Lettera aperta a Mons. Michele De Rosa 2

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di Adam Biondi. Lettera aperta a Mons. Michele De Rosa 2: alla luce della recente dichiarazione del Papa sui preti pedofili il vescovo di Cerreto ritirerà la dichiarazione del 3 aprile scorso o continuerà ad avere sull’argomento una posizione contraria a quella del Santo Padre?

Eccellenza,

Il Natale è alle porte e in tutti noi è vivo un forte sentimento di attesa per il miracolo di Dio che si fa Uomo per la nostra salvezza. Il Natale riesce sempre a donare la serenità necessaria per farci vedere il mondo, le difficoltà della vita con meno “spigoli” e  alleggerire gli animi.

Da cattolico in questi mesi ho vissuto con profonda amarezza la Sua presa di posizione  sulla questione pedofilia che drammaticamente ha colpito tutta la Chiesa. Mi sono interrogato senza esito cercando di decifrare quel Suo concetto di perdono per chi si macchi di un tale aberrante delitto. Quanto accaduto dalla pubblicazione della mia lettera aperta rivolta a Lei è cronaca. La risposta ai miei interrogativi, dato il Suo riserbo, sono rimasti lettera morta e di questo non posso non lamentarmi.

L’aver chiesto spiegazioni, da semplice membro del popolo di Dio, a quanto pare non mi dà la giusta possibilità di ottenere risposte.  Nell’assordante silenzio e dalla constatazione che quella dichiarazione rimane impressa tra le pagine del sito della diocesi come un “trofeo” di cui andar fieri, mi fa trarre la conclusione della Sua profonda convinzione su quanto dichiarato.

Gli insegnamenti ed i valori che mi sono stati impartiti sin dalla più tenera età hanno impresso in me la forte convinzione che un pensiero o un’ azione perpetrata anche con la più profonda convinzione, se sbagliata va corretta e se ha offeso qualcuno è giusto chiedere scusa. Chiedere scusa a mio modo di vedere richiede coraggio e umiltà, due componenti che sento di non voler far mancare al percorso della mia vita.  Per tale motivo, con la presente, chiedo umilmente e sinceramente scusa ai fedeli che si sono sentiti offesi dal gesto che ho commesso, in preda a rabbia, lo scorso 15 agosto durante una solenne processione. Mi sono reso conto, che il mio comportamento ha suscitato turbamento in alcuni presenti, anche se – ne sono certo- le motivazioni di fondo a quel gesto erano e sono condivise pienamente da chi si professa cattolico come testimoniato dai numerosi attestati di solidarietà ricevuti.

A questo punto, spero vivamente che lo spirito Natalizio stemperi le avversioni e che anche chi si è sentito offeso dalla dichiarazione “Bisogna chiaramente perseguire questi casi, ma bisogna avere rispetto del peccatore. Non denuncerei alla polizia un prete accusato. Soprattutto se si è pentito sinceramente, lo toglierei di là e lo metterei in un posto dove non può più far male, dove avrebbe meno tentazioni” riceva finalmente una spiegazione.

Come ho ampiamente illustrato nel convegno “Diamo scacco alla pedofilia” dello scorso 27 novembre, quello che stride in quella dichiarazione è proprio il riferimento al “pentito”. Chi si pente è chi ha commesso qualcosa di grave, nel caso, un abuso su bambini!

Le vittime di pedofilia meritano un maggior rispetto e una coraggiosa presa di responsabilità da parte della Chiesa. Il Santo Padre Benedetto XVI sta dimostrando tutto il suo impegno e la sua vicinanza a chi ha subito tale aberrante reato, dimostrando che il vero spirito cristiano non è omertà. Citando testualmente il suo discorso:

“Dobbiamo interrogarci – ha detto – su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere”.

Da queste parole troviamo conforto e ricordiamo come la Via giusta verso la salvezza non passa attraverso il finto buonismo che in altri contesti si chiama omertà. Il problema c’è, esiste, dilaga nel mondo non escludendo la Chiesa. Ignorarlo o peggio pensare di aggirarlo con il silenzio porta solo ad offendere chi è già vittima.

Eccellenza, il Santo Padre diversamente da quanto ha fatto Lei ha preso una posizione netta rispetto al problema. Ritenendo che il supremo Capo della Chiesa, anche il Suo, spende parole di conforto e aiuto verso le vittime e parla di penitenza, di necessità di riparare ad un danno ingiusto, tra Lei e Benedetto XVI, chi è sulla Via del vero Spirito Cristiano?

Hops! Ho commesso di nuovo l’errore di porre una domanda che non avrà da Lei risposte.

E’ Natale, l’Annuncio che il Signore ci porta è quello di rinascita, di fratellanza, di solidarietà e di amore. La speranza che il Signore infonde in noi è che l’arroganza non prevalga mai sull’umiltà e sul coraggio.

Auguri Eccellenza, da parte di chi vittima, persona offesa, ancora spera di trovare nel proprio Pastore un gesto di fiducia!

Cerreto Sannita, 22 dicembre 2010

f.to Adam Biondi

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