Sotto il cielo di Gomorra

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di Aldo Maturo. La Campania affonda: “don’t come in Naples non venite a Napoli!” si legge su un muro della città. Ed ancora: “È scoppiata la guerra civile”, titola il Gazzettino Vesuviano, ma Berlusconi è tranquillo, dice che si tratta di problemi locali e che non necessita lo stato di emergenza.

Impossibilitato a vedere i telegiornali per i troppi impegni, non ascolta neppure il Questore quando dice che nelle strade non ci sono disordini ma “guerriglia” e che ad Ottaviano la gente è scesa in strada urlando “rivoluzione”. A nulla serve neppure l’allarme del suo Sottosegretario Mantovano quando dice che in piazza c’è anche gente che utilizza uno stato di grande disagio sociale per finalità al confine con l’eversione.

E d’altra parte la dinamica degli scontri, a fisarmonica – come i terroristi degli anni ’70 e come i black-block di Genova – lascia prevedere che dietro quei visi incappucciati non ci sono padri di famiglia e madri con bambini ma professionisti del disordine in piazza.

Nel buio della notte lo scambio di fuochi d’artificio e di lacrimogeni ci riporta con un brivido a Beirut o a Bagdad e invece questa volta succede dietro casa perchè sono cose di cosa nostra. “Rivoluzione”, gridano a Terzigno, S.Giuseppe Vesuviano, Boscotrecase e Ottaviano.

Rivoluzione. Vuoi vedere che qualcuno – come ha detto il Presidente di Legambiente – si è accorto finalmente che in Campania si sta uccidendo lentamente senza sparare perché tra cemento e rifiuti si è saldata una alleanza strategica tra la camorra e i colletti bianchi? Vuoi vedere che finalmente si vuole riscattare una regione che da 15 anni detiene il primato di illegalità ambientale, di gestione criminale del cemento e dello smaltimento rifiuti? Vuoi vedere che sta gente si è stancata di vivere in una regione con il più alto tasso di illegalità ambientale che ha visto nel solo 2009 ben 95 aziende coinvolte in smaltimento illecito dei rifiuti e abusivismo?

Il giro d’affari supera i quattro miliardi di euro, interessa decine e decine di “famiglie” che controllano l’ecomafia, l’abusivismo edilizio, la gestione truccata di appalti, il settore agronomo quello archeologico (Fonte Legambiente), ma prediligono lo smaltimento dei rifiuti e, in questi ultimi tempi, il cemento taroccato, utilizzato per strade,autostrade ed edifici pubblici.

Una montagna di rifiuti, alta come l’Etna (3350 metri) e pari a 13 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi, sono stati scaricati in 3 anni in migliaia di discariche abusive. Per trasportare questa munnezza ci sono voluti 520 tir, invisibili in una regione dove davanti a tutti i bar di paese c’è sempre il pieno, transitati evidentemente come fantasmi per strade, piazze e strade sterrate della Campania, diretti verso discariche abusive o” impianti fatiscenti e tecnicamente carenti, forti in qualche caso di provvedimenti autorizzativi di taluni appartenenti alla pubblica amministrazione” (Pietro Grasso, Procuratore nazionale Antimafia)

In tutta Europa gli Stati membri devono vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e promuoverne la prevenzione, il riciclaggio e la trasformazione a fini di riutilizzo. In Campania no.

In tutta Europa i rifiuti devono essere trattati prima di essere collocati a discarica e i rifiuti pericolosi devono essere destinati ad una discarica per rifiuti pericolosi. In Campania no.

In tutta Europa (Direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999) per gestire una discarica necessita un’autorizzazione, che prevede di identificare il richiedente che dovrà descrivere i tipi e i quantitativi dei rifiuti da depositare, la capacità ricettiva,la descrizione del sito, i metodi per la riduzione dell’inquinamento, i piani di sorveglianza, il piano di chiusura, la garanzia finanziaria del concessionario, una valutazione d’ impatto ambientale. In Campania evidentemente no.

E così il fuoco cova sotto la cenere, poi all’improvviso scatta l’emergenza che richiede la gestione dell’emergenza, dell’emergenza dell’ emergenza con Commissari alla munnezza che devono risolvere i problemi a colpi di decreti, di ordinanze e manganelli per giustificare crimini ambientali e collezionare l’ennesimo deferimento dell’Italia alla Corte Europea di Giustizia pronta a sanzionarci con milioni di euro che pagheremo tutti.

4 Commenti

  1. Caro Aldo, leggendo il tuo intervento mi è tornato alla mente un articolo di Massimo Fini, riportato su un settimanale nazionale, non ricordo se ‘Lo Stato’ o ‘Il Borghese’, di alcuni anni fa.. Massimo Fini proponeva una soluzione radicale per la città di Napoli e dintorni: schierare nel golfo la VI Flotta americana, aprire il fuoco e fermare il cannoneggiamento fin quando non restasse di Napoli, pietra su pietra. Iperbole, dirai. Certo, iperbole…ma quando certi comportamenti ancestrali fanno del vivere nell’immondizia, o obbedire alla camorra ed essere contro lo Stato, o persistere nell’arte di arrangiarsi e del piagnisteo come costume di vita. Aldo,fare analisi è inutile: questo modo di essere è cultura antica, come si può sradiare? Forse massimo Fini… .
    e.e.

  2. Personalmente ritengo che la proposta di Massimo Fini sia di pessimo gusto, anche se chiaramente ed ovviamente provocatoria. Dello stesso livello è citare queste ‘frasi fatte’ o di massificare una città composta da tante realtà , di cui solo alcune, obiettivamente deleterie. Napoli è una città d’importanza straordinaria da oltre 5000 anni ed è stata al centro strategico e politico del mondo occidentale con la forza della multi etnicità che è anche causa dei suoi difetti. Tra questi, è indubbio che un fenomeno come la camorra, endemicamente strutturato in diversi strati sociali, è uno dei peggiori ,ma, da qui a sottolineare di ‘non venire a Napoli’ ce ne corre e la prima cosa che mi viene in mente è suggerire di meditare e farsi due risate con ‘benvenuti al sud’ a cui aggiungo che, evitare di conoscere questa straordinaria città non è affatto qualcosa di cui andare fieri.
    Relativamente al tema aperto dal post invece, ritengo che si fanno quelle semplificazioni dedotte dal condizionamento di un giornalismo contemporaneo privo di onestà intellettuale, alla costante ricerca di sensazionalismo e tanto, tanto servilismo editoriale. Confronta quanto spazio hanno dedicato i media alla chiusura dell’ospedale di Cerreto in cui ci sono state manifestazioni più ampie, per numero e durata, con la sola differenza che non si sono incendiate automobili.
    Nell’indicare quell’alleanza strategica tra camorra e colletti bianchi, inoltre, si evita direi accuratamente di citare la responsabilità della classe politica che ha, certamente, un ruolo da protagonista.
    Nei programmi politici della classe amministrativa che ha governato questa città negli ultimi sedici anni, in tandem con l’amministrazione regionale, non è ancora funzionante un solo impianto di smaltimento rifiuti (la Lombardia ne ha 12) e non perché la camorra glielo ha impedito ma semplicemente perché era esplicito nel programma politico della sinistra, ritenere l’inceneritore qualcosa di dannoso e negativo al suo modello sociale. La camorra ha semplicemente colto l’occasione di far soldi su una palese inefficienza del sistema ed ha poi favorito il mantenimento del mercato creato quando, il sistema che gli aveva servito la ‘polpetta nel piatto’provava timidamente a fare retromarcia. In sintesi, si è promosso un progetto sociale ad ispirazione ecologica basato su modelli alternativi, di cui non si è avuta la capacità amministrativa di attuare, con il risultato che ci siamo ritrovati senza inceneritori e senza alternative. Da qui, l’unica strada di ammassare in eco balle e fare dell’emergenza sociale una perfetta strategia utile solo (?) al mantenimento della poltrona. E questo è durato fino ai numerosi interventi della magistratura del 2008 che hanno promosso la demolizione di questo sistema perverso e spudoratamente colluso. La mia, non è una visione politica di un’altra parte, in quanto ammetto che ho personalmente creduto e sostenuto questa ‘favola’ di modello ecologico sostenibile ma la consapevolezza di una realtà oggettiva completamente disarmante, non lascia alcuna alternativa. Ci sono regioni dove questi modelli si sono attuati, non perché manca la camorra, che in Veneto e Lombardia fa più affari della Campania, ma per la sola capacità degli amministratori di finalizzare un progetto politico. Possiamo anche indicare qualche nome e Alfonso Pecoraro Scanio è largamente ritenuto uno dei maggiori responsabili dell’origine della crisi del sistema rifiuti anche dalla sua stessa maggioranza. La commistione amministrativa di questa classe pseudo-ecologista con la sinistra bassoliniana ha prodotto disastri sociali in larga parte irreparabili…e questa non è un’opinione ma una incontrovertibile analisi. La logica perversa della nostra politica è che liquida questi ‘terminator’ con un tfr di 150.000Euro e circa 9000 Euro di vitalizio!!!…se lo scopre M. Fini, chiederà di armare una testata atomica a gittata intercontinentale!
    Battute a parte, abbiamo esempi analoghi nella politica ecologista che continua a sostenere la nostra provincia di Benevento, con l’aggravante che, pur disponendo oggi di tecnologie basate sulla dissociazione molecolare, largamente condivise e promosse in altre regioni dalle stesse associazioni ambientaliste che rendono inefficiente ed antieconomica la stessa raccolta differenziata, si continua a perseverare su modelli obsoleti già dimostratosi socialmente devastanti.
    Come vedi Aldo, la camorra è dannosa, è indubbio, ma avere amministratori non eletti dalla gente e privi di qualsiasi requisito tecnico-professionale per affrontare problematiche tanto complesse…è molto peggio!

  3. Certo che chi non frequenta il capoluogo campano e il suo interland , compreso il basso casertano, potrebbe avere anche qualche dubbio sulle cause che determinano gli episodi in questione.
    Da lontano viene quasi spontaneo e solidale pensare alla regia camorrista o all’inefficienza della classe politica; per chi invece è avvezzo a viaggiare in quelle zone, appare tutto molto più chiaro: tutti quelli che ci vivono (dai banditi di strada, alle massime cariche politiche senza tralasciare i comuni cittadini) sono riusciti a portare ogni aspetto del vivere civile al massimo estremo negativo.
    Se ciascun residente di quell’area non prenderà immediata coscienza che in ogni suo atto quotidiano deve usare maggiore rispetto per le regole, cominceranno a farsi strada le soluzioni più radicali tipo quella del caro Ezio….. addirittura qualche naturalista ha cominciato a caldeggiare il risveglio di quel sonnacchione di Vesuvio.
    Mi rendo conto che il tono potrebbe sembrare eccessivo, ma quando “l’ancestrale” malcostume comincia a coprire di melma l’intera regione e poi tutta la nazione per fare periodicamente il giro del mondo, è veramente troppo!
    A proposito , chiedo a chi è più addentrato di me, che fine ha fatto il vecchio progetto separatista che avrebbe voluto la provincia di Benevento inserita nel Molisannio?
    Alla luce di quanto continua a succedere, sarebbe il caso di riprendere quell’idea.
    Potrebbe inoltre essere interessante al riguardo, sapere cosa ne pensano i lettori di Vivitelese, magari con un referendum virtuale.

    Approfitto per invitare i gestori del sito a valutare questa ipotesi.

    Piero De Filippo

  4. Vorrei fare alcune osservazioni, perchè parlare dal pulpito è fin troppo facile:

    1) Alla camorra si obbedisce se sei un camorrista, altrimenti la camorra si subisce, se non decidi di fare l’eroe, come dimostra un articolo sul Venerdì di Repubblica della scorsa settimana;

    2) la frase di Massimo Fini si qualifica da sola, e in altri tempi avrebbe trovato senza dubbio spazio nel Mein Kampf, ma come si dice “buon sangue non mente”;

    3) se invece vogliamo parlare per iperboli, allora allo stesso modo dovremmo cannoneggiare Montecitorio e Palazzo Madama;

    4) i problemi di Napoli non sono certamente nati negli ultimi 15 anni, e tanto per fare un esempio ricordo che il rapimento Cirillo (con conseguente trattativa Stato-camorra) è del 1981, e per chi volesse approfondire suggerisco la visione del film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi che è addirittura del 1963;

    5) l’arte di arrangiarsi non è sempre folclore e sottocultura, spesso è l’unico modo di sopravvivenza in una situazione in cui lo stato è assente, nella migliore delle ipotesi, perchè quando è presente c’è da rabbrividire;

    6) nessuno sceglie di vivere nell’immondizia, ma spesso la scelta è tra vivere nell’immondizia o morire per l’immondizia, perchè chi decide di scaricartela sotto casa non fa riunioni preliminari;

    7) un vecchio proverbio napoletano recita “chi è sazio non crede a chi è digiuno”, ed è proprio vero, la filosofia napoletana raramente sbaglia.

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