La parabola del ranocchio ovvero: chi la dura la vince… forse!

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di Lorenzo Morone. C’era una volta una gara di ranocchi. L’obiettivo era arrivare in cima a una grande torre.  Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro. Cominciò la gara.  In realtà, la gente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: “Che pena !!! Non ce la faranno mai!” Molti ranocchi, sfiduciati, cominciarono a desistere. La gente, con un pizzico di sadica soddisfazione e l’aria di chi sa, continuava a dire : “… Che pena !!! Non ce la faranno mai!…” E i ranocchi, uno alla volta, si arrendevano, tranne uno che, testardo, continuava ad insistere. Alla fine, solo e con grande sforzo, raggiunse la cima. Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova. Scoprì così che…era sordo!…

Già, proprio come me. Sordo e testardo. E la giornata dedicata dal Touring Club a Cerreto, città dieci e lode, unica in Campania su 87 città in tutta Italia, non può che spingermi a scrivere ancora, per cercare di esprimere concetti semplici che aiutino a capire quale svolta potrebbe avere Cerreto se solo capissimo che abbiamo una Ferrari, ma che per vincere la gara non basta. Bisogna anche avere un pilota bravo. Ma non basta. Bisogna avere soprattutto un team capace, ove ognuno fa la sua parte. Senza improvvisazione. Senza protagonismi. A volte basta un nulla per rovinare tutto. E non sfruttare la enorme potenzialità turistica di Cerreto e dintorni sarebbe delittuoso. Non solo per la cultura. Anche e soprattutto per la nostra economia. Ricordo solo che la Bandiera Arancione è stata il frutto del lavoro di tre Amministrazioni, diverse per colore e cultura, e di una Pro Loco collaborativa e propositiva. Tutti remavano nella stessa direzione, con continuità, migliorando ciò che era da migliorare e cambiando ciò che era da cambiare. Il passato non faceva ombra, costituiva esperienza, Nessuno voleva emergere, tutti volevano vincere. Insieme. Ma il simbolo del turismo di qualità è stato un punto di partenza, non un punto di arrivo, come molti hanno creduto. Sbagliando. Basta rileggersi l’articolo del Corriere della Sera del 3 agosto 2000, scritto dopo la visita in incognito di un giornalista, in un giorno qualunque, per capire se e dove si è sbagliato. Ricordo qualche passaggio: “ Nell’antico centro sannita nulla è lasciato al caso. Nei Musei perfetta l’accoglienza per i turisti…qui c’è poco dell’improvvisazione meridionale…e i bagni sono a 5 stelle…” Il succo era/è questo: una città non può essere “10 e lode”,  solo il 10.10.10, se vuole trasformare il turismo culturale in economia stabile, deve esserlo ogni giorno!

Ecco perché, da sordo testardo campanilista, continuo a rimarcare ciò che c’è da cambiare a Cerreto perché i suoi punti negativi diventino positivi: per esempio traffico e mercato, un binomio intimamente legato e potenzialmente esplosivo, nel bene e/o nel male. La chiusura al traffico di parte di Cerreto nella giornata del 10.10.10 ha richiesto tanto impegno da parte dei VV UU e tanti sacrifici da parte dei cittadini. Perché? Perché Cerreto, su 4 strade parallele (6 se mettiamo anche quelle che lambiscono la Scuola Elementare ed il Liceo Sodo), ne ha una sola che è senso unico a salire per cui, bloccata questa, si blocca tutto. Risultato? 5-1. Una sconfitta che non ammette discussione. E, a colmare la misura, uno dei sensi unici è, assurdamente, a sinistra, come nei paesi anglosassoni. Così, tutte le volte che bisogna chiudere il Corso, per un motivo qualsiasi, Cerreto Nord è raggiungibile solo attraverso un labirinto, lungo e tortuoso, da regolamentare volta per volta. Percorso che innervosisce gli automobilisti ed impegna al limite i Vigili. Se invece Via Telesina fosse senso unico a salire, avremmo due vie per scendere e due per salire, e la chiusura momentanea del corso e/o di via Sannio sarebbe automaticamente bilanciata da una via parallela.  E il mercato? Guardate la foto: negli anni ‘50 il mercato si svolgeva lungo il Corso e in Piazza S.Martino, e richiamava tanta gente. Idea: perché non riportare lungo il Corso il mercato generico e in Piazza S.Martino la mostra-mercato dei prodotti tipici di Cerreto e, soprattutto, del Parco del Matese, magari di sabato pomeriggio: chissà che non riempiamo Cerreto, tutta Cerreto, incrementiamo le vendite e convinciamo pure qualcuno a rimanere in zona, per cenare e/o pernottare per il Week-end. D’estate, poi, la serata si potrebbe-dovrebbe arricchire con altre iniziative, senza svenarsi, come per altre manifestazioni…una tantum. A volte basta poco: solo un pò di fantasia, tanta testardaggine e, soprattutto, la capacità di rendersi sordi alle rituali lamentele di chi guarda solo il proprio orticello, incapace di vedere oltre il naso. Diceva un saggio: chi ha paura del nuovo è già morto!…e Cerreto, nonostante tutto, vuole vivere.

Lorenzo Morone


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