Un mistero profano

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di Filomena Rita Di Mezza. prende spunto da una nota del libro postumo di Abele De Blasio, pubblicato nel 1961, dal titolo Guardia Sanframondi, notizie storiche, appunti su Limata. L’ Autore, con la sua raffinata sensibilità antropologica, fotografa la vicenda di una cittadina di Guardia, Maria Giovanna Garofalo, che la sera dell’otto maggio del 1841 entrò nella Chiesa parrocchiale, ruppe il vetro della nicchia dove era custodita la statua della Madonna, dichiarandosi la vera Madre di Gesù.  La donna   lasciò la nicchia solo dopo che le fu assicurato che sarebbe stata portata in processione per la Terra. I gendarmi preferirono affidarla al custode del carcere.    Partendo da questo fatto storico, l’Autrice traccia velocemente alcuni spunti psicoanalitici e filosofici che fanno ri-emergere, al di là delle evidenti connotazioni religiose e culturali dei Riti, alcuni aspetti legati alla femminilità del culto dell’Assunta ed all’eroico furore dei battenti. Il racconto si sviluppa in un susseguirsi di immagini e suoni, dai campanelli dell’Assunta ai Misteri, dal Castello visionario al corteo dei penitenti: “Il ritmo cruento dei colpi sul petto scandisce l’andirivieni dell’uomo tra sè e la trascendenza, una mortificazione che il penitente infligge alla propria carne, mettendosi alla prova sul confine corporeo, per romperlo e avvicinarsi, anche solo per un attimo, all’infinitezza dell’amore di Dio”. Con uno stile di scrittura vario, il libro si lascia leggere di un fiato, lasciando che poi la mente torni a rielaborare i concetti accennati. Come scrive l’Autrice “Suggerire le cose, tante volte, è meglio che esplicitarle”.

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