Moderato ottimismo e attenzione per la nostra protesta

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di Gianluca D’Aronzo. Con questo sentiment siamo rientrati a Cerreto Sannita dopo la lunga giornata trascorsa a Napoli alla ricerca di un incontro con le Istituzioni. Bene, questo incontro c’è stato. L’On. Luca Colasanto ci ha accolto, ospitati e ascoltato proprio come ci si aspetta da una persona che vive nella sua identità il ruolo istituzionale a cui è stato chiamato. Un incontro che segna un punto di partenza e non di arrivo, ma che ci lascia la certezza di avere ora un interlocutore istituzionale serio a cui rivolgere le nostre opposizioni rispetto alle “manovre di palazzo” che più volte non ho esitato a definire imbarazzanti. Ne abbiamo parlato a lungo con la presidente Iannotti mentre rientravamo e mentre la “nostra gente”, quella straordinaria gente che da mesi lotta per lasciare in vita il “Maria delle Grazie”, ci aspettava per avere notizie sull’incontro alla Regione.

E al nostro arrivo abbiamo raccontato loro, in compagnia dei “nostri sindaci”, che nelle dichiarazioni del Governatore prima e dei Consiglieri poi, c’era assoluta convergenza sull’inadeguatezza del piano di rientro sanitario formulato dal sub commissario Zuccatelli. Che il Presidente Caldoro si era reso disponibile ad analizzare la nostra questione in modo più dettagliato e che nel frattempo, l’On Colasanto ci informava che a breve avrebbero dato semaforo verde alla messa in sicurezza del blocco operatorio a Cerreto Sannita secondo il piano, quello serio, che prevede una spesa di circa 250.000 euro. In uno scenario sanitario regionale che si colloca tra il drammatico e il disastroso (il cui 70% è da attribuire alle province di Napoli e Salerno, è bene ricordarlo), uno dei problemi che si è posto è relativo alla fonte da cui attingere i finanziamenti necessari. A tal proposito vogliamo ricordare che in realtà una certa consistenza esiste già: si tratta di 440.000 euro assegnati alla messa in sicurezza del P.O. Maria delle Grazie dal Commissario ad acta Bassolino nel Decreto n°8 del 9 marzo 2010. Il paradosso sta nel fatto che per il management dell’ASL, utilizzare quei fondi per mettere in sicurezza l’ospedale significa stanziare 300.000 euro per la sostituzione delle caldaie, 60.000 euro per il rifacimento delle colonne fecali e 80.000 euro per il rifacimento dell’asfalto del parcheggio. Basterebbe bloccare il processo neuronale di coloro che hanno partorito questa brillante idea e dare una priorità alla spesa. Proviamo ad immaginare come cambierebbe se si pensasse prima alle sale operatorie e poi al parcheggio; prima alle sale operatorie e poi alle caldaie e via andando fino alle tapparelle. In ogni caso, siccome al peggio non c’è mai fine, abbiamo anche dato la nostra disponibilità ad aprire una sottoscrizione pubblica per reperire ulteriori fondi laddove quelli esistenti non dovessero essere sufficienti.

Ma se c’è una vera buona notizia, è che entro fine giugno verrà rimosso e sostituito anche il management dell’ASL beneventana Marchiello, Lacatena e Spinosa. Manager retribuiti complessivamente con quasi 20.000 euro al mese (soldi nostri!) e sul cui operato non vediamo l’ora che venga definitivamente calato il sipario. Non abbiamo mai nutrito grosse aspettative nei loro confronti a partire dai primi segnali, ma che si arrivasse addirittura, in fase di programmazione e con questo buco di bilancio regionale, a prevedere una spesa di circa 315.000 euro in più per incarichi presso nuovi Dipartimenti in precedenza soppressi, ci appare come il peggior finale del peggior film sulla Sanità che si potesse mai proiettare. O ci dobbiamo aspettare altro?

Comunque, nel preparare le vostre valigie vi auguriamo un lunga, anzi lunghissima vacanza. Un ringraziamento di cuore va invece espresso nei confronti di tutti coloro che si stanno adoperando concretamente per questa causa; ci preme evidenziare a tal proposito anche l’intervento del Consigliere Regionale Carlo Aveta che con decisione ha enfatizzato ieri, nel suo intervento al Consiglio, la necessità di rivedere la posizione dell’ospedale Maria delle Grazie.

Per il Comitato Civico: Gianluca D’Aronzo

Comitato Civico

No alla chiusura dell’Ospedale Maria delle Grazie

2 Commenti

  1. Caro Gianluca,
    ho letto con molto interesse il tuo resoconto sul confrono napoletano con le istituzioni ed il commento finale su management Asl e capacità neuronali.
    Da medico ed operatore della Sanità campana mi fa piacere constatare che finalmente qualcuno mette in evidenza come le incongruenze, e voglio definirle tali solo per non cadere in sterile polemica, politico-aministrative dei vertici delle amministrazioni sanitarie in Campania sono in fin dei conti le cause vere dello sfascio socio-sanitario della nostra regione. Quello che tu rimarchi sulle ben retribuite incapacità organizzative e gestionali dei vertici attuali della Asl beneventana, è comune a tutti i politici ed i managers che da molti anni si sono succeduti sulle poltrone dell’assessorato, dei funzionari regionali e dei managements aziendali ed ospedalieri campani.I risultati che hanno partorito sono sotto gli occhi di una nazione intera:un buco di bilancio in gestione sanità di entità catastrofica che costringerà i cittadini a sacrifici enormi e per molti anni a venire, oltre ad una riduzione notevole degli investimenti in tema di promozione, organizzazione e programmazione savitaria, con una riduzione delle prestazioni sanitarie fornite ai cittadini; sicuramente in termini di quantità e speriamo non in qualità. E dici bene quando riferisci che la stragrande maggioranza del deficit è da attribuire alla voracità dell’Idra di Lerna Napoli. E’ bene che si sappia che alla data del 31.12.2009, per esempio, mentre l’A.O Rummo di Benevento finisce l’anno con un attivo di bilancio di circa 14 milioni di euro,( incredibile vero?), la ASL Napoli 1. feudo del precedente assessore alla sanità Montemarano, ha chiuso con un passivo di circa 100 milioni di euro. A fronte di tutto ciò però, i sacrifici del piano di rientro dovremo pagarli tutti quanti, a prescindere che tu sia il virtuoso risparmiatore beneventano o telesino, o lo spendaccione (e non dico altro) napoletano. In una situazione di tale degrado socio-sanitario e di prevaricazione politrico-economica territoriale si inserisce anche la vicenda dell’Ospedale di Cerreto. Su questo argomento ho tuttavia una mia idea, credo obiettiva e forse in impopolare controtendenza, di cui magari parleremo a quattr’occhi.
    Con affetto
    Enzo Tripodi

    • Ciao Enzo,
      grazie perchè c’è bisogno di voci (di sicuro più autorevoli della mia) che supportino le informazioni che sto cercando di far circolare. Ti assicuro che mi sto muovendo come Alice nel paese delle meraviglie. Ci sono dei momenti in cui penso di vivere in una realtà parallela per quanto assurdo è ciò che sono costretto ad ascoltare. Ti faccio un altro esempio concreto. Ieri sono stato in riunione per circa 3 ore con il nuovo Direttore Sanitario di Cerreto Dott. Mastrocinque che, come ovvio aspettarsi, è stato mandato lì per portare a termine il disegno della Triade beneventana. Pensa che lui, proprio lui che è un medico, legge e rilegge mille volte le carte che ha a disposizione, alla ricerca di quella parola … di quella virgola … di quella postilla che gli lasci chiudere definitivamente le sale operatorie anche per i casi di imminente pericolo di vita (questo gli consentirebbe di spedire tutto il personale di chirurgia a S. Agata d. Goti). E se ne “fotte” se a Cerreto arriva uno che sta per morire. Non importa: da Direttore Sanitario messo lì apposta, lui deve trovare il modo di trasferire la chirurgia. Muore qualcuno? Vabbè…ma le carte dicono che…. la circolare evidenzia che… E’ l’emblema massimo della supercazzola della burocrazia che vince sulla salute dei cittadini. Tu mi conosci bene, perchè mi conosci da una vita: gli sto col fiato sul collo, pronto a fargli passare (per vie legittime e legali ovviamente) il più brutto dei suoi incubi se solo si azzarderà a non garantire che, anche con le sale operatorie “chiuse”, in quell’ospedale è ancora possibile salvare una vita … un grande abbraccio.

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