungere il versetto che è sorvolato alla sua attenzione : Luca1:13 Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. 14 Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, 15 poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16 e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. 17 Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
      Come le dicevo la Bibbia si spiega con la Bibbia senza aggiungere il proprio pensiero, o meglio un versetto non può contraddire un altro versetto.
      Anzi a questo punto le voglio rivelare un mio pensiero, la scrittura dice che lo scopo del diavolo e d’innalzarsi al di sopra del trono di Dio Isaia 14:13-14, e che cerca di usurpare l’adorazione a Dio Matteo 4:9, continuando a riflettere su queste cose sona arrivato ad esclamare le parole di Paolo in 2 Co.2: 11 per non cadere in balìa di satana, di cui non ignoriamo le macchinazioni,
      confrontando tutto questo sono arrivato alla conclusione che la” Madre di Dio” viene innalzata, adorata più di Dio che strana coincidenza. Non sarà che il Diavolo si sia travestito per ingannare il mondo 2Co11: 14 Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce .
      infatti la scrittura non indica mai di adorare o venerare altre persone al di fuori di Dio(Padre Figlio e Spirito Santo) quindi nella Deità non esiste “Madre” strano vero!

  6. Tenuto conto che in risposta alla considerazione di Alberto Senatore su Maria Madre di Dio :

    – la mia preoccupazione principale era chiarire punto per punto la visione Romano Cattolica sull’ argomento -dandone i principi dogmatici ed un’ estesa bibliografia-;

    – non fare proselitismo;

    – evitare polemiche e falsificazioni che non si attenessero alla storia, alla teologia e all’ evoluzione del pensiero vitale della Chiesa Cattolica che conta duemila anni di storia.

    Tenuto conto che:

    – ho risposto chiaramente alla sua domanda sull’ Incarnazione ( così com’ era opportuno e da cattolico ) evitando considerazioni personali e fuori luogo;

    – il mio non era un discorso apologetico ma una puntualizzazione chiarificatrice;

    – sebbene gli errori dogmatici e interpretativi esistono in ogni confessione religiosa ( una Chiesa ignorante dei loro dogmi e debole procura solo danni ) i suoi interrogativi confessionali sono da secoli superati nella storia della Chiesa moderna e contemporanea ( vedi un semplice manuale di storia delle scuole superiori e bibliografia che le ho indicato );

    – il suo continuo insistere -Sola Bibbia- non evidenzia la voglia di acculturarsi e di guardare al suo tempo, né alcuna traccia di un dialogo ecumenico, di un dialogo con i nostri fratelli maggiori ebrei, con credenti di diverse confessioni, se non anche con islamici e i non credenti.

    La invitiamo (nella mia persona e in quella di ogni persona di buona volontà, anche atea ):

    – ad evitare proselitismo;

    – ad essere rispettoso nei confronti di qualunque altra religione che non sia solo la sua;

    – a tornare sui libri almeno della sua confessione per approfondire le palesi incongruenze bibliche e i dubbi personali.

    Sapendo dalla storia anche attuale che la lettura solo personale di un testo sacro – non supportato da studio e approfondimento- provoca fondamentalismi, rifletta sulle conseguenze di sue future interpretazioni superficiali ed erronee.

    La saluto. Abbia Cura di Lei.

    • Leggendo il suo commento , notavo, tra le tante cose, la sua affermazione “Solo Bibbia” .
      Ricordandole che il punto di discussione è “Maria Madre di Dio o di Gesù?” questo è il punto della nostra discussione, ma chi può pienamente rispondere a questa domanda?
      La mia risposta è: Dio.
      Come?
      Attraverso la Sua rivelazione, cioè la Sua Parola(Bibbia), l’unico Libro ispirato da Dio, e l’unico Libro che Dio approva(certamente ci sono dei buoni commentari ma se un commentario si allontana da ciò che è ispirato da Dio(Bibbia) come ammaestramento non può essere considerato , e non deve essere lasciato al bando ma ripreso come ci rivela Dio nella Sua Parola Efesini 5: 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente.
      Tra le opere delle tenebre si può ben dire che rientra anche” Maria come Madre di Dio” Il quale E’ Creatore di tutte le cose invisibile e invisibile.
      Ma voglio rispondere alla sua affermazione di “Solo Bibbia”:
      l’ elencherò alcuni versetti per poter dimostrare che la Bibbia è l’unico mezzo per ricevere, e dimostrare la volontà di Dio.
      Giuda: 3 Carissimi, avevo un gran desiderio di scrivervi riguardo alla nostra salvezza, ma sono stato costretto a farlo per esortarvi a combattere per la fede,” che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte”.
      Circa 2000 anni fa l’apostolo Giuda scrive e dice combattere per la fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte. Penso che sia molto chiaro questo versetto. Ogni vero credente deve domandarsi perché la “Sola Bibbia” non gli basta?
      Ma mi è piaciuto approfondire ancora il discorso, Grazie a Dio, la Parola di Dio non è fittizia, ma chiara e semplice(come farebbe un padre con il proprio figlio).
      Deuteronomio13:1 Vi preoccuperete di mettere in pratica tutto ciò che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai.(la rivelazione di Dio è completa,perciò non bisogna aggiungere o togliere)
      2 Qualora si alzi in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio 3 e il segno e il prodigio annunciato succeda ed egli ti dica: “Seguiamo dèi stranieri”, che tu non hai mai conosciuti, e rendiamo loro un culto, 4 tu non dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore; perché il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere ”se amate il Signore vostro Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima”. 5” Seguirete” il Signore vostro Dio, temerete lui, “osserverete i suoi comandi”,” obbedirete alla sua voce”,” lo servirete e gli resterete fedeli”.
      Con questo le voglio dimostrare che Dio è chiaro, e specifico, analizzando un pò i versetti vediamo cosa dice Dio:
      1)Solo se si ama veramente Dio con tutto il cuore lo si può servire, avere Lui al centro di ogni nostra azione(penso che a questo proposito le posso dire che non ci sarebbe tempo per una persona rendere un culto a qualcun altro, o venerare qualcun altro, questo capita quando il nostro cuore non è ripieno di Dio).
      2) Seguirete il vostro Dio temerete Lui, non una denominazione religiosa, o un pensiero di uomo.
      3)Osserverete i Suoi comandamenti,(le ricordo le Parole di Gesù :Matteo7:21 Non “chiunque” mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che “fa la volontà” del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, “voi operatori di iniquità”).
      4)Ubbidirete alla Sua voce, quindi non altre voci.
      5)Lo servirete e gli resterete fedeli: le ricordo anche le parole di Paolo:Rom 1:22 Mentre si dichiaravano” sapienti”, sono diventati stolti 23 e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
      24 Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno “cambiato la verità” di Dio con la menzogna e hanno “venerato” e” adorato” la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
      Come ben vede a molti l’affermare”Solo Bibbia” non è troppo gradito perché si troverebbero in difficoltà dovendo riconoscere che invece di servire Dio in Spirito e Verità(Giovanni4: 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità») si trovano a servire gli uomini seguendo comandamenti di uomini (Matteo15: 9 Invano essi mi rendono culto,
      insegnando dottrine che sono precetti di uomini).

  7. Leggendo ciò che Lei scrive mi cadono le braccia.

    E penso che questo sia l’ effetto che tali affermazioni producono anche in ogni lettore di questo portale ed in ogni persona di buona volontà.

    Capisco: vuole fare il pastore. Al di là di ciò che io e Lei affermiamo, gli STORICI di domani –non la teologia mia o sua, né i biblisti- saranno in grado di tracciare un quadro più esatto e obiettivo di ciò che sa accadendo nel nostro tempo e di illustrare come i rapporti tra le chiese si siano così rapidamente trasformati. Purtroppo per Lei il vento della storia ha cambiato direzione. È cambiato il modo con cui si guarda ad esso. Ma ascoltando persone come Lei -e chi per lei-, a volte si ha l’impressione che le cose non vadano avanti. Ringraziando Iddio il movimento ecumenico ha preso il largo e il punto di non ritorno sembra ormai essere superato.

    Come Lei sa, potrei smantellare versetto per versetto le Sue affermazioni.

    Abbia cura di Lei.

  8. Noto che lei è molto bravo nello spostare il ragionamento (come spesso fa), mi passano per la mente le parole di satana quando spinse Eva a mangiar il frutto proibito (non la mela), “a proprio detto Dio”, sai satana cerca sempre di aggiungere qualcosa, o di togliere, io non voglio correre il rischio, voglio restare nella semplicità della Parola di Dio, non dice essa1Corinzi10: 11 Or queste cose avvennero loro per servire d’esempio, e sono state scritte per ammonizione di noi, che ci troviamo agli ultimi termini dei tempi.

  9. Visto che lei non vuole dialogare mi guardo bene dal risponderLe. Anche se so che Lei ribatterà anche a quest’ ultima, a colpi di versetti.

    Ringraziando Iddio, il dialogo ecumenico si sta costruendo in altre sedi, che prescindono dalla sua visione oscurantista e medievale.

    E va oltre Lei e chi sta dietro di Lei.

    La invito -questo di sicuro e senza la benché minima intenzione di offenderLa- ad intraprendere un percorso analitico della scuola di Lacan sulla sua persona.

    La saluto. Abbia Cura di Lei.

  10. La ringrazio del consiglio, ma mi scusi lei sa che un versetto Biblico è sempre la miglio risposta:
    Colosessi2:6 Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo, come l’avete ricevuto, 7 ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, abbondando nell’azione di grazie. 8 Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.
    9 È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità,

    Meglio la Parola di Dio che un corso di filosofia, stia attento la Parola di Dio dice “COMA L’AVETE RICEVUTO COSI CAMMINATE IN LUI, SALDI NELLA FEDE COME VI è STATO INSEGNATO, quindi come era dal principio dell’era Cristiana cosi bisogna camminare, mi dispiace ma all’inizio non risulta che Maria era venerata, adorata , pregata, in tutto il nuovo testamento non risulta.
    Possiamo dire che questa tradizione è nata dopo alcuni secoli, un invenzione degli uomini.
    Faccia la giusta scelta Bibbia “SOLO BIBBIA” , lasci stare la filosofia.

  11. Si rilegga.

    Le ho suggerito di studiare e Lei non l’ ha capito.
    Le ho suggerito una bibliografia cattolica e una evangelica. E Lei non l’ ha capito.

    Le ho risposto CHIARAMENTE sui versetti che riguardano l’ ignoranza di chi pretende di leggere SOLO LA BIBBIA. Gliene ho citati due – – Lc 24, 13, 35 e Atti 8, 30.5- ma ce ne sono a decine sia nell’ Antico che nel Nuovo Testamento. E Lei non l’ ha capito.

    Su Maria e la sua venerazione -Luca ad es. è chi ce ne parla di più di tutti : su 152 versetti del Nuovo Testamento riguardanti la Vergine di Nazaret, circa 90 sono suoi – Le ho scritto fiumi d’ inchiosto. E Lei non l’ ha capito.

    Le ho scritto sull’ ecumenismo che Lei e la sua Chiesa oscurantista condannano –vedi link

    http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/tag/giovanni-dalise/. E Lei non l’ ha capito.

    Le ho scritto per Lei. E Lei non l’ ha capito.

    Le persone come Lei sono brave solo a creare dissensi.

    Forse davvero –è solo un suggerimento senza la benché minima intenzione di offenderLa- ha bisogno di uno psicanalista della scuola di Lacan. Non di un filosofo, come dice Lei.

    La saluto. Questa volta in modo definitivo.

    Abbia cura di Lei.

  12. Io le consiglio di rivedere la sua posizione di fede,. Lei si difende una fede infondata,una fede che ha come fondamento una religione, lei mette in evidenzia un contrasto di religiosità, le voglio dire che solo chi è nato dall’alto puo rimanere fermo e saldo nella sana Dottrina”Solo Bibbia”.
    Le ripeto lei cita di leggere altri libri, ma per un vero Cristiano questo è persuasione, distrazione da ciò che deve essere il punto cruciale “La Parola di Dio”. Mi dispiace per lei il canone Biblico si è fermato con Giovanni. Deve capire una cosa Dio non bisogno della sua filosofia, ma della sua ubbidienza.

  13. Voglio essere gentile e farLe notare che grazie alle Sue parole a questo punto so per certo che per quanto riguarda me e la Chiesa romana andremo tutti all’inferno.

    E bruceremo insieme ad ebrei, ortodossi, islamici, buddisti e tutti i convertiti alle religioni. E ci sarà spazio -laggiù nella Genna- anche per Gandhi, Malcolm X, Martin Luter King e Gorbaciov.

    La saluto. Abbia cura di Lei.

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