Quo usque tandem, Telesine, abutere patientia nostra?

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di Nicola Pacelli. Se fosse vivo il caro, vecchio Cicerone, sarebbe costretto oggi a pronunciare una nuova catilinaria. In questo caso, il soggetto interessato dovrebbe essere l’ “homo telesinus”, questo esemplare moderno, diretto discendente del più famoso Caio Ponzio ma che, nel corso degli anni, ha perso gran parte delle migliori caratteristiche insite nel grande condottiero sannita. Diciamo subito che i telesini, gli abitanti cioè di questo piccolo centro, posto geograficamente in una posizione privilegiata nell’intera Valle Telesina, visti dal punto di vista umano, non hanno nessuna colpa. Si sono semplicemente trovati a gestire un Comune ed un territorio, ritenuto erroneamente, da tutti gli abitanti dei Comuni limitrofi, come il centro di sviluppo e di futuro progresso dell’intera area.  Partendo da tali errate considerazioni, le popolazioni limitrofe hanno via via organizzato le loro attività in funzione delle risorse e delle potenzialità  economiche e turistiche  che sarebbero derivate da questo Centro propulsore, destinato a trainare nel tempo l’intera economia locale. Oggi invece ci si rende conto che la situazione è, per tutti, in continuo, costante peggioramento.

In realtà, l’ “homo telesinus”  si trova ormai da tempo, e suo malgrado, a gestire qualcosa che è più grande di lui, non avendo, al contrario, alcuna preparazione idonea per farlo. Non è sua la colpa, per il semplice motivo che è del tutto privo delle capacità ritenute necessarie per gestire un intero comprensorio composto da  circa 20 Comuni, che comprendono altresì una popolazione di circa cinquantamila abitanti. E’ come se qualcuno, alla Fiat, decidesse di sostituire l’attuale dirigente Marchionne con un commerciante di scarpe del Varesotto. Magari quest’ultimo potrebbe essere un ottimo imprenditore nel campo delle calzature, ma quasi certamente, alla fine, inevitabilmente, metterebbe in crisi le sorti dei lavoratori della Casa torinese, nonché delle tante persone impiegate nell’indotto, non avendo egli le capacità necessarie per gestire un’azienda di tali dimensioni. Certamente l’”homo telesinus” è particolarmente  idoneo a gestire un bar, oppure una pizzeria, ma sicuramente non ha le necessarie capacità per trainare l’economia e lo sviluppo di questa intera regione.

Già i nostri antenati definivano i telesini  “abbuzzagnati”, intendendo dire che l’eccessiva permanenza tra le esalazioni sulfuree, procurava loro gravi disturbi al fisico e problemi di coordinamento mentale. D’altra parte gli stessi telesini DOC, qualche giorno fa, su questo stesso sito di “Vivitelese”, lamentavano le locali disfunzioni amministrative, i disastri dell’ultima gestione comunale, le gravi inefficienze del Consorzio idrotermale, la selvaggia speculazione edilizia, per non parlare dei nuovi residenti, i quali si sono trasferiti circa dieci anni fa in questa cittadina, convinti di migliorare la loro condizione di vita, hanno comprato un appartamento in zona acquitrinosa (detta “acquafetente”), ed oggi temono seriamente lo sprofondamento del palazzo, nè possono più allontanarsi, poiché non hanno ancora ultimato il pagamento del mutuo. Ed allora perché questi signori, dopo i tanti disastri, si ostinano a condurre una gestione che coinvolge intere popolazioni?.

Dobbiamo forse aspettare che vada definitivamente in rovina questo stabilimento, come per la Fiat,  con conseguenze nefaste per tutto l’indotto, rappresentato in tal caso dagli abitanti dei Comuni vicini? Se non esiste obiettivamente una reale capacità gestionale, non sarebbe opportuno chiamare un professionista proveniente da lontano? Si potrebbe ad esempio interpellare qualche esperto proveniente dalle zone alte di montagna, quali San Lupo, oppure Pontelandolfo, i quali sono sempre vissuti in ambiente salubre e particolarmente ossigenato e quindi offrono sufficienti garanzie. In ogni caso è assolutamente necessario ed urgente un intervento delle popolazioni locali, per definire le sorti del loro futuro. Sono le stesse persone che, in questo mese di Luglio, si recano di sera a Telese Terme, nella speranza di trovare un diversivo per la serata e, dopo una passeggiata al Parco ed al Viale Minieri, concludono inevitabilmente: “Un’altra serata “pallosa”, come accade ormai da anni. Meglio trasferirci da qualche altra parte!”.

Ed allora, parafrasando il famoso oratore romano, non rimane che dire: “ Fino a quando, o telesino, continuerai ad abusare della nostra pazienza?”.

Nicola Pacelli

2 Commenti

    • Il Signor Nicola Pacelli ha perfettamente ragione, è Telesino e fa autocritica. Infatti lui non si estromesso dalla critica. Quello che dice di buono è chiaro. Qui bisogna dare una svolta decisa alla gestione delle risorse del territorio e per farlo ci vogliono tecnici preparati ed…estranei. E’ facile capire perché.
      Ah, a proposito, io sono Telesino solo da pochi anni e non di nascita, ma la vedo come lui.

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