Strada chiusa da 12 anni ci ha distrutto vita e attività commerciale

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di Giuseppe Sangiovanni Sant’Angelo a Cupolo (Benevento) Da tempo parlo e scrivo, ma inutilmente, alle autorità locali, dell’Amministrazione dello Stato, ai Ministri Gelmini, Brunetta, Maroni, Alfano, ecc, e 3 mesi fa persino al Presidente della Repubblica e al Vescovo.

Questo il motivo: Senza alcuna apparente ragionevolezza 12 anni fa, il sindaco del mio paese sbarrò il varco più agevole e sicuro della strada comunale che porta al mio fabbricato, realizzato al preminente scopo di trasferire un’attività di vendita di mobili per l’arredamento, da un piccolo paese dell’entroterra nei pressi di Benevento. Per l’oggettiva impossibilità di accedere all’immobile con i mezzi pesanti, attraverso una curva ripida e stretta, fummo non solo obbligati a cessare la piccola, onorata attività commerciale, ma siamo ancora pesantemente condizionati e costretti a subire una permanente situazione di grave pericolo, peraltro messa in evidenza dal Comando dei Carabinieri di Benevento, che ancora determina rischio per la circolazione e numerosissimi incidenti. Per il forte stress precipitai da subito in un lungo stato di disagio, aggravato peraltro da una vecchia, costante azione mobbizzante, esercitata da un “esperto” funzionario del mio Ufficio, da poco in pensione. Stress che ha contagiato e che ora sta per disorientare una famiglia, che non vive più serena in un paese inospitale, dove proprio i primi cittadini e quelli che contano disdegnano la cultura ed i valori dell’accoglienza, dove persino giovani preti di colore vengono messi in fuga, dove non è possibile seminare per il futuro dei giovani e dove l’unica alternativa è quella di scappare via. Salto i dettagli, che posso provare in altra sede, per consumare gli ultimi dei 2999 caratteri e mettere in evidenza l’assurdo comportamento omissivo di TUTTE le autorità sopraordinate, cosi come degli organi preposti ed interpellati durante questi lunghissimi 12 anni di vita perduta. TUTTI ciechi, sordi, muti e collaudati artefici di un tipico mondo di stampo mafioso, dove bisogna accettare il ricatto per poi divenire ricattatore.

Attilio Paradiso

1 commento

  1. L’articolo, replicato da Giuseppe Sangiovanni, riproduce integralmente una delle tantissime lettere che ho scritto alle autorità.
    Non posso che ringraziare l’unico giornalista che, conosciuta la storia in ogni dettaglio, sta tentando di portarla all’attenzione dell’opinione pubblica.
    Sarebbero graditi, oltre che utili, i commenti dei lettori!

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