Quando la Chiesa chiude le porte

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di Alberto Senatore. Diritto canonico senza misericordia A seguito della trasmissione di Fabio Fazio  “Vieni via con me” , del 15 novembre,  nella quale lo scrittore Roberto Saviano nel suo appassionante monologo ha ricordato la vita e la morte di Piergiorgio Welby, sono rimasto contemporaneamente affascinato e irritato. La sorprendente e tenace voglia di vivere di Piergiorgio, unita all’amore della sua fedele compagna di viaggio, hanno permesso a questa coppia originale di vivere con gusto, apprezzando l’indesiderabile. La storia d’amore vissuta da Piergiorgio e Mina, amplificata dall’eloquenza di Roberto Saviano, può essere motivo di speranza per molti.

Fin qui la storia mi aveva affascinato, ma quando sul finale, Saviano ha ricordato il funerale di Piergiorgio, una tempesta di sdegno mi ha travolto, e qui è nata la mia irritazione:     Niente funerale in chiesa.
Saviano specifica: “  La moglie di Welby, Mina, cresciuta in ambiente cattolico chiede il funerale in chiesa, ma gli viene negato. La chiesa di S. Giovanni Bosco non apre alla richiesta, ma chiude le sue porte.”

Piergiorgio non ha il diritto, sarebbe meglio chiamarlo “privilegio ”, di entrare in chiesa per lo svolgimento della cerimonia funebre. Per la chiesa cattolica Welby è un suicida consapevole, assassino di se stesso, per questo rientra nella terza categoria degli indesiderati:  i peccatori manifesti.

CODICE di DIRITTO CANONICO

A CHI SI DEVONO CONCEDERE O NEGARE LE ESEQUIE ECCLESISTICHE

Can. 1184 – §1. Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento, devono essere privati delle esequie ecclesiastiche: 1) quelli che sono notoriamente apostati, eretici, scismatici; 2) coloro che scelsero la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana; 3) gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli.

La notizia del rifiuto di aprire le porte della chiesa di S. Giovanni Bosco per la celebrazione dei funerali viene comunicata dal Vicariato di Roma, allora rappresentato dal cardinal Camillo Ruini, che dichiara di aver preso personalmente la decisione di negare il funerale religioso a Welby.        Questo il testo del comunicato:

« In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica.  (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325»

Questa la nota discutibile e contestabile del Vicariato di Roma e sotto riportati due dei riferimenti in nota. 2324 L’eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. È gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. 2325 Il suicidio è gravemente contrario alla giustizia, alla speranza e alla carità. È proibito dal quinto comandamento.

In seguito il cardinal Ruini a giustificazione del suo operato dichiarò: “ Io spero che Dio abbia accolto Welby  per sempre, ma concedere il funerale sarebbe stato come dire “ il suicidio è ammesso ” .

La notizia in sé non mi sorprese più di tanto, ma l’appendice di Saviano mi disgustò definitivamente poiché evidenziò alcuni clamorosi paradossi. Le porte delle chiese cattoliche in precedenza si erano aperte per accogliere e benedire la salma del dittatore spagnolo Francisco Franco, responsabile di oltre 150mila oppositori fucilati. Si erano spalancate per celebrare i funerali del più grande criminale nella storia del Cile, Augusto Pinochet, responsabile di 3.500 desaparecidos, decine di migliaia di torturati e prigionieri politici e di mezzo milione di esiliati.  Si erano anche aperte per il boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, la cui salma fu trasferita e tumulata a Roma, nella Basilica di Sant’Apollinare, dove si trova tutt’ora.

Ascoltando queste assurde contraddizioni, mi è venuto in mente un altro funerale scandaloso, purtroppo sconosciuto a molti italiani e sicuramente anche a Roberto Saviano. Si tratta dell’esequie di  un certo padre Lawrence Murphy, sacerdote ed insegnante in una scuola per sordomuti, nell’Arcidiocesi del Milwaukee, negli USA.

Murphy fu accusato di essere un prete pedofilo; le inchieste interne accertarono abusi su oltre un centinaio di bambini.

Le  inchieste successive scoprirono altre decine di violenze, per un totale di 200 bambini abusati da padre Murphy. Grazie alle coperture di cui godeva ed alle sue abilità nel racimolare fondi per l’arcidiocesi, il prete pedofilo restò al suo posto e continuò le sue attività pseudo religiose.

Nonostante tutte le gerarchie cattoliche fossero state avvisate ripetutamente della sua pericolosità, non intervennero per bloccare il prete pedofilo. Nemmeno quando, a seguito di quattro interrogatori da parte dei responsabili dell’arcidiocesi assistiti da psicologi esperti di pedofilia, il responso fu inequivocabile:  padre Murphy era un “ pedofilo tipico ”. Il trattamento raccomandato fu quello psicologico per maniaci sessuali, oltre a un accompagnamento pastorale/spirituale  e una restrizione nell’attività ministeriale.

Ciliegina sulla torta, documentata da un’inchiesta del New York Times: il funerale di Murphy.

Il 21 agosto 1998 padre Lawrence Murphy muore. L’arcivescovo Rembert Weakland, per prudenza, consigliò un funerale privato, da svolgere in una cappella del cimitero, con la bara chiusa. Ma il suo consiglio fu completamente ignorato e avvenne proprio l’opposto. Il funerale fu solenne, la bara fu tenuta aperta, la salma fu vestita con gli abiti e i paramenti sacerdotali. Inoltre, furono invitati a partecipare anche i ragazzi sordomuti. Quindi, per un prete pedofilo conclamato, si aprono le porte della chiesa, si espone il “ santo corpo “ vestito dell’abito e dei paramenti sacerdotali e si invitano i bambini seviziati a partecipare alla solenne cerimonia funebre.

Questo non è cristianesimo!

Alla fine sono giunto ad una conclusione:  per Piergiorgio Welby  le porte della chiesa sono rimaste chiuse perché era un peccatore manifesto, reo di aver manifestato ripetutamente e pubblicamente il suo diritto di scegliere, in contrasto con le regole monarchiche della chiesa e quindi non meritevole del funerale religioso;  mentre  padre Murphy, il depravato prete pedofilo, pluri peccatore manifesto è stato premiato con il funerale solenne perché abilmente è riuscito in trent’anni di onorato servizio a violentare 200 bambini sordomuti senza essere mai processato pubblicamente.

Monsignor Serafino Sprovieri, Arcivescovo Emerito di Benevento, nel criticare duramente l’opinione di Saviano, dice: :  “ il funerale, dopo la riflessione conciliare, non é suffragio del morto, ma consolazione dei vivi. In quanto a Welby fu pacifica e sistematica la sua volontà di negarsi alla vita, diede ampi segni di voler morire e dunque dimostrandosi pubblico peccatore. Certamente, nella sua misericordia, Dio se in fin di vita si sarà pentito, lo avrà assolto e perdonato, e gli avrà aperto le porte, ma questo il ministro del culto che deve applicare il diritto canonico, non lo sa e …… non gli deve nemmeno importare altrimenti con tale scusa il diritto canonico non serve a nulla”. ( dal sito di informazione cattolica Pontifex a firma Bruno Volpe )

Il cardinale Ruini si affidava  alla misericordia di Dio per Welby, consapevole che la chiesa cattolica non era stata misericordiosa con Piergiorgio; ma non sarebbe stato “ più cristiano “ accogliere la richiesta della moglie e concedere il permesso per il funerale religioso visto che il Concilio stesso ha dichiarato che il funerale non é suffragio del morto, ma consolazione dei vivi ? Perché la chiesa cattolica ha voluto privare i parenti e gli amici di Piergiorgio della consolazione di Dio ?

Eppure bastava poco, era sufficiente ricordarsi le parole di Gesù:

Dal Vangelo di Matteo  cap. 5: 7

7  Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

In fede e misericordia,  Alberto Senatore

Giffoni Valle Piana,   18 novembre 2010

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