C’era una volta l’intercettazione

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altrabeneventodi Eleonora Mastromarino “Ho vissuto momenti di indignazione crescente di fronte al disprezzo della verità che si è fatto in questi anni nei confronti del tema delle intercettazioni. Rovesciare la realtà per nascondere i fatti è gravemente irresponsabile nei confronti dei cittadini che vengono pericolosamente disinformati e ai quali viene nascosta la verità”

Così  è intervenuto  a Benevento, Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, durante la presentazione del suo ultimo libro, “C’era una volta l’intercettazione”, organizzata dall’associazione Altrabenevento.
È Pietro Orsatti, giornalista e fondatore de Gli Italiani, ad intervenire per primo nel dibattito, sostenendo l’efficacia del libro di Ingroia che smentisce gli argomenti che il governo pone alla base della riforma delle intercettazioni: il numero di persone intercettate ed i costi. In realtà gli italiani intercettati sono meno dell’1% e i costi, in costante diminuzione, rappresentano meno del 3% della spesa pubblica per la giustizia. Inoltre, bisogna considerare che le intercettazioni danno la possibilità di accertare reati che consentono di acquisire al patrimonio pubblico beni sequestrati. Orsatti ha però segnalato: “Il problema vero è che le intercettazioni, troppo spesso, sono gestite da privati legati agli apparati deviati dello stato, spesso interessati a fughe di notizie che mettano in difficoltà le indagini, ne è un esempio proprio il caso di De Magistris. ”

A seguire è  intervenuto il Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento, Giovanni Tartaglia Porcini, il quale ha ripreso l’intervento di Orsatti dichiarando: “Il problema grave è di tipo tecnologico. Non è possibile immaginare che i servizi relativi alle intercettazioni vengano affidati a privati, bisognerebbe creare reparti specializzati all’interno dell’amministrazione giudiziaria in modo che tutto sarebbe più sicuro e controllabile dal pubblico ministero, facendo pagare chi abusa di questo potere”.

Nell’introdurre l’eurodeputato Luigi De Magistris, Gabiele Corona, presidente dell’associazione Altrabenevento,gli  ha ricordato gli attacchi dell’ ex-ministro Mastella, il quale lamentava di essere stato illecitamente intercettato dal consulente Gioacchino Genchi, che proprio a Benvenuto aveva respinto gli addebiti, ricordando che il suo ruolo non è mai stato quello di fare intercettazioni.

Su questo tema De Magistris ha precisato che le intercettazioni effettuate dai Carabinieri nell’ambito dell’indagine “Why not” riguardavano un’utenza in uso al figlio dell’ex-ministro,  e che comunque le sue indagini sono passate al vaglio di altri magistrati che ne hanno accertato la correttezza. Continuando il suo intervento, l’eurodeputato ha  voluto segnalare come la riforma delle intercettazione debba essere inquadrata in un sistema più ampio “un disegno generale di  4 leggi che vogliono fornire uno scudo personale a Berlusconi, si sta cercando di realizzare una gabbia giuridica per garantirgli l’immunità e l’impunità dai numerosi procedimenti che lo riguardano”. “Prima il processo breve- continua De Magistris-  poi il legittimo impedimento e nei 18 mesi in cui è protetto da questa legge si approverà il lodo Alfano costituzionale. Infine il disegno di legge Valentino che riforma la giustizia in materia di pentiti.”

L’euro deputato conclude: “va tenuta alta l’attenzione della società civile su questi temi, deve essere possibile al popolo di conoscere quello che succede e va consentito ai magistrati di investigare con tutti i mezzi a loro disposizione.”

Ha concluso il dibattito Antonio Ingroia, più volte applaudito dalla sala gremita, il magistrato ha voluto subito sottolineare come “È compito del magistrato valutare la salute dello stato di diritto, i magistrati hanno il diritto e il dovere di segnalare i rischi a cui la democrazia nel nostro paese sta andando incontro”.

Nel segnalare le varie falsità che sono state diffuse sul tema, quella forse più grave, per Ingroia, è dire che  questa legge non intaccherà i procedimenti di mafia. “È bene che sappiate – ha dichiarato il magistrato- che spesso alle indagini di mafia si arriva dopo una attività paziente di ricostruzione di un mosaico indiziario, partendo dai piccoli reati satellite che non sono ancora associazione mafiosa”. Inoltre “non sarà possibile indagare i colletti bianchi, la borghesia mafiosa ovvero quella parte del sistema mafioso che in questo momento è cruciale per la sopravvivenza della mafia stessa.”

Ingroia infine conclude: “I vari disegni di legge degli ultimi anni, trasversali ai vari schieramenti politici, sono sintomo di una classe dirigente che non si rassegna al principio di eguaglianza e di responsabilità, garantiti dalla Costituzione, c’è una pretesa di impunità inaccettabile”. Ingroia invita tutti i cittadini a partecipare attivamente alla politica per evitare che ciò possa accadere.


Ufficio Stampa Altrabenevento

Eleonora Mastromarino

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