Operazione Telesia. Cronaca di giustizia(lismo) da strada

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di Nuccio Franco

Operazione telesiaLunedì 23/11/2009, ore 12.00. Apparentemente una semplice data. Non per noi telesini. L’avvocato Franco Leone, legale dell’ingegnere Giuseppe D’Occhio, consegna al Protocollo Generale del Comune di Telese Terme la lettera indirizzata al Segretario Generale ed al Presidente del Consiglio Comunale. Il Primo cittadino rassegna le dimissioni dalla carica. Dopo circa 25 anni da assoluto protagonista, Giuseppe D’Occhio esce della scena politica sannita.

L’atto, da molti auspicato, forze politiche e semplici cittadini, pone così fine, almeno dal punto di vista politico, a quanto cominciato il 12 ottobre con l’operazione della Guardia di Finanza ribattezzata “Telesia”. Nell’inchiesta, è bene ricordarlo, furono e sono coinvolte complessivamente (ed a vario titolo) 78 persone, tra cui numerosi imprenditori, dipendenti ed impiegati comunali.

Un passo dovuto, nell’auspicio del riavvio di una credibile azione di governo per la cittadina termale o, viceversa, utile a determinarne l’ulteriore, assoluta paralisi amministrativa ed una conseguente quanto necessaria tornata elettorale.

Il Sannio, Telese, assurto agli “onori” della cronaca politico/finanziaria nazionale. La seconda Tangentopoli com’è stata definita da alcuni organi di stampa. Interrogatori effettuati, forniti chiarimenti ai fini dell’indagine, ma conferma degli arresti da parte del “Riesame” in base ad elementi probatori che, almeno io, non conosco. Fondati, l’ovvio presupposto. E’ bene ricordare che a molti degli inquisiti in questi giorni, con successivi provvedimenti, sono stati concessi gli arresti domiciliari, sinonimo di civiltà, quantomeno, una volta accertata l’insussistenza di pericoli di fuga o di inquinamento delle prove.

Questa la fredda cronaca dei fatti come farebbe un giornalista vero ma è necessario una premessa ed un rewind. Sono un telesino, residente, avente diritto al voto e che paga le tasse per il proprio paese, innamorato, che non crede affatto che si possa rimanere sulla cresta dell’onda per 25 anni per grazia ricevuta se non in presenza di connivenze e di un sistema “compiacente” marcio alla radice dove in molti hanno sguazzato come pesci in un pantano e che adesso prendono le distanze senza pudore e senza coscienza!!!Oppure se non si è commesso nulla di illecito e/o si è agito per il bene della comunità. Delle due, l’una.

Rewind, torniamo al 12 ottobre.

Ciò che mi ha più colpito e preoccupato nei giorni successivi all’accaduto, da cittadino, è stato il mettersi in moto di quel bieco meccanismo giustizialista troppo semplice quanto scontato che ha dato voce ai soliti soloni che hanno potuto affermare “l’avevo detto io”, alzando l’indice inquisitore, anticamera dell’ostracismo.

Ho letto di tutto. Tutto davvero disarmante. Si parlava di legalità e si linciavano moralmente le persone; si reclamava garantismo ma le sentenze erano già state emesse. Si invocava una nuova primavera ma non eravamo a Praga. Si pretendeva pulizia quando al Governo abbiamo persone dalla fedina penale talmente sporca riguardo ai quali gli inquisiti sono dilettanti, rispetto alle imputazioni ascritte ed ai potenziali reati. Infine, si pretendeva moralità, meritocrazia ma sempre con un occhio ben attento all’italico costume della segnalazione, del piccolo favore, della parolina. Un rapido calcolo: se tutte le persone che hanno vomitato fiele avessero votato come sostengono, tanti politici ora al governo, né tantomeno Pino D’Occhio avrebbero stravinto le elezioni. Mi chiedo allora dove sia la coerenza in tutto questo bailamme di voci motivate prevalentemente dal rancore!!

Se davvero tutti noi fossimo coerenti con ciò che affermiamo e giustamente pretendiamo, l’Italia non sarebbe quel Paese pirandelliano che è sotto agli occhi di tutti. Sugli scranni del Parlamento non siederebbero veline e personaggi dalla dubbia reputazione!! Allora più che denigrare l’altrui dignità prima dell’accertamento dei fatti, una sana autocritica non guasterebbe, anzi. Servirebbe a non perpetrare questo malcostume che, in un modo o nell’altro, ci ha visti conniventi.

A prescindere da discorsi etici o morali nei quali non mi permetto di entrare così come nelle altrui coscienze, c’è stata una reazione impulsiva quanto istintiva, fisiologica per alcuni, rabbiosa per altri e da tempo repressa. Giusto o sbagliato non spetta a me dirlo ma credo di poter affermare con assoluta certezza che in questo modo non si è certamente agevolato il corso della giustizia (quella vera), con i suoi tempi e quanto ne consegue.

Ho dato fondo alla memoria (politica) ed alle mie scarse reminiscenze di modesto laureato in Giurisprudenza ed ho pensato che da garantista quale sono sempre stato e sarò (!), tutti i personaggi coinvolti in questa vicenda, fino a prova contraria, sono innocenti finché una sentenza passata in giudicato non provvederà a stabilire, nomi e cognomi, circostanze, colpe e responsabilità. Molto probabilmente non basterà un grado di giudizio.

Innocenti, fino a quando non si sarà capaci di provare l’impianto accusatorio con prove chiare, precise e concordanti oppure oggettivamente impossibilitati a dimostrare il contrario. La giustizia che auspico non si fa per strada, davanti ai bar ma nei tribunali dove troneggia “La legge è uguale per tutti”. Io ci credo, nonostante mi alzi tutte le mattine alle 6.00 per un piatto di “fascioliiii” come direbbero a Roma…

Lasciamo a chi di competenza valutare fatti e misfatti, ove commessi. Qualora questi fossero accertati, sarei il primo a compiacermi di vivere in uno Stato democratico e garantista, lo ribadisco. Preferirei anche senza ipocrisie da parte di coloro i quali di politica sono a corto e continuano a pontificare ma questo è arduo auspicio!!

Di conseguenza non diamo per scontato tutto e troppo facilmente. Sottoporre chiunque alla gogna mediatica, se non personale, è arte di dubbio gusto. Pertanto aspettiamo e vedremo.

Da questo punto di vista una cella o un’abitazione quando si è ai domiciliari si equivalgono. Per me, per chi non è coinvolto in prima persona è solo un filtro con l’esterno. Non per coloro che vivono quotidianamente la situazione, non per i familiari. Già, le famiglie. Figli, mogli, parenti. L’umana pietas deve andare al di là se ancora vogliamo definirci persone, condimento di tutte le nostre virtù, se ne abbiamo e comincio a dubitarne. E’ questa la differenza, anche se in questi casi il dolore di costoro rischia di essere una pena “accessoria”.

Personalmente, rivendico la mia diversità di pensiero, la coerenza ai miei principi pur rispettando le altrui convinzioni. Qui si tratta di difendere non solo la propria onestà intellettuale, il bene più grande, ma ciò in cui si crede: la Giustizia.

Non do valutazioni sommarie, per me la giustizia è altro ed a contare sono il dispositivo e le motivazioni di un giudizio, non del linciaggio a priori, se va bene. Da marciapiede se va male da parte di personaggi che sono abili nel distruggere ma che non hanno la minima cognizione di cosa significhi costruire, proporre, avanzare idee ed alternative valide. Sono il primo ad aver sete di onestà e trasparenza ma solo in presenza della inconfutabile dimostrazione di ciò che è realmente accaduto, delle responsabilità di ognuno. Fino ad allora rispetterò tutti. Dovessero risultare colpevoli, dovranno (!!!!) saldare il conto con la giustizia. Evitiamo speculazioni personali ed attendiamo il corso dell’autorità giudiziaria con quella sobrietà che ad alcuni proprio non si addice. La legge, la giustizia è un atto dovuto, che si esercita non per strada spinti semmai da ancestrali rancori ma nei tribunali!

Poi c’è un sospetto, mio personale, e del quale me ne assumo tutte le responsabilità. I commenti su questa vicenda che ha coinvolto noi telesini onesti (pubblici, via internet, confidenziali), il nostro orgoglio, sono stati verosimilmente di coloro i quali non hanno creduto alla possibilità di dar sfogo alla rabbia repressa. Probabilmente fino a pochi giorni prima erano presenti, ossequiosi alla corte del Re, ormai nudo e solo e che forse non credeva di esserlo, dal quale hanno probabilmente ricevuto, tanto, tutti, a volte accontentandosi ignavi delle briciole. Tutti complici di un sistema del quale, qualora fossero confermate le accuse, l’ex Sindaco era l’esponente di maggior carisma. Adesso ciondolano sigaretta in mano, aperitivo ed un po’ di sole davanti a bar e locali, luoghi dove quando l’Ingegnere arrivava era tutto un genuflettersi. Ora prendono le distanze quando invece sarebbe più onesto e leale affermare pacatamente e senza vergogna che chi ha sbagliato se ne deve attribuire le conseguenze.

D’altronde Pirandello docet, abbiamo tante maschere, tutte diverse, alcune grottesche. Parlare è nobile esercizio intellettuale ma il pudore è una virtù che non va trascurata. Tutti sapevano, tutti volevano far pulizia, improvvisati paladini della legalità ma chi lo ha votato??Chi è andato in quella cabina elettorale? Sono convinto che quanti si sono scatenati come belve feroci sulla preda alla vista del sangue siano stati i primi a mettere quella “x” sulla scheda elettorale pensando, come sempre,“nella vita non si sa mai….”.

Disprezzo chi vuol rifarsi la verginità perduta, almeno politicamente. Di contro, stimo e rispetto coloro i quali in questi anni si sono battuti, hanno denunciato esponendosi in prima persona ma, soprattutto, mettendoci la faccia senza nascondersi dietro facili doppiezze e conformismi.

Il personale auspicio è certamente quello che, quanto prima, sia la verità a venir fuori in tutto il suo nitore e, con essa, la tanto auspicata pulizia ed una rinnovata moralità nella gestione della cosa pubblica. Pertanto, qualsivoglia speculazione non sarebbe altro, a mio avviso, che un esercizio di bassa lega al pari di semplici pettegolezzi di paese, ipotesi e sospetti potenzialmente privi di fondamento. Sarà la Magistratura, potere senza colori politici e nella quale credo fortemente in quanto ultimo argine all’arroganza ed ai deliri di onnipotenza in questo nostro Paese, a stabilire dinamiche dei fatti, circostanze e pene. Fino ad allora basta insinuazioni ma rispetto e sobrietà, solo questo.


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