Un segreto di Castelvenere

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di Raffaele Di Santo. Il 28 luglio 2010 la redazione di “Fuori dal comune” si è recata presso l’ARCHIVIO DI STATO DI BENEVENTO alla ricerca delle storie del passato di Castelvenere. ( per altre info relative consultate il sito)  http://fuoridalcomunecastelvenere.jimdo.com/

E’ una storia che riteniamo più che mai attuale. Spesso il cittadino italiano è succube di sistemi politici che non tutelano in ognuna delle sue forme, ma danno spazio alle ingrate e immeritate cariche attribuite ai politici e ai “politicanti”. È uno sguardo al passato per capire meglio il presente e magari cambiare in meglio il futuro. Una storia di Castelvenere non molto remota.

Oggi, Abbiamo scelto di raccontarvi questa storia perché palesa i già presenti favoritismi all’epoca del 1945. Protagonisti sono infatti l’allora Sindaco in carica dal 1942 a Castelvenere PIETRO MARTONE , capo della squadra della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) e il cittadino ANTONIO DI CROSTA, iscritto al partito fascista, componente del direttorio del fascio e più tardi, fiduciario dei commercianti. Il signor Di Crosta era un commerciante con regolare licenza per la vendita di solfato di rame. Nonostante ciò si ritrovò a non poter esercitare il proprio impiego regolarmente. Perché? Dal 1942 non gli fu fatta alcuna assegnazione di tale fertilizzante per la distribuzione agli agricoltori , e nel 1944 fu denunciato dall’Amministrazione Comunale di Castelvenere per sottrazione al normale consumo. Va detto che, tra il sindaco Martone e il commerciante Di Crosta non correvano buoni rapporti per motivi più che lavorativi, personali. Di Crosta, il 13 novembre 1945, rimproverava alla prefettura nel documento n°89/6 di prot.Ris.Pers. al foglio n° 2972 che il Sindaco fosse circondato da elementi, nemici del Di Crosta e che allo stesso tempo ne subisse una forte influenza, tanto da non ammettergli il regolare svolgimento del proprio lavoro, poiché tutti i beni di genere alimentari all’ingrosso, destinati alla distribuzione alla popolazione, furono affidati verbalmente al sign. Sacco Giovanni fu Francesco. In seguito a questo avvenimento, Di Crosta, ormai impaziente, sentendosi vittima di ingiustizie da parte di chi avrebbe dovuto tutelarlo, scrisse di nuovo al Prefetto il 29 maggio del 1945 dicendo, riferendosi al sindaco Martone: (citiamo testualmente) “ […] Solamente la testa sciacqua di questo Sindaco può ragionare così [ … ] E’ soltanto un <<Pupazzo >> nelle mani di pochi commercianti i quali comandano a loro piacimento, e il Sindaco non fa altro che ubbidire e firmare.”

Furono due i sostanziali motivi di questa profonda incomprensione tra le parti.

Di Crosta ricorse al Prefetto denunciando due fatti relativi al Sindaco Martone:

  • – cioè che Martone Pietro (sindaco) fu figlio di un disertore della Prima Guerra Mondiale, denunciato per essersi consegnato al nemico il 28 agosto del 1917 e condannato a quattro anni di reclusione.
  • – Che Martone Pietro (sindaco) concesse la fornitura dei generi alimentari a chi a Castelvenere non era munito di regolare licenza di vendita, violando espressamente le disposizioni di cui al D.L.L. 14 marzo 1943.
  • Di Crosta accusò , richiedendo i giusti provvedimenti per il Sindaco, Pietro Martone di abusare del proprio potere e di utilizzare la propria fede fascista come arma di potere.

Ci fu un fatto noto che, riportato negli atti giudiziari, dimostrò quanto detto dal Di Crosta: il sindaco Pietro Martone, essendo caposquadra dei giovani fascisti litigò con il sig. Riccardi Salvatore di Castelvenere per ragioni personali, a tal punto che il medesimo trascese alle mani e fu denunciato per oltraggio alla divisa fascista poiché Martone la indossava al momento dell’accaduto. Fu un episodio che passò molto tempo sulle bocche dei Castelveneresi

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