Il “5 per mille” ai nostri Comuni?

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di Maria Pia Cutillo per Cittadini in Movimento. Abbiamo letto con interesse i manifesti affissi nei nostri comuni  che invitano i cittadini a donare il “5 per mille”.  La locandina distribuita a San Salvatore Telesino dice, infatti,  che i contribuenti, compilando la dichiarazione dei redditi, possono destinare il 5 per mille affinché il Comune possa  impegnare la somma di questi contributi per sostenere la spesa sociale.

E’ un gesto di solidarietà che al contribuente non costa nulla.

“Perché il tuo Comune sei tu…” , il concetto ci piace e sentiamo che potrebbe essere una cosa molto giusta. Questo momento politico ed economico lascia completamente abbandonati dallo Stato  le fasce deboli della popolazione, pertanto la solidarietà sociale è irrinunciabile, così come il dovere di lottare per cercare di rendere più giusta e solidale la nostra società.

Offrire al Comune il nostro piccolo contributo, poi, ci farebbe sentire importanti: tutti noi possiamo  dare una mano a chi ne ha bisogno.

Riteniamo  doveroso, tuttavia, che  il “nostro“ Comune presenti anche un “progetto” sociale da pubblicizzare così come fa con la richiesta del contributo, in questo modo la gente  sarebbe più stimolata , sapendo cosa si vorrebbe poi realizzare effettivamente: il contributo del singolo non cadrebbe nel buio di una oscura programmazione mai presentata, mai sviluppata sul territorio.

Conoscendo invece cosa si vuole fare con questi contributi, si comprenderebbe anche la loro importanza “per la qualità della vita dei soggetti più deboli”.

Sarebbe utile divulgare, ad esempio, quali sono le fasce sociali a cui si fa riferimento,  tutelando ovviamente l’anonimato, quali sono stati i criteri per individuare le persone bisognose,  quante le persone in difficoltà nel nostro territorio e quali gli interventi necessari.

Non  condividiamo metodologie poco trasparenti  (praticate nel nome di una mal  intesa privacy), in quanto l’ambiguità delle procedure seguite finisce con l’alimentare inesorabilmente il sospetto che i soldi vengano distribuiti in maniera non giusta e non rispettosa dei reali diritti, e quindi non in base a effettive priorità ed esigenze.  La lista degli aventi diritto nella maggior parte dei comuni viene affissa a disposizione degli utenti e non tenuta chiusa in un cassetto dell’impiegato addetto.

I cittadini, vedendo pubblicato questo rendiconto degli amministratori, se non l’hanno fatto quest’anno, saranno stimolati positivamente a seguire il buon esempio degli amministratori del “loro” Comune nei prossimi anni.

Ci aspettiamo inoltre che i nostri amministratori per primi, proprio per dare un buon esempio di fiducia in chi sicuramente userà quei fondi nel modo più giusto, dichiarino essi stessi di aver scelto il comune per il loro 5 per mille.

Il “nostro” Comune dovrebbe anche, pubblicamente, prendere una forte posizione politica verso lo Stato, stigmatizzando l’azione di questo Governo che ha ulteriormente ridotto i finanziamenti del Fondo Nazionale per le politiche sociali, dimostrando che non è un Comune passivo che accetta le azioni di Governo senza prendere posizione in difesa dello stato sociale dei propri cittadini e lottare insieme ad essi per uno Stato più giusto fondato  anche sul welfare.

Il “nostro” Comune, inoltre, dovrebbe perseguire, a prescindere dalle eventuali donazioni del “5 per mille”, la realizzazione di un progetto nel sociale, trovando i fondi necessari  e ridiscutendo, per migliorarlo, il servizio offerto dall’ambito B3( come nel nostro caso) su cui ogni Comune può interagire attuando una concreta politica sociale, senza seguire passivamente quelle decise e codificate da altri.

Oltre al contributo del “5 per mille” ai cittadini potrebbe essere richiesto, in qualsiasi momento, aiuto materiale e immateriale, richiesta che sicuramente sarebbe raccolta,  se essi  fossero effettivamente coinvolti in un progetto  di solidarietà sociale.

San Salvatore Telesino, 29 maggio 2010

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