Come si potranno costantemente ricreare i Riti settennali di Guardia?

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di Giovanni Lombardi. Recentemente il Comune di Guardia Sanframondi  ha provveduto a transennare alcune strade del centro antico per evidenti motivi legati alla tenuta statica di alcuni fabbricati e per salvaguardare, ovviamente,  la pubblica incolumità. E’ fin troppo evidente che questo provvedimento, ed altri dello stesso tenore che in futuro si renderanno necessari,

si ripercuoteranno fortemente sullo svolgimento dei riti settennali di penitenza e sulla scelta dei percorsi processionali.  E non parlo  solo dei prossimi riti penitenziali del 2010  previsti dal 16 al 22 agosto prossimi, ma … a lungo andare … il centro storico di Guardia potrebbe essere in gran parte chiuso e non praticabile. E allora … In quale ‘contesto urbanistico’  si svolgeranno i futuri riti penitenziali tra sette, quattordici, ventuno anni?
Come si  potranno tramandare di generazione in generazione? Come si  potranno costantemente ricreare in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia?
Sono queste le domande alle quali la nostra comunità dovrà dare delle risposte per consegnare alle future generazioni una delle manifestazioni religiose più particolari, originali e discusse del pianeta.
La sola soluzione praticabile è la proposta di inserimento dei Riti settennali di penitenza nel patrimonio immateriale dell’umanità, attingendo dal documento che fu redatto dalla Conferenza generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura denominata UNESCO, riunitasi a Parigi dal 29 settembre al 17 ottobre 2003, nella sua trentaduesima sessione.

La conferenza si mosse sulla base di considerazioni che riguardavano l’importanza del patrimonio culturale immateriale, constatando l’avanzata di pericoli di scomparsa, identificazione e trasmissione di tali patrimoni.
Nel dettaglio la Convenzione si prefigge questi scopi:

  • salvaguardare il patrimonio culturale immateriale;
  • assicurare il rispetto per il patrimonio culturale immateriale delle comunità, dei gruppi e degli individui interessati;
  • suscitare la consapevolezza a livello locale, nazionale e internazionale dell’importanza del patrimonio culturale immateriale e assicurare che sia reciprocamente apprezzato;
  • promuovere la cooperazione internazionale e il sostegno.

Per “patrimonio culturale immateriale” s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale.
I Riti settennali di penitenza, questo nostro patrimonio culturale immateriale, sono  trasmessi di generazione in generazione, e sono  costantemente ricreati dalla comunità guardiese utilizzando l’ ambiente urbanistico del centro antico di Guardia …  le strade, le chiese, le piazze, l’architettura sono questi spazi che tramandano l’identità e la continuità della manifestazione religiosa.
Per “salvaguardia” s’intendono tutte quelle azioni importanti volte a garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale,  compresa la identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la protezione, la promozione, la valorizzazione e la  trasmissione.

Sono fermamente convinto di queste strategie, le uniche  che la nostra comunità dovrà, in qualche modo percorrere,  se vorrà conservare e consegnare alle future generazioni e al patrimonio dell’umanità i Riti penitenziali

Giovanni Lombardi ritisettennali 2010

www.ritisettennali.info

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