Marco Biagi, eroe borghese – Cronaca di ipocrisia e noncuranza

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di Nuccio Franco. Il 19 marzo 2002, la follia neo brigatista colpiva il Prof. Marco Biagi, tra i massimi esperti italiani di Diritto del Lavoro, vittima sacrificale della noncuranza e della superficialità collettiva, non solo politica.

Assisteremo alla consueta recita di circostanza, pregna di retorica ed ipocrisia, nelle parole, nei gesti. Si renderà omaggio alla memoria dell’ennesimo, indifeso caduto sotto il fuoco omicida delle nuove Brigate Rosse, la cui mano è stata armata anche dalla nostra indifferenza.

Marco Biagi era una personalità stimata; personaggio della vita sociale, economica e politica nazionale, padre di famiglia oltremodo esposto in un periodo di rigurgito della conflittualità sindacale. Eroe del nostro tempo. Solo!

Professionista, con alti incarichi di consulenza, si era occupato di provvedimenti importanti, destinati a suscitare alterne opinioni e contrasti: la riforma del mercato del lavoro e della Legge 300, del 1970!!Cose serie, delicate….

Indifeso, dunque, senza alcuna tutela da parte di quello Stato cui aveva deciso di offrire il proprio contributo di passione ed onestà intellettuale, pagando con la morte l’ impegno e la passione di una vita.

Biagi fu offeso pubblicamente da un Ministro della Repubblica (Scajola, n.d.r); il “rompicoglioni”, così fu etichettato un servitore dello Stato che aveva la sola colpa di aver sollecitato il ripristino della propria scorta a fronte di inconfutabili esigenze ed oggettive evidenze.

“Non vorrei che foste costretti ad intitolarmi una sala, come a Massimo D’Antona…” disse successivamente. Con questa “battuta” premonitoria Marco Biagi, 52 anni, si rivolgeva al Ministro del Welfare Roberto Maroni e al Sottosegretario Maurizio Sacconi.

Pochi giorni dopo viene ucciso dalle Brigate Rosse a Bologna. Lo freddano sotto casa,di ritorno dall’Università. Si apprestava ad aprire il portone ed a raggiungere la moglie e i due figli inconsapevoli. Nessuna possibilità di reazione davanti alla fine dei suoi giorni ed alle presunte colpe che dei criminali gli imputavano.

Solo!Di blu aveva (forse….) la bicicletta.

La scorta gli fu revocata dai Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica di Roma, Milano, Bologna e Modena avendo questi “ritenuto cessate le esigenze di tutela” anche in seguito alla direttiva del ministro dell’Interno Scajola del 15 settembre, che disponeva una riduzione delle scorte pari al 30% stante le nuove esigenze di forze, causa gli attentati terroristici avvenuti l’11 settembre negli U.S.A”.

Da notare che tale riduzione ha interessato sostanzialmente una categoria indispensabile in uno stato di diritto ma che taluni considerano ormai fastidiosa se non pericolosa:i magistrati.

Il 28 giugno “Repubblica” pubblica 5 lettere (e-mail) risalenti al luglio-settembre 2001, arrivate in un floppy alla rivista bolognese “Zero in condotta”, con cui Biagi chiede a varie personalità del mondo politico ed economico il ripristino della sua scorta. Ha paura ed è fondata.

Questi sono i fatti, tutto il resto è fantasia.

L’arresto di presunti brigatisti, l’“attenzione” che questi avevano riservato illo tempore a stimati personaggi del mondo accademico – Ichino, sopra tutti – credo ci debbano indurre a riflettere attentamente ancora oggi ed a concentrare gli sforzi su quelli che potrebbero essere, davvero, gli obiettivi sensibili e maggiormente esposti.

Considerazioni doverose, attuali,soprattutto in virtù del fatto che in questo nostro Paese, scorte ed auto di rappresentanza costituiscono ormai uno status symbol, più che una concreta, reale esigenza di tutela.

A fronte di concrete e documentate emergenze, si continua invece a dispensare privilegi agli amici, degli amici, degli amici.

La ricorrenza della morte di Biagi, le circostanze che l’hanno determinata, impongono alcune riflessioni sull’attribuzione (o meno) di alcuni vantaggi che dimostrano quanta incoerenza ci sia in giro!!

Infatti, troppo sovente dimentichiamo coloro i quali,anonimi, ogni giorno e nell’indifferenza più totale sono vittime dell’estorsione, del pizzo, dell’usura, della criminalità in tutte le sue forme, organizzate e non, della prostituzione e che lottano purtroppo ad armi impari. Senza alcun sostegno, morale o di protezione.

Coloro che nelle città come nelle periferie hanno paura perché lo Stato non c’è e forse non c’è mai stato e che di loro serba memoria solo quando c’è da “fare cassa”. D’altronde, pecunia non olet, diceva Vespasiano.

Offriamo garanzie anche gli addetti alla sicurezza, con stipendi da fame, costretti a volte anche a scambiarsi i giubbotti antiproiettile o a fare la colletta per la benzina dell’auto di servizio. Tuteliamoli. Ma d’altronde, si sa, siamo italiani, la patria del Gattopardo.

Già vedo le facce di molti….Nella società dell’apparire più che dell’essere, c’è ancora chi rivendica principi di coerenza e solidarietà sociale, con la solita dietrologia, il consueto romanticismo proletario, la desolante idolatria del martire di turno.

No, niente di tutto questo ma solo l’auspicio che i casi D’Antona, Biagi,Bachelet Siani, Impastato, Grasso,Tarantelli, Tobagi, Pecorelli (e l’elenco sarebbe fin troppo lungo….) non si ripetano mai più. Li abbiamo ammazzati noi, non lo dimentichiamo, con la nostra ignavia e superficialità. Che si assicuri protezione a chi è realmente esposto ma anche ai deboli senza nome oltre che all’imprenditore o al politico di turno il cui abuso di talune concessioni è sovente ignobile!!

Lascio a voi le riflessioni del caso……Personalmente, in questo triste giorno, mi resta solo il ricordo del Prof.Biagi, che ho avuto modo di conoscere personalmente e di apprezzare per la sua umanità, un rigurgito di indignazione e tanta, tanta amarezza!Ciao Professore, ciao Marco.

Nuccio Franco

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