La rana che non sapeva di essere cotta

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di Angelo Mancini Una piccola ranocchia nuotava tranquilla in una pentola piena di acqua fredda. Un piccolo fuoco venne acceso sotto la pentola in modo che l’acqua si riscaldasse molto lentamente. L’acqua pian piano diventò tiepida e la ranocchia, trovando la cosa piuttosto gradevole, continuò a nuotare.

La temperatura intanto continuava lentamente a salire. A un certo punto  l’acqua si fa calda, più di quanto la rana potesse apprezzare: cominciò a sentirsi un po’ affaticata, ma non si spaventò e continuò a nuotare.

Dopo  un po’ di tempo l’acqua divenne veramente calda e la ranocchia cominciò a trovare la situazione assai sgradevole, ma, essendo molto indebolita, continuò a sopportare e non fece nulla.

La temperatura continuò inesorabilmente a salire sino a quando la ranocchia finì semplicemente per cuocere e morire.

Se la stessa ranocchia, invece, fosse stata buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola e si sarebbe salvata.

Olivier Clerc

MORALE

Quando un cambiamento avviene in modo impercettibile, sfugge alla coscienza e non suscita, nella maggior parte dei casi, alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta.

RIFLESSIONI

Se guardiamo ciò che succede nelle nostre comunità,  da qualche decennio,  possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci siamo inconsapevolmente abituati. Una quantità di cose che 20, 30, 40 anni fa ci avrebbero fatto inorridire, indignare  e reagire sono state supinamente accettate e metabolizzate e non solo non ci disturbano più, ma ci lasciano completamente indifferenti. Lo stupore nasce, casomai, nel vedere ancora qualcuno indignarsi, reagire.

Nel nome delle esigenze del momento, della crisi economica, politica e sociale e della situazione nazionale e internazionale si effettuano continui attacchi ai diritti individuali, alla dignità dell’uomo, alla democrazia,  con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Tutto sembra già deciso, già scritto, inesorabile necessità condannata ad avverarsi e a  gratificarci per  aver visto giusto. Ma questo fatalismo è solo un’apatia della coscienza, un torpore della ragione che non interroga più se stessa.

Le  fosche previsioni per il nostro immediato futuro,  invece di suscitare reazioni e soluzioni efficaci, non fanno altro che preparare psicologicamente le persone ad accettare delle condizioni di vita problematiche, anzi drammatiche, con la promessa laica di un paradiso terrestre, sempre procrastinato, per loro e per i loro figli. L’invasiva e pervasiva informazione ottenebra i cervelli che diventano incapaci di distinguere il catastrofismo dal reale, la fobia dai problemi, l’inevitabilità dalla soluzione. La tensione impercettibilmente ed inesorabilmente sale e allora si pone il dilemma:

COSCIENZA  o  COTTURA, reazione o rassegnazione:  bisogna scegliere!

Allora, se non siete come la ranocchia, già mezzi cotti, date un salutare colpo di zampe,  prima che sia troppo tardi, prima che l’acqua limpida e fresca della democrazia sia proditoriamente surriscaldata  e la pentola diventi un acquario privato,  ben vigilato e custodito.

1 commento

  1. Il nostro sud sembra essere il mondo di Verga. Tutti sconfitti, vinti, sfiduciati da 150 anni di politica di conquista del nostro territorio, prima invaso da camicie rosse,perchè “uniti” è bello, poi da quei residui altamente inquinanti prodotti da fabbriche realizzate col sudore meridionale, perchè il progresso è per tutti,ma la diossina è per noi, poi dalle pale eoliche, perchè, come si sa, il vento sta al sud, il sole a nord,e noi dobbiamo salvaguardare il paesaggio (ma che bontà!), poi da Ministri che ci rappresentano pure quando dicono che l’Italia è la Padania e il tricolore è…carta igienica!….Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?……ma sono convinto che ci risveglieremo, perchè nel nostro sangue c’è il rosso dei sanniti temprato dalla cultura della Magna Grecia. Noi non siamo nè SUDici, come mi sento dire negli stadi del Nord, nè SUDditi, come ci considera una parte politica, siamo semplicemente cittadini del SUD fieri di essere italiani.
    Arch. Lorenzo Morone

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