Banda larga, consumatori a metà

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di Giovanni Festa. Metà di quanto gli spetta: ecco la banda garantita ai consumatori USA secondo FCC, nonostante le altisonanti pubblicità.E in Italia si invoca l’open source per lo strumento di misurazione di AGCOM

La Federal Communications Commission (FCC) ha analizzato la velocità con cui in media gli utenti statunitensi riescono a connettersi e ha comparato il dato con la velocità dichiarata dai provider: avendo la brutta (ma forse scontata) sorpresa che la velocità massima raramente coincide con quella effettiva.

Secondo il rapporto sulle performance di banda larga prodotto dalla Commissione federale, nel 2009 i consumatori degli Stati Uniti abbonati ad un servizio di connessione di banda larga hanno potuto godere solo della metà della velocità promessa dai provider: mentre venivano pubblicizzate velocità tra i 7 e gli 8Mbps, la reale velocità di connessione era compresa tra i 3 e i 4Mbps.
Il problema sarebbe non tanto dei dati falsi divulgati, ma della pratica di pubblicizzare non la velocità media fornita bensì quella massima: la FCC si è detta pronta a fare in modo che questo cambi, in modo che vengano fornite agli utenti dettagli più affidabili. La velocità massima, infatti, è un optimum che non tiene conto del traffico di reti congestionate e dei computer e dei router non ottimizzati, senza contare ostacoli fisici come la distanza dalla centrale nel caso di connessioni come quelle DSL.

Nel nuovo progetto della FCC, che prenderà la forma di una raccomandazione nel National Broadband Plan (il piano che raccoglie la roadmap da adottare nell’ampliamento delle connessioni di banda larda), la Commissione prevede la pubblicizzazione della velocità media e delle performance di rete nelle ore di punta del traffico online.

Insomma, FCC sembra andare nella direzione adottata anche da AGCOM, che nei giorni scorsi ha puntato l’occhio sulle stesse cifre massime che gonfiano la reale offerta degli ISP.
L’Italia si trova un passo avanti dal momento che l’authority avrebbe già individuato in NEMESYS il software da mettere a disposizione degli utenti per il controllo della velocità effettiva. Tanto che i dibattito su quest’ultimo sembra già avviato: la questione all’attenzione di alcuni osservatori è che un software acquisito con i soldi pubblici e con lo scopo di garantire la trasparenza (tanto più che effettua un calcolo su cui le opinioni dei consumatori dovrebbero poter fare raffronti) debba essere open source,

In particolare, vista la natura istituzionale del suo acquirente, Marco Scialdone parla di EUPL (European Unione Public Licence), la licenza predisposta in ambito europeo che intende proprio promuovere la fornitura di servizi di eGovernment interoperabili fra le pubbliche amministrazioni europee, ai suoi cittadini e alle sue imprese dei paesi europei. Ma non è l’unica voce che si leva per sostenere la proposta.

links:
– http://www.fcc.gov/Daily_Releases/Daily_Business/2010/db0813/DOC-300902A1.pdf
http://www.dslreports.com/shownews/FCC-Youre-Not-Getting-The-Broadband-You-Pay-For-109943
http://punto-informatico.it/2968039/PI/News/agcom-cittadino-vigilera-sull-isp.aspx
– http://www.misurainternet.it/
http://www.informationsociety.it/ictlaw/agcom-e-il-software-nemesys-per-monitorare-i-consumi-internet-degli-utenti-opensource-in-eupl.html
– http://scialdone.blogspot.com/2010/08/agcom-quel-software-deve-essere-open.html
http://www.eupl.it/

* Fonte: http://punto-informatico.it/2970592/PI/News/banda-larga-consumatori-meta.aspx

Movimento Difesa del Cittadino – MDC –
Associazione Nazionale Consumatori e Utenti
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Presidente: Giovanni Festa
Conciliatore abilitato Consumer’s Forum
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