Vivitelese speranze sulfuree

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di Nicola Pacelli. Mi devo complimentare con il Sig. Aldo Maturo, per le espressioni lusinghiere usate nei miei riguardi, nel suo scritto di commento al mio articolo dal titolo: “Quo usque tandem,,,ecc.” , apparso lo scorso 4 Luglio su Vivitelese, e che trattava delle aspettative, da parte della intera popolazione telesina, di un risveglio economico e turistico della zona, che purtroppo tarda a venire. Tra l’altro egli mi ha definito un “Homo villicus”, come dire “un contadino”, il che per me è motivo di grande orgoglio. Recita il proverbio: “Contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Non credo sia stato per le scarpe, perché, modestamente, uso calzature n. 41; invece, molto immodestamente, devo credere sia stato per il cervello fino. Se è così, devo riconoscere che il Sig. Maturo ha perfettamente ragione. Infatti non ho mai abitato a Telese centro, vivo in collina, non respiro esalazioni sulfuree, non mi bagno nella piscina Goccioloni o nella Pera, non ho mai bevuto acqua di Telese. Al contrario preferisco bere acqua “purissima, levissima” proveniente dalle montagne del Matese  o, per restare in ambito locale, dai monti di Pietraroja, da cui è possibile attingerla in località “Fontana dello Stritto”. Un ulteriore elogio occorre fare al Sig. Maturo poiché egli, pur essendo, come presumo,  un Telesino DOC, è riuscito ad arrivare finalmente alle stesse conclusioni, note  ormai da anni alla gente comune, per cui tranquillamente può oggi affermare che egli vede il suo paese, cioè Telese Terme, come “  un paese  irriconoscibile, violentato,  rappresentazione plastica di come la speculazione e il malgoverno possano stravolgere la vita di una comunità facendone scempio. Decine e decine di inutili palazzi sorti come simulacri e desolatamente vuoti. Case, casine, casette spolverate come formaggio dovunque ci fosse un po’ di verde disponibile. Al di là di ogni logica, non sono le case che si sono adeguate alle strade ma sono le strade (?!) che si insinuano zigzagando tra le costruzioni facendo impazzire gli addetti alla toponomastica.” Ed ancora “ Non illudiamoci. Non so cosa potrà fare l’ Amministrazione per recuperare un’armonia urbanistica distrutta da un cocktail di speculazioni, cointeressenze, connivenze, intuibili alleanze ed elastiche lobby.”E in questo quadro tragico si continua a parlare ottimisticamente di turismo, come se ne parlava e scriveva 40 anni fa, con le stesse speranze, le stesse parole, le stesse proposte”. Per concludere infine: Telese diventerà non area di rimboschimento, come prevedeva Mazzillo, ma periferia degradata aperta irrimediabilmente a pascoli di ben altro genere”.

Ora, ci si domanda: “ Se è successo tutto questo, per quanto riferisce oggi un Telesino autentico, la colpa di chi è? Possiamo forse attribuirla a qualche cittadino dei paesi limitrofi? E’ venuto per caso un abitante di Faicchio, di Solopaca, di Cusano Mutri a combinare questo ben di Dio? O non è stato piuttosto un Telesino, di cui non ci interessa nemmeno in questo momento conoscere il nome e la professione?” Ed allora ritorniamo inevitabilmente alla tesi già sviluppata nel precedente articolo in cui si diceva che l’Homo Telesinus, visto che non è in grado nemmeno di gestire il proprio territorio comunale, figuriamoci se possiamo ancora aspettarci che risolva i problemi economici e turistici dell’intero comprensorio telesino. Era quindi giusta la mia domanda, formulata per bocca di Cicerone: “Fino a quando, Telesini, continuerete ad abusare della nostra pazienza? ”. Per quanto riguarda poi l’espressione “parassiti”, usata dal Maturo, nei riguardi degli abitanti dei paesi vicini, bisogna dire che, se qualcuno pensava, 40 anni fa, di campare parassitariamente alle spalle di Telese, che nel frattempo avrebbe creato la torta da spartire tra i singoli Comuni del circondario, a quest’ora si sarà certamente ricreduto ed avrà sicuramente compreso che a Telese Terme non esistono pasticcieri.

Meglio quindi rimboccarsi le maniche e provvedere diversamente, poiché è risaputo che, anche in natura, un parassita non riesce a sopravvivere se per qualche mese non riceve sostentamento; figuriamoci se è costretto ad aspettare altri 40 anni! Anche la proposta di un “Consorzio dei 21 paesi”, formulata da Enzo Tripodi, non sembra attuabile poiché, come dice lo stesso Maturo “ Che il centro termale potrebbe essere il fulcro dell’intero territorio lo diciamo da lustri”, ed infatti, questo progetto, in 40 anni, non si è mai riusciti a realizzarlo.  Anche questa, come le tante altre infinite speranze del popolo telesino, è destinata a svanire nell’aria, immersa in una nuvola solforosa.

Bisogna tuttavia riconoscere  che il Maturo, con improvvisa intuizione, ha proposto l’esempio dell’Emilia Romagna, dove tutti si divertono e l’intera Regione vive di turismo. Ed allora sarebbe il caso di chiamare un esperto romagnolo e farci indicare le strade da seguire. Oppure, in alternativa, potremmo chiamare un lombardo, un bergamasco, un trentino il quale ci spieghi come hanno fatto, da quelle parti, ad  organizzare in maniera perfetta il turismo invernale.

Un famoso scioglilingua recita:” Trentatrè Trentini entrarono a Trento Ttrotterellando”. A noi ne basta uno solo, che si diriga a passo normale lungo il Viale Minieri, dove una guida locale gli spiegherà:” Qui, un tempo, vi erano tanti bei platani, unica attrazione del viale, che offrivano frescura agli abitanti, ma un giorno qualcuno decise di tagliarli, senza un perché.” Poi si potrà recare nel Parco termale, dove la stessa guida gli  spiegherà : “Qui un tempo, proprio intorno al Bar, vi erano alberi secolari che offrivano ombra e sollievo alle persone le quali, sedute nei divani, d’estate, sia di mattina, che di sera, godevano della piacevolezza e tranquillità del luogo. C’erano anche due piste da ballo, create fin dal secolo scorso, dalla Famiglia Minieri, per allietare le serate degli ospiti.  Poi un giorno, qualcuno, di cui non conosciamo il nome, né ci interessa saperlo, senza alcun motivo, decise d’un tratto di tagliare gli alberi, di distruggere le piste. Infine disse:” Qui, in questo stesso posto, (ci ) scaveremo “LA FOSSA”, che è il termine sinistro coniato subito dopo dagli abitanti telesini, ad indicare la costruzione che ne è scaturita. A questo punto, bisognerà solo sperare che questo Signore, se non è rimasto abbastanza spaventato, si muova a compassione e decide di darci una mano. E questa rimane, purtroppo, la nostra ultima speranza.

Nicola Pacelli

3 Commenti

  1. Trovo molto interessanti (e di stimolo intellettule) entrambi gli articoli di Aldo e Nicola. Se provaste ad anteporre la discussione dei concetti principali sull’opportunità di intese extracomunali (su cui sembrate convergenti), ai latinismi (simpatici ma non sempre pertinenenti al nostro tempo), sarebbe più proficuo per tutti. Secondo me, entrambi vi siete certamente fatti un idea o proposta da suggerire e sarebbe interessante conoscerla e discuterne.
    Non nascondo di averne una anch’io, che deriva dall’analisi del nostro sistema politico, dall’evoluzione socio-culturale dei nostri luoghi e non marginalmente, dall’osservazione di altre realtà nazionali ed extraeuropee.
    Sono stato sempre convinto che il nostro grande male scaturisse da uno scollamento tra la classe politica e la gente. Nel tempo, ho consapevolizzato inequivocabilmente, che lo scollamento non è tra i politici e la società ma tra la politica e la realtà.
    Il fatto stesso che di questo argomento se ne parli da vent’anni, relegando l’argomento ad una nuvola di seghe mentali ne è l’evidenza. I politici romagnoli, trentini, piuttosto che tedeschi o svedesi, sono semplicemente più vicini alla realtà reale (necessaria duplicazione, perchè ognuno se ne inventa una).
    Spesso, a mio modesto avviso, è colpevole anche quella ‘abbuzzagnata’ mentalità tipica di noi meridionali da cui non mi sottraggo (e che non dipende dalle mofete sigh!), tanto geniale quanto capace a disperdere delle fantastiche energie.
    La mia proposta sarebbe far fare le cose a chi le sa fare. Un politico (parlo in generale) non ha nessun titolo tecnico per farlo. I professionisti bravi, capaci di intergire proficuamente con i problemi reali, non perdono il loro tempo a giocare all’elezione. Va da se che l’area rimane dominio di una sola categoria: persone che escono perdenti dalle sfide professionali-imprenditoriali (ammesso che ci abbiano provato) o che individuano nella politica, il viatico per arrivare a contare qualcosa.
    Se qualcuno pensa a Berlusconi è proprio l’esempio migliore. Un imprenditore sul crollo finanziario, la cui rotta è stata invertita dall’inventarsi il lavoro più amato dagli italiani. Dall’altra parte gente come Bertinotti che parla di operai senz’averlo mai fatto ed in mezzo tutto il resto!
    I cittadini come me, Aldo, Nicola e tanti altri, insieme alla classe politica, dobbiamo avere il coraggio di affidare un progetto a dei professionisti di comprovata esperienza. Ai politici il compito, in tempi precisi, di realizzare (e di andare a casa se fallaci) . Sarebbe l’unico caso in cui sarei disposto, ben volentieri, ad aumentare ulteriorrmente il mio contributo fiscale per finanziare l’iniziativa. A voi la vostra.

  2. Caro Pacelli, al di là delle polemiche, alcune delle sue affermazioni sono sicuramente veritiere e nessuno le potrebbe negare. A Telese il verde è sparito per far spazio alla colata di cemento, che tutti conosciamo. Non c’è bisogno di ulteriori fotografie o video, basta guardarsi intorno. Certamente all’epoca le poche voci che si alzarono non sono state sufficienti a fermare il disastro ed ora il paese è una palla rovente nel caldo di un mese di luglio che la dice lunga sui cambiamenti climatici…Nonostante ciò, i problemi che i Comuni della Valle Telesina hanno davanti sono molto simili. Personalmente non credo all’ipotesi di un super-consorzio, ma piuttosto al buonsenso di consorziare tra piccoli paesi vicini l’uno all’altro quei servizi mancanti sul territorio, dai canili ai siti di compostaggio per la raccolta differenziata, e altro…La stangata del Governo che arriverà ci metterà di fronte a questo problema: avere servizi in comune o non averne affatto. Ringrazio chiunque, in ogni caso, ci faccia riflettere sugli errori del passato. Il nuovo consorzio idrotermale si troverà nei prossimi mesi ad affrontare il problema dello sviluppo delle Terme, quello che negli ultimi decenni è stato volutamente affossato. Spero che i componenti si rendano conto della enorme responsabilità che si sono assunti.
    Cordiali saluti

  3. Signor Pacelli, nonostante il suo modo molto acculturato e molto ironico di di dire le cose, mi sembra, così a pelle, che le idee da Lei espresse siano mosse soprattutto da un astio, dovrei dire campanilistico, nei confronti di Telese, di tutto ciò che è riconducibile a Telese e soprattutto dell’uomo Telesinus. Non ho neanche afferrato bene se il suo Homo Telesinus ha un nome e cognome oppure se si riferisce alla tipologia standard dell’homo telesinus. Se così fosse sarebbe oltremodo offensivo da parte Sua.. Tuttavia se Lei si trova bene nel silenzio dei suoi monti e delle sue acque non telesine, ha tutto il diritto di farlo senza dare però l’impressione di ragionare cme la volpe nella favola La volpe e l’uva.
    Cordialmente
    Enzo Tripodi

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