L’Asso pigliatutto

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di Nicola Pacelli. Risulta particolarmente interessante l’articolo pubblicato questa settimana da Giuseppina Iannotti, in cui si parla di Cerreto Sannita, considerata un tempo “il faro della cultura e della civiltà”, nonché del prestigio raggiunto dal suo Liceo e dall’Istituto Magistrale. Ci sarebbe ancora da aggiungere che Cerreto Sannita ha rappresentato, per anni, la guida ed il punto di riferimento dell’intera Valle Telesina, con la propria Sede vescovile, la sua rinomata Scuola D’arte, la Comunità Montana, le botteghe della ceramica, la direzione degli uffici e degli Enti statali più significativi, la Pretura, il Comando della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, l’Ufficio del Registro. Poi, sul finire degli anni ’50, i cittadini di Cerreto, sono incappati nello stesso equivoco che ha coinvolto le altre popolazioni dell’ area telesina, come già abbiamo avuto modo di spiegare ed argomentare, ai lettori di Vivitelese, in un precedente articolo. Si è pensato cioè che, essendo il Comune di Telese dislocato al centro della Valle Telesina, doveva essere necessariamente considerato anche, come dire, il Centro Direzionale della intera Valle.

Si è scambiata cioè la centralità di natura puramente geografica, con una conseguente, necessaria centralità decisionale, e quindi ci si è sentiti obbligati a trasferire, dai paesi limitrofi, al Comune posto al centro, tutte le attività, gli uffici e gli Enti istituzionali di maggiore rilevanza, nella errata convinzione che, solo in tal modo, poteva essere realizzato ed attuato l’interesse comune ed un conseguente, diffuso miglioramento economico e sociale per l’intero territorio. Nessuno ha pensato, in quel tempo, di verificare se esistevano le condizioni necessarie ed essenziali perché il Comune di Telese venisse posto a capo di un intero territorio e soprattutto se esistevano, in questo Comune, delle persone sufficientemente preparate ed idonee a svolgere tale compito. Si è invece proceduto, condizionati da una sorta di sudditanza psicologica, ad una continua e progressiva spoliazione degli uffici e delle attività preminenti dai paesi limitrofi, con un conseguente accentramento di attività nel paese centrale.

In tal modo Cerreto, come giustamente lamentano oggi i cittadini, ha perso man mano il Liceo, l’Istituto magistrale, la Pretura, il Comando della Guardia di Finanza e tra non molto, si presume, perderà anche il Comando Carabinieri. Lo stesso è avvenuto per gli altri paesi limitrofi, mentre risulta tutt’ora in atto tale processo di accentramento, se è vero che, sia il neo eletto Sindaco di Telese Terme, sia il gruppo di opposizione, hanno in questi giorni dichiarato che è opportuno trasferire l’Ospedale da Cerreto a Telese, perché sarebbe “strumento di un efficiente servizio e di uno sviluppo del settore terziario”. Ora tutti sanno che, in qualunque città del mondo, un ospedale viene normalmente costruito in zona periferica e preferibilmente collinare, per offrire ai malati un ambiente meno inquinato e più ossigenato (vedi il Cardarelli di Napoli, il Gemelli di Roma ecc.). Dalle nostre parti invece si pensa di agire al contrario.

Ora, ammesso che si riesca a salvare l’Ospedale dalla chiusura, viene da chiedersi: “Una volta trasportato a Telese Terme, l’Ospedale S. Maria Delle Grazie, dove si penserebbe di dislocarlo?”. Probabilmente lungo il Viale Minieri, visto che, nell’intera area comunale, non esiste più nemmeno un metro quadrato per costruire un semplice monolocale. Invece noi pensiamo che, giunti a questo punto, bisogna agire esattamente al contrario, attraverso un progressivo decentramento. Se infatti un tale caotico accentramento poteva essere inizialmente giustificato da una speranza di sviluppo dell’intera zona, oggi  appare chiaro ormai a tutti che lo sviluppo non solo non c’è stato, ma non è mai iniziato ed anzi lo stesso Comune capofila, per quanto affermano gli stessi cittadini di Telese, è ridotto in una condizione disastrosa. Allora sarebbe il caso che Telese Terme restituisse a Cerreto Sannita ciò che apparteneva a Cerreto, come pure a Castelvenere, a Solopaca, ad Amorosi e così via, ciò che è stato sottratto a questi Comuni. Sarebbe il caso che Telese Terme restituisse ai cittadini di S. Salvatore Telesino la proprietà del Parco termale, che ancora oggi è ubicato all’interno dei confini naturali, territoriali e catastali di questo Comune. Invece, con un discutibile accordo tra le due Amministrazioni, che risale al lontano 1957, veniva costituito un carrozzone, controllato inspiegabilmente quasi per intero da rappresentanti telesini, quel cosiddetto Consorzio idrotermale che, in quasi 50 anni dalla costituzione, non solo non ha realizzato i propri compiti istituzionali riguardanti in particolare lo sviluppo del termalismo, ma non ha ancora neppure iniziato alcuna attività in tal senso, per cui  andrebbe soppresso in via immediata.

A questo punto le popolazioni telesine, se hanno interesse a risolvere i loro problemi, dovrebbero assumere in proprio qualunque iniziativa e, visto che nulla è stato ancora iniziato, ripartire da zero, magari con la costituzione di un Comitato permanente, di cui facciano parte gruppi di volontari provenienti dai vari paesi, i quali antepongano il bene comune all’interesse personale, nel tentativo di costruire un programma efficiente e duraturo, anche per evitare che, tra 50 anni, i loro figli, si ritrovino a dibattere questi stessi problemi, non ancora risolti, e sicuramente peggiorati.

Nicola Pacelli

2 Commenti

  1. Egregio signor Pacelli,
    all’inizio ho strabuzzato gli occhi e mi è venuto da sorridere, a leggere il suo ennesimo intevento contro Telese. E sono passato oltre.
    Poi ho pensato che, essendo un neoamministratore del citato comune, avevo il dovere di farle notare l’incredibile strafalcione su cui Lei ha costruito i suoi schemi di ragionamento. Apra bene gli occhi:

    1) il sindaco, Pasquale Carofano e l’amministrazione attiva NON HANNO MAI AFFERMATO CIO’ CHE LEI INOPINATAMENTE ATTRIBUSICE LORO;
    2) il sindaco e l’amministrazione comunale hanno sostenuto le battaglie dei territori, e in particcolar modo quella in favore dell’ospedale di Cerreto Sannita, arrivando addirittura alle dimisisoni dello stesso sindaco, da poco insediatosi;
    3) a fronte di tutto ciò, il sindaco di Cerreto Sannita, Pasquale Santagata, e la sua amminsitrazione, avendo sostanzialmente perso la battaglia con l’emanazione del piano sanitaro regionale, hanno pensato bene di chiedere all’ASL di Benevento di sottrarre i servizi ambulatoriali attualmente a Telese per portarli da loro;
    4) da questo è scaturita la nostra ovvia e repentina reazione per impedire lo scippo, condito da una straordinaria pugnalata alle spalle che non ci aspettavamo da parte di un comune al quale ci univano sentimenti di sincera amicizia.

    Come potrà vedere, caro Pacelli, Lei ha preso fischi per fiaschi. Spero ne prenda atto e non perda l’occasione che Le viene gentilmente concessa per porgere le Sue scuse all’amministrazione attiva di Telese Terme.

  2. Se bastassero delle scuse o le dimissioni di un Sindaco a risolvere i problemi della sanità telesina, inviterei subito l’uno a farle e l’altro a non revocarle. In merito all’intervento di Nicola e la replica di Gianluca, mi persuado maggiormente che non si riesca a centrare il vero punto del problema e si cerca faziosamente di spostare l’attenzione su mere questioni campanilistiche. Direi anche poco appassionanti. Da cittadino che paga un mucchio di tasse, mi trovo a considerare che per il nostro bacino d’utenza, negli ultimi vent’anni sono state costruite ben due strutture ospedaliere. Nemmeno banali direi. Ebbene, allo stato attuale, se un cittadino di Cusano, piuttosto che Guardia o Amorosi, avesse bisogno di un trattamento ospedaliero, è costretto a rivolgersi ad una struttura privata, seppur convenzionata e non credo di dire assurdità se questa prassi viene anticipata da una puntuale visita a pagamento, generalmente in nero. La conclusione è che, pur avendo pagato un servizio sanitario col mio contributo fiscale, devo assistere non solo all’incapacità della classe amministrativa a fornirmi il servizio (pur mediocre) che ha finanziato due strutture ospedaliere non funzionanti, ma ,devo pagarlo una terza volta attraverso la spesa che l’Asl versa alla struttura convenzionata ed addirittura una quarta con la ‘visitina’, senza la quale è anche difficile(o impossibile) accedere alla struttura convenzionata. Avrei immaginato che Gianluca, da vecchio marxista, avesse avuto una maggiore sensibilità alla razionalizzazione della spesa sociale e che scenari di tale gravità, fossero supportati in modo più incisivo di una dimissione, diciamo pure simbolica. Va dato atto che, solo il comitato civico sta avendo il coraggio di difendere strenuamente, e con non pochi sacrifici, il diritto alla salute ed anche l’unico a denunciare le aberranti scelte che la classe politica ha fatto sulle nostre teste. Mi auguro che questo faccia riflettere anche su altre importanti strutture pubbliche come il Polo Scolastico di cui tanto si è parlato e di cui ho l’impressione che nasca dalla stessa mentalità politico-campanilistica che hanno determinato la situazione sanitaria telesina e non da un’analisi tecnicamente ed obiettivamente valida delle sue potenzialità sociali ed in armonia con le peculiarità del territorio.

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