Ricorso in Vaticano contro le dichiarazioni di mons. Michele De Rosa sulla pedofilia

1

di Adam Biondi. Per comprendere l’importanza e le cause che hanno portato alla presentazione di un esposto alla Segreteria di Stato della Santa Sede e alla Congregazione dei Vescovi contro le affermazioni di mons. Michele De Rosa sulla pedofilia riporto la cronologia degli eventi che interessano la vicenda.

Il 2 aprile scorso, durante la celebrazione della passione presieduta da Papa Benedetto XVI nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Padre Raniero Cantalamessa nella veste di predicatore della Casa Pontificia tenne una omelia nella quale affermò che in merito ai casi di pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica “si è scatenata una campagna di odio come l’antisemitismo per gli ebrei”.

Tali dichiarazioni provocarono la dura reazione delle comunità ebraiche, scioccate dalle parole di Padre Cantalamessa: sui giornali di tutto il mondo i rappresentati delle comunità ebraiche e delle maggiori associazioni di lotta alla pedofilia hanno commentato increduli quelle parole chiedendo alla Santa Sede degli immediati chiarimenti.

In questo contesto si inserisce la nota rilasciata da mons. Michele De Rosa (vescovo della Diocesi di Cerreto – Telese – Sant’Agata de’ Goti e Segretario regionale CEI) il 3 aprile 2010 all’Agenzia di informazione ASCA, riportata anche sul sito internet della Diocesi all’indirizzo http://www.diocesicerreto.it/index.php/il-vescovo/messaggi/85-pedofilia-mons-de-rosa-cantalamessa-gli-ebrei-sono-sempre-permalosi.html

In questo comunicato dall’eloquente titolo “Mons. De Rosa: Cantalamessa? gli ebrei sono sempre permalosi” mons. Michele De Rosa non solo usa frasi del tipo “Capisco che abbiano sofferto con l’olocausto, ma non possono farne una bandiera, potrebbero essere più umili” ma quando spiega la sua “ricetta” sui preti pedofili rilascia la sconcertante dichiarazione “Non denuncerei alla polizia un prete accusato. Soprattutto se si e’ pentito sinceramente, lo toglierei di la’ e lo metterei in un posto dove non puo’ piu’ far male, dove avrebbe meno tentazioni”.

In Vaticano intanto il 4 aprile 2010 Padre Cantalamessa, resosi conto della gravità delle sue dichiarazioni,  ritratta le parole dell’omelia del 2 aprile e chiede scusa per aver “urtato la sensibilità degli ebrei e delle vittime della pedofilia”.

E mons. Michele De Rosa, chiede scusa anche lui? No, anzi il suo articolo viene pubblicato anche su “Il Sannio Quotidiano” e nessuno ha il coraggio di chiedere a Mons. Michele De Rosa un chiarimento (e questo credo che ci debba far riflettere sull’impoverimento culturale che le nostre zone stanno attraversando).

A luglio, navigando su internet, scoprii le dichiarazioni di Mons. De Rosa rimanendone scioccato. Il 22 luglio divulgai una lettera aperta nella quale chiedevo al vescovo dei  chiarimenti ed in particolare ponevo a mons. De Rosa cinque importanti domande:

1 – Eccellenza, affermando che Lei non denuncerebbe un prete accusato di pedofilia specie dopo essersi pentito, può spiegarmi quale sia il Suo concetto di Giustizia? E quale fine farebbe il nostro sistema giudiziario e di rieducazione se i reati si iniziassero ad estinguere col solo pentimento?

2 – Eccellenza, affermando che Lei non denuncerebbe un prete accusato di pedofilia e che lo metterebbe ad un posto dove non può più far male, mi pone di fronte ad un dubbio di urgente gravità e che spero non sia fondato: e se nella nostra Diocesi, a nostra insaputa, Lei avrebbe già usato questo tipo di metodo?

3 – Eccellenza, non crede che queste Sue parole, unite a quelle di altri Suoi eminenti colleghi, siano responsabili di una sempre più forte mancanza di fiducia nella Chiesa Cattolica e specialmente nelle gerarchie ecclesiastiche?

4 – Eccellenza, con queste parole, specie dove Lei afferma che non denuncerebbe un prete accusato di pedofilia e che lo metterebbe ad un posto dove non potrebbe più far male, non crede che Lei abbia offeso le vittime di pedofilia?

5 – Eccellenza, da povero studente universitario quale sono, mi spiegherebbe il significato delle sconcertanti parole “lo metterei in un posto dove non puo’ piu’ far male, dove avrebbe meno tentazioni”?

La mia lettera aperta venne trasmessa ad alcuni giornali e blog online oltre che ai due principali giornali cartacei della provincia: Il Sannio Quotidiano e Il Mattino di Benevento. Tranne questi ultimi due giornali cartacei, tutti i giornali online ed i blog pubblicarono la lettera aperta.

Grazie ai social network la notizia si è diffusa celermente: il solo articolo pubblicato sul blog ViviTelese è stato visto da oltre 1.500 persone in pochi giorni ed è stato condiviso da oltre 220 utenti su Facebook. E grazie al sostegno dell’amico Nuccio Franco e di diverse associazioni di lotta contro la pedofilia, la notizia è stata divulgata su tredici giornali online di portata nazionale.

Sempre più persone, giovani, nonni, padri e madri, psicologi, avvocati ed addirittura membri di associazioni cattoliche della Diocesi, tutti scioccati dalle affermazioni di Mons. De Rosa sulla pedofilia, hanno espresso nei loro commenti perplessità e sgomento.

Constatata la gravità delle affermazioni e accertato che le posizioni di mons. Michele De Rosa sulla pedofilia non venivano ritrattate, l’11 agosto 2010 un gruppo di persone si apprestava a scrivere un esposto alla Segreteria di Stato e alla Congregazione dei Vescovi per chiedere un intervento della Santa Sede in merito alle dichiarazioni di mons. Michele De Rosa sulla pedofilia che oltre ad essere in palese contrasto con la legislazione italiana sono anche contrarie alle dichiarazioni rese dal Santo Padre Papa Benedetto XVI che ha invitato le autorità ecclesiastiche a collaborare con le autorità civili preposte.

Mons. Michele De Rosa, con la sua dichiarazione rilasciata all’Agenzia ASCA il 3.04.2010, non è andato solo controcorrente rispetto alla posizione del Papa sull’argomento ma ha addirittura violato la guida sulle procedure canoniche della Congregazione per la dottrina della fede. In questa guida, che illustra le disposizioni cui si devono rigorosamente attenere le autorità ecclesiastiche di fronte a casi di abusi sessuali su minori (la guida raccoglie le disposizioni del Motu Proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” del 30 aprile 2001 e del Codice di diritto canonico), vi è scritto “si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità”. E “seguire la legge civile” significa denunciare il prete pedofilo! Altrimenti, non denunciando il prete pedofilo – e come ha detto il vescovo –  mettendolo in un posto “dove avrebbe meno tentazioni” (?!) si cade nel reato di cui all’art. 378 codice penale e cioè nel favoreggiamento che è punibile fino a quattro anni di reclusione. Inoltre il reato di favoreggiamento persiste (art. 378 codice penale ultimo comma) anche “quando la persona aiutata non e’ imputabile o risulta che non ha commesso il delitto.”

I due plichi contenenti l’esposto e i tredici documenti allegati sono stati indirizzati con raccomandate A.R. al Segretario di Stato della Santa Sede Sua Eminenza Tarcisio Bertone e al Prefetto della Congregazione dei Vescovi Sua Eminenza Marc Ouellet.

Che le dichiarazioni di mons. Michele De Rosa sono in contrasto con la legge italiana, con i dettami del Papa, con la guida sulle procedure canoniche della Congregazione per la dottrina della fede e.. con il buon senso è ormai  appurato! Confidiamo che l’intervento delle autorità interpellate in Vaticano, sottoforma di “richiamo” o altro provvedimento, possano convincere Mons. Michele De Rosa a ritirare le proprie dichiarazioni e ad affermare di collaborare con la Magistratura nel caso in cui egli venga a conoscenza di abusi sessuali su minori.

Al termine di questa nota ribadisco i miei ringraziamenti alle tante persone che mi sono state e continuano a starmi vicino oltre che a coloro che mi hanno offerto supporto logistico ed organizzativo. Questa volta voglio però ringraziare in particolare quei pochi che hanno tentato di ostacolare la divulgazione dei miei precedenti articoli cioè:

1 – Il Sannio Quotidiano ed Il Mattino di Benevento che come sempre si sono dimostrati dei giornali indipendenti (in particolare il primo) e attenti alla libertà di informazione;

2 – quei componenti dell’amministrazione comunale di Cerreto Sannita che si sono adoperati con tutte le loro forze per proibire il 15 agosto scorso l’esibizione dello striscione contenente le dichiarazioni di mons. Michele De Rosa seguite dalla frase “Sig. Vescovo chiarite le vostre affermazioni sulla pedofilia”. Proteggere il vescovo dalle sue stesse dichiarazioni è un’opera che rende l’amministrazione comunale cerretese meritevole di ricevere il premio italiano più ambito da sempre, il Tapiro d’oro!

Invito i cittadini a non avere timore nel chiedere al vescovo di ritrattare le proprie affermazioni sulla pedofilia. Quei tanti messaggi che avete scritto non lasciateli solo sui blog, sui giornali o sui social network, inviate delle mail all’indirizzo della Diocesi chiedendo semplicemente che il Vescovo ritratti le proprie dichiarazioni e che le renda compatibili con la legge italiana e con la legge canonica.

Sono convinto che se c’è qualcosa da temere è la paura stessa, il terrore sconosciuto, immotivato e ingiustificato che paralizza (Franklin Delano Roosevelt)

1 commento

  1. ECCO COME SI COMPORTANO LE GERARCHIE EKKLESIASTICHE IN PRATICA:
    E che dire delle due bambine australiane, ripetutamente violentate a Melbourne dal loro insegnante elementare padre Kevin O’Donnell tra il 1988 e il 1993. E perché il cardinale di Sydney George Pell ha insabbiato l’inchiesta ed altri come questi? Perché ha ostacolato gli indennizzi alle famiglie? Il colpevole si era macchiato di un duplice stupro su Emma e Katherina Foster. Emma si è impiccata nel 2008, non riuscendo a superare il trauma, e l’altra, Katherina, ha avuto problemi con l’alcool e, a seguito di un incidente stradale, ha riportato danni cerebrali. Due vite spezzate, a cui però nessuno renderà giustizia. Per otto anni i genitori hanno dovuto combattere un’aspra battaglia legale per ottenere i giusti risarcimenti dalla Chiesa cattolica locale. Nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù, tenutasi a Sydney dal 15 al 20 luglio 2008, i genitori delle due bambine hanno cercato inutilmente di farsi ricevere da Benedetto XVI per avere le scuse dal pontefice . Avevano preso l’aereo da Londra. Macché, neppure un pietoso sguardo cristiano dal Pontefice, troppo impegnato a festeggiare i giovani, a parole!
    DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
    COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
    (Nexus Edizioni), giugno, 2010.
    517 pagine,

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.