Festa dello Struppolo

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di Raffaella Vitelli. La giusta valorizzazione di un prodotto della gastronomia del territorio non può prescindere da un utilizzo rigorosamente selezionato degli ingredienti necessari per realizzarlo! Se si chiede l’etichettatura per individuare l’origine della materia prima con cui vengono realizzati prodotti tessili e della pelletteria, a maggior ragione è indispensabile cercare di avere garanzie sulla provenienza di ciò che utilizziamo per la nostra alimentazione. Se partiamo da questo assunto minimalista, ed oserei dire, scontato, tutto ciò che viene celebrato attraverso le innumerevoli sagre, feste e quant’altro, per far conoscere le “delizie” culinarie locali, presuppone che ciò che urge per l’esecuzione sia opportunamente vagliato. Ma in quante occasioni ciò accade per davvero? Mi sento di rispondere: raramente! Ciò che vuole mettere in atto la Pro Loco a San Salvatore Telesino con gli operatori del settore e i volontari che parteciperanno alla “Festa dello Struppolo” del 3, 4 e 5 settembre, è rafforzare il percorso di filiera a km zero, ovverosia, un prodotto tipico della gastronomia locale realizzato con gli ingredienti messi a disposizione dal territorio. Questa “strada” sarà seguita non soltanto per festeggiare lo Struppolo ma anche per celebrare i famosi ortaggi e la straordinaria qualità delle carni dei nostri allevamenti selezionati che saranno insieme al vino i protagonisti delle tre serate di settembre.

media partner dell’evento: Synpress, Fremondoweb In collaborazione con Coldiretti, La città di Eufemia, Lerka Minerka, Consulta Ambientale di San Salvatore Telesino, Tennis Club Grassano, Parrocchia Santa Maria Assunta Partecipa la proloco di Padulese ufficio stampa Domenico Tescione d_tescione@libero.it informazioni info@prolocosansalvatoretelesino.it PRO LOCO SAN SALVATORE TELESINO via Plebiscito 82030 San Salvatore Telesino (BN) Tel. 0824.948144 www.prolocosansalvatoretelesino.it

Gli “Struppoli”

Come tutti i miti popolari (grandi e piccoli) ha origini incerte e probabilmente collettive: chi inventò e quando la ricetta degli struppoli? Non si sa. Di certo si sa che essa e vecchia di secoli e che è nata a San Salvatore: già a pochi Km di distanza nei paesi limitrofi, la ignorano e nessuno ha mai assaggiato lo struppolo….Da non confondere con gli “struffoli” Napoletani (che sono dolci e ricoperti di miele), gli struppoli di San Salvatore rientrano nella grande categoria dei rustici, cioè sono salati. La loro relativa “leggerezza” ne fa un prodotto versatile, dai molti usi: buoni da soli (quando si avverte il classico ” buco nello stomaco” ed il conseguente bisogno di mangiare qualcosa) diventano eccellenti se tagliati in orizzontale e farciti con una fetta di formaggio o di prosciutto.

Lo struppolo

Non lasciatevi turbare dalle sensazione che avvertirete subito al primo boccone, la secchezza alla gola: è creata ad arte. L’inventore o meglio gli inventori dello struppolo conoscevano bene la scala dei piaceri della vita: lo struppolo deve procurare una lievissima impressione di soffocamento, da noi si dice : “Adda ndurzà nganna” perché deve far venire la voglia di bere. Infatti, si accompagna benissimo ad un buon bicchiere di vino, rosso preferibilmente. Altro che tristi fettine alla brace o insipidi hamburger. Diamo qui di seguito la ricetta originale nelle sue due varianti, poiché anche la preparazione degli struppoli si è spaccata sin dall’inizio in due scuole di pensiero: con lievito o senza lievito?

INGREDIENTI:

1 kg di farina; 1 cubetto (25 gr) di lievito; 1 bicchiere d’olio; 10 uova; 1 cucchiaio di sale; 1 pizzico generoso di pepe; e 1 litro d’olio di semi di girasole per la frittura.

PROCEDIMENTO: Impastare su una spianatoia tutti gli ingredienti (aggiungere per ultimo il lievito stemperato in un po’ d’acqua tiepida). Far lievitare per circa 1 ora (in un posto caldo) l’impasto in un canestrino ricoperto con un panno di lana. Successivamente, rovesciare l’impasto cresciuto sulla spianatoia e tagliare a tocchetti lunghi 0,8-0,9 cm. Passarli con mano leggera sull’intreccio della canestrella di vimini precedentemente adoperata per dare agli struppoli il loro caratteristico aspetto “corrugato”. Far riposare per circa un quarto d’ora. Intanto, far scaldare in una teglia (più alta che larga) l’olio di girasole. Quando la temperatura dell’olio sarà elevata, cominciare a tuffarvi gli struppoli, pochi alla volta fino a quando avranno preso un bel colore dorato. Scolare e asciugare della carta da cucina. Gli struppoli sono buoni sia caldi che freddi e si possono tranquillamente surgelare. Nella versione senza lievito bisogna lavorare velocemente (e in punta di dita) l’impasto. Al contrario bisogna sbattere più energicamente le uova, prima di aggiungerle agli altri ingredienti. Ovviamente, non occorre attendere la lievitazione: si può friggere subito. La ricetta sembra facile; in realtà non lo è, perché, come diceva un grande esperto Brillat-Savarin (e faceva l’esempio dell’uovo termico), “le pietanze più semplici sono quella più difficili da preparare”. In effetti, se non volete andare incontro a cocenti delusioni, deponete il vostro orologio e non vi cimentate da soli nella preparazione. Almeno la prima volta, occorre la guida di una sapiente massaia, disposta a rivelarvi insidie e segreti della ricetta.

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