Iran, nuovo corso o definitiva rassegnazione?

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di Nuccio Franco

IranLe recenti manifestazioni in Iran, volte a contestare il risultato scaturito dall’urna in occasione delle elezioni di giugno e sfociate in scontri di piazza repressi nel sangue, rappresentano la chiara dimostrazione di un fermento che ormai connota la società iraniana dal profondo, in tutte le sue sfaccettature. Ciò a prescindere da qualsivoglia stato sociale. Studenti, lavoratori, donne sono scesi in piazza, insieme, per reclamare i propri diritti fondamentali, da sempre negati. Hanno invocato libertà di espressione, di stampa, di opinione di sovente confutati da un regime che vede nella pedissequa applicazione dei dettami religiosi e nella repressione l’unica via per ribadire la propria autorità mostrando in tal modo esclusivamente la sua sostanziale debolezza.

La storia, come sempre, si ripete in virtù del fatto che alcuni di essi erano gli stessi o sono figli di quella folla imponente che dopo aver costretto lo Scià all’esilio, acclamò il ritorno dell’ayatollah Khomeini, dopo un lungo esilio in Francia.

Era il 1°  febbraio 1979 quando fece ritorno in Iran, accolto come il nuovo salvatore.

Stanco di una dittatura senza scrupoli, il popolo iraniano aveva riposto tutte le sue speranze future in quell’uomo dalla candida barba bianca che si accreditava come il nuovo Ghandi, promettendo benessere e riforme che sarebbero scaturite da quella rivoluzione che lui stesso aveva incoraggiato dall’estero.

Pochi mesi dopo avvenne la cattura di alcuni membri dell’Ambasciata statunitense a Teheran, cui la Guida Suprema, artefice dell’instaurazione della Repubblica islamica, guardò con occhi compiacenti.

L’idillio, tuttavia, non durò molto e fu lo stesso Khomeini ad affermare che la Repubblica islamica, non avrebbe tollerato chi la criticava. Lo Stato teocratico, sin dal primo giorno dell’insediamento, esercitò il proprio potere brutale contro qualsiasi voce che lo contestasse, violando le norme più elementari dei diritti umani in Iran.

Seguirono gravi repressioni nei confronti degli oppositori, in gran parte sostenitori di Rheza Palavi, costretto a fuggire ed a cercare asilo in vari Paesi, fino ad approdare in Francia ed, infine, in Egitto, allora governato da Anwar Sadat.

Situazione e parole premonitrici della contesto attuale, incendiario,instabile, conseguenza delle elezioni tenutesi nel mese di giugno che hanno fatto registrare la vittoria del Presidente Ahmadinejad e che gran parte della popolazione contesta in quanto ritenute non regolari.

Nessuno può  affermare scientemente che Ahmadinejad abbia vinto le elezioni in maniera poco trasparente, ma l’opinione della maggioranza e la libertà di espressione è stata calpestata ancora una volta con violenze, arresti ed uccisioni nonchè con l’imposizione alla stampa locale ed estera di restrizioni impensabili in un Paese civile, nonostante le continue smentite soprattutto circa il numero delle vittime della repressione da parte della Tv di Stato iraniana.

Tra gli arrestati, spicca il nome di Nooshin Ebadi, sorella della più famosa Shirin, fondatrice del Defenders Human Right Center di Teheran,premio Nobel per la Pace nel 2003, avvocato, attivista per i diritti umani, nonché scrittrice di successo attraverso i cui racconti di denuncia, abbiamo avuto modo di conoscere una realtà a tratti nascosta, celata agli occhi del mondo.

Shirin Ebadi ha subito denunciato l’accaduto, dichiarando che la sorella «è stata arrestata nella sua abitazione il 28 dicembre senza un mandato da agenti dell’intelligence e portata in carcere. Non so dove è detenuta e perchè è stata arrestata,non ha partecipato alle proteste, non svolge alcuna attività politica», e quindi l’arresto non è altro che «un atto di pressione per indurmi a cessare le attività di difesa dei diritti umani».

La risposta della nomenclatura politico – religiosa non si è fatta attendere.

Attraverso un comunicato è stato affermato che chi ha architettato i disordini pagherà presto il prezzo della sua insolenza e che l’opposizione è sostenuta dal nemico straniero, in primis la Gran Bretagna, il cui Primo Ministro, Brown è stato duramente attaccato dal Ministro degli Esteri iraniano che ha minacciato di sferrare un pugno in bocca ai britannici se questi si ostineranno a criticare il regime per la repressione.

Ahmadinejad ha etichettato le manifestazioni di protesta come una pagliacciata ordita dal nemico americano e sionista aggiungendo che coloro i quali l’hanno pianificato e quelli che vi hanno partecipato si sbagliano di grosso. Propaganda insomma, di bassa lega.

Inoltre, secondo quanto riferito dalla tv di Stato,un rappresentante dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha dichiarato che i leader dell’opposizione sono mohareb, ossia «nemici di dio» e dovrebbero essere giustiziati in base alla Sharia, la legge islamica che per essi prevede pene precise. Lo stesso Presidente del parlamento iraniano ha chiesto “il massimo della pena” per chi ha provocato i disordini.

Intervistati sui fatti succedutisi nel mese di dicembre e su quelli che potrebbero essere gli sviluppi della situazione, alcuni intellettuali si sono dichiarati moderatamente ottimisti sull’epilogo della vicenda. Alcuni di essi, infatti, non hanno escluso la possibilità che si possa arrivare ad un’evoluzione positiva dei fatti. Se le manifestazioni andranno avanti a lungo e il regime continuerà a difendere la propria esistenza con azioni violente e repressive, la situazione potrebbe diventare imprevedibile, e il regime mostrerà sempre più le proprie crepe.

E’ dunque possibile un alternativa valida al regime attuale che permetta ad un paese strategicamente, culturalmente e socialmente rilevante nell’area di avviare un percorso nuovo o ci si deve nuovamente rassegnare alla repressione ed alla negazione dei diritti fondamentali?? Certo è che quel mix di consenso popolare da un lato e rappresentanti religiosi dall’altro, dopo le elezioni di giugno è quasi venuto a mancare minando dalle fondamenta la stessa legittimità di un sistema.

Se a ciò  si aggiunge che Hezbollah (il Partito di Dio, filo iraniano) in occasione delle ultime elezioni in Libano non ha ottenuto quell’affermazione che avrebbe dovuto portare definitivamente il Libano nell’orbita iraniana, non è certo un buon segno della solidità del regime. C’è dunque “paura” che la situazione possa sfuggire di mano, di non riuscire più a governare secondo le sacre leggi e, di conseguenza, si reagisce attaccando.

Se ci si sofferma a riflettere sulla circostanza che più del 60% dei giovani è sotto i 30 anni e con un notevole grado di istruzione, ciò porterebbe a pensare che una nuova primavera potrebbe esserci anche in Iran.

Una gioventù  figlia della lunga quanto sanguinosa guerra con l’Iraq e cresciuta in un contesto economico e sociale difficile, che alterna chador, feste clandestine e preghiere del venerdì, musica rock e misticismo religioso, blog su Internet, disoccupazione e voglia di fuggire all’estero.

Orgogliosi della loro identità culturale e religiosa, insofferenti nei confronti di un regime oppressivo, saranno a mio avviso proprio i giovani iraniani a decidere il futuro di una nazione, giunta a un punto di non ritorno, quasi sulla soglia della guerra civile.

L’auspicio è che siano proprio questi giovani, uomini e donne, che attraverso internet e l’istruzione hanno imparato a conoscere e ad apprezzare quegli inestimabili valori di libertà e democrazia a creare i presupposti per la caduta del regime che li soffoca.

La loro spinta vitale, la voglia di vivere senza condizionamenti di sorta, civili o religiosi, potrebbe rappresentare la giusta leva per la rinascita di un paese dalle mille risorse che, oggi come oggi, rischia una pericolosa quanto disastrosa deriva sociale e culturale. A loro spetterà l’arduo compito di riuscire ad imporre un dialogo pacifico e tollerante ed a riprendere in mano le sorti del proprio destino, restituendo a quella terra che fu di Ciro il Grande ciò che davvero merita.


19 Commenti

  1. L’accostamento fra Ruhollah Khomeini e Ghandi è indecente e fa venire la pelle d’oca, per non dire peggio.

    Così come è indecente che in questa “analisi” siano state ignorate un bel po’ di pagine di storia, e non per pura esigenza di sintesi.

    Viene presentato come grande leader acclamato dal popolo un dittatore sanguinario, Khomeini, “dimenticando” che invece quello stesso popolo nel 1980 aveva eletto con elelzioni regolari Abolhassan Banisadr, primo presidente della Repubblica, deposto arbitrariamente dallo stesso Khomeini.

    E ancor prima che Khomeini firmasse la sua deposizione, le “guardie rivoluzionarie” si impadronirono del palazzo presidenziale, imprigionando giornalisti e un gran numero di sostenitori del presidente. Molti di loro furono mandati a morte con processi sommari (Hossein Navab, Rashid Sadrolhefazi e Manouchehr Massoudi).

    Ci sarebbe molto altro da dire, ma non è questo il luogo adatto. Propongo la lettura di un’intervista a Shahrzad Sholeh, presidente delle donne iraniane in esilio in Italia.

    ‘L’Iran cambierà, avremo la democrazia’
    Intervista a Shahrzad Sholeh, presidente donne Iran in Italia.- di Bianca Biancastri

    “Le rivolte andranno avanti fino alla vittoria del popolo iraniano, noi crediamo così”.

    Shahrzad Sholeh, presidente delle donne democratiche iraniane in Italia, non ha dubbi sul futuro del suo Paese.

    “Il popolo composto da studenti, donne, giovani, tutti, sono scesi nelle strade dopo 30 anni di repressione per un cambiamento democratico del regime iraniano perchè non ce la fanno più”.

    Questo porterà davvero a un cambiamento, a un ribaltamento del governo?
    “Noi siamo sicuri che il cambiamento ci sarà, ma chiediamo ai governi occidentali di non appoggiare il regime iraniano, di metterlo da parte, perché il popolo ce la farà a cambiare il regime”

    La repressione non fermerà l’onda verde scesa in piazza dopo il voto di giugno?
    “No, perché come si vede e si sente negli slogan degli studenti le violenze, le torture e il carcere non fermeranno la protesta che andrà avanti”.

    “Nei primi giorni di febbraio, quando ricorre la caduta dello Scià e l’anniversario della Rivoluzione iraniana, la gente e gli studenti torneranno a manifestare”.

    C’è quindi la possibilità per l’Iran di un governo democratico, non teocratico?
    “Sì, come c’è anche nel programma del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, che prevede un governo laico”.

    Il riformista Moussavi in che cosa è diverso da Khamenei e da Ahmadinejad?
    “Se Moussavi rinnegherà Ahmadinejad e la Guida suprema Khamenei e si metterà dalla parte del popolo, noi lo appoggeremo e di sicuro sarà appoggiato dal popolo iraniano, ma se sta con loro e vuole una riforma dentro questo regime, allora resta parte del regime iraniano e non cambia niente”.

    Condivide gli appelli dei riformisti Moussavi e Karrubi per risolvere la crisi?
    “Veramente sono molto deboli, e come abbiamo visto Moussavi e Karrubi sono indietro rispetto alla rivolta, gli studenti invece sono molto avanti. Questi appelli chiedono soltanto una riforma all’interno del regime iraniano che ormai non è possibile perchè vediamo che la gente grida morte a Khamenei, morte alla dittatura e ad Ahmadinejad”.

    “I manifestanti hanno tirato giù le foto di Ahmadinejad, di Khamenei e anche di Khomeini, che era il primo leader della Rivoluzione iraniana. E questo dimostra cosa stia succedendo veramente in Iran”.

    “E abbiamo visto anche nelle ultime manifestazioni come il regime sia diventato più feroce e come abbia deciso una repressione ancora più forte. Khamenei negli ultimi discorsi ha detto che per gli oppositori e per chi ha partecipato alle manifestazioni ci saranno dure condanne”.

    Degli arrestati si sa nulla? E delle madri dei giovani scomparsi o uccisi, che sono state arrestate nei giorni scorsi?
    “Abbiamo saputo da fonti della resistenza che le madri in lutto sono state rilasciate su pressione della comunità internazionale. La commissione delle donne della resistenza iraniana aveva chiesto alle organizzazioni umanitarie e alle Nazioni Unite di inviare ispettori per verificare la situazione. Ma di migliaia di arrestati da giugno ad ora non si sa nulla”.

    I riformisti definiscono “parziale” l’inchiesta del governo iraniano sugli abusi nelle carceri del Paese. Voi sapete di violenze o torture che le persone arrestate hanno subìto?
    “Qualcuno che è riuscito ad uscire ha raccontato delle violenze, specialmente sulle donne. Chi è riuscito a fuggire dall’Iran ha raccontato storie di violenze continue sia sugli uomini che sulle donne”.

    “Ma nessun rappresentante delle organizzazioni umanitarie ha potuto visitare finora le carceri iraniane”.

    http://www.irandemocraticoweb.blogspot.com

  2. Ancora oggi non mi rendo conto come certi governi e la stampa internazionale abbiano potuto dipingere Khomeini come un santo o addirittura un nuovo Gandhi. Farah Diba
    http://archiviostorico.corriere.it/1995/febbraio/13/Farah_Diba_imperatrice_contro_mullah_co_0_9502134845.shtml
    http://www.instoria.it/home/rivoluzione_iraniana.htm
    http://www.storiain.net/arret/num112/artic4.asp
    Nel gennaio del settantanove Mohammad Reza Pahlavi, insieme alla famiglia reale, abbandonò l’Iran e un mese dopo, dall’esilio, l’ayatollah Khomeini atterrò all’aeroporto di Tehran, dove fu accolto da milioni di persone che vedevano in lui un liberatore.In aprile fu proclamata la Repubblica Islamica e la gente era in festa, certa che la guida dell’imam avrebbe segnato la fine di tante ingiustizie. Molti compagni stavano rientrando, convinti dell’essenzialità del loro contributo ai lavori per la nuova costituzione che sarebbe stata approvata entro la fine dell’anno.
    http://www.tifeoweb.it/pws/index.php?module=article&view=2388
    Quando scese dal Jumbo dell’Air France, trovò ad attenderlo sette milioni di iraniani, che lo accoglievano come un padre liberatore in un silenzio irreale.
    http://hermesnews.typepad.com/giornaleilvicinoriente/2008/09/la-rivoluzione.html

    il 16 gennaio 1979. Un paio di settimane più tardi il leader riconosciuto degli oppositori dello scià, l’Ayatollah Khomeini, ritornò dall’esilio cui era stato costretto accolto da milioni di persone in adorazione
    http://www.lonelyplanetitalia.it/destinazioni/medio-oriente/iran/storia/

    Quel giorno di dicembre le strade di Teheran si riempirono di una folla immensa, che sfilò dal mattino fino al tramonto chiedendo l’abdicazione dello scià e inalberando le immagini dell’ayatollah Ruhollah Khomeini.
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/2633

  3. Gentile Signor Del Deo,
    mi permetto di dissentire con quanto Lei afferma e mi domando se Lei abbia letto sino in fondo l’articolo in questione.
    Sono semplicemente laureata in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali, non sono un’analista di geopolitica o una storica accreditata ma negli ultimi 10 anni ho approfondito lo studio della realtà iraniana e letto diversi libri, interviste, romanzi sull’argomento.
    Ritengo innanzitutto che l’articolo del Signor Franco non vuol essere una ricostruzione storica ma ha un obiettivo totalmente diverso. Pertanto definire un’analisi indecente ciò che vuol essere semplicemente una sintetica premessa è un po’ azzardato….Bisogna risalire al 1979 per rintracciare le origini di quello che oggi sta accadendo in Iran, quando “per la prima volta nella storia contemporanea a una crisi politica ed economica si aggiunse una motivazione religiosa” e lo dice il professore emerito di Storia delle Relazioni internazionali dell’Università di Firenze Ennio di Nolfo, nel suo libro Storia delle relazioni internazionali (p. 1286).
    Appena giunse per radio la notizia che lo scià Pahlevi era partito la gente a Teheran abbatté statue, cancellò i nomi delle strade, bruciando persino le banconote su cui c’era la faccia dello Scià. Nei mesi precedenti, l’ayatollah Khomeini, in esilio a Parigi, aveva infiammato i fedeli attraverso l’invio di video-cassette contenenti le sue prediche eversive contro il regime e gli USA. Le scene di giubilo popolare avvennero sotto gli occhi di tutti i cronisti del mondo presenti a Teheran.
    Così come girarono il mondo le immagini “dei milioni di iraniani emozionati e silenziosi”, come li definì Bernardo Valli, esperto di politica internazionale, allora inviato speciale in Iran per La Repubblica (http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/teheran-valli/teheran-valli/teheran-valli.html).Lo stesso Valli ricorda quello che scrisse in quei giorni il filosofo parigino Michel Foucault: “La situazione in Iran sembra essere sospesa ad una grande tenzone tra due personaggi dal blasone tradizionale: il re e il santo; il sovrano in armi e l’esule inerme; il despota, con di fronte l’uomo che si erge con le mani nude, acclamato dal suo popolo”. Per Foucault il “santo” avrebbe garantito libertà di pensiero e di espressione a tutti.
    Anche Oriana Fallaci che nel settembre del 79 intervistò Khomeini per il Corriere della Sera descrisse quanto accadeva a Qom, la città santa dove Khomeini abitava “le strade scoppiano di pellegrini giunti da ogni parte del paese per vederlo un attimo da lontano, esserne benedetti. Hanno viaggiato giorni e giorni con quella speranza, a piedi oppure in carovane di automobili, autobus. Stanotte non troveranno un letto, una branda su cui riposarsi: gli alberghi son colmi. E le locande, le bettole che affittano i materassi. Ma non se ne curano. Insensibili alla stanchezza, alla fame, alla sete, allo spettacolo di chi sviene, vanno a ingrossare la folla che circonda il quartiere dov’è la sua casa e un boato scuote l’aria: «Zendeh bad, Imam! Payandeh bad! Che tu viva, Imam, che tu sia eterno!». Imam significa santo, guida.”
    Khomeini fu acclamato, non si può negare!
    Inoltre non mi sembra che il Signor Franco neghi che fu un dittatore sanguinario. Tutt’altro! Usa termini quali potere brutale e gravi repressioni, descrivendo il suo Stato teocratico.

    A questo punto mi preme tornare all’incipit dell’articolo che si evince perfettamente dal titolo e dal primo capoverso. Il Signor Franco dice in fondo quello che spera Shahrzad Sholeh e che ha sostenuto Bernard-Henri Lévy, intellettuale, giornalista e scrittore contemporaneo: una delle certezze in Iran in questa delicata fase è “il desiderio di cambiamento di una parte non indifferente, forse addirittura maggioritaria, della società iraniana…. Le donne che, a Teheran ma anche a Isfahan, Zahedan e Shiraz, reclamano l’uguaglianza dei diritti… I giovani, collegati tutto il tempo alla Rete e che hanno fatto di Facebook, di Dailymotion e del sito “I love Iran” il teatro di una guerriglia ludica ed efficace….Vi è un obbligo chiaro: fare di tutto per aiutare e rafforzare la società civile iraniana in rivolta.La “mano tesa” di Obama? Possa essa essere anche tesa in direzione di questa gioventù, onore di un popolo che ha dato i natali ad Avicenna, Razi, al-Ghazali, Rumi e tanti altri. È questa la posta in gioco”.
    Consiglio di leggere il suo appello alla gioventù iraniana (http://bernard-henri-levy.blogspot.com/2009/06/video-appello-alla-gioventu-iraniana.html)
    Nel 1979 il settanta per cento della popolazione iraniana era analfabeta e vegetava nella miseria materiale e culturale. Negli ultimi anni la situazione è cambiata: è scomparso in gran parte l’analfabetismo, c’è stata un’apertura sul piano culturale nel teatro, nel cinema, nella letteratura moderna e nelle scienze. L’elezione di Ahmadinejad ha segnato una battuta d’arresto.

    Non mi permetterei mai di confutare la tesi del Prof Di Nolfo (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=27252), “la profonda crisi di transizione interna che l’Iran sta attraversando non cambia la sua politica internazionale. La cultura nazionalista e la volontà di essere la principale potenza del Medio oriente continuerà ad alimentare il suo nazionalismo antioccidentale. L’unico fattore che potrebbe alterare l’equilibrio regionale sarebbe una decisione unilaterale di Israele”….unilaterale “se non tenesse conto della risposta di Obama alla crisi, cioè del fatto che il presidente Usa non può sbilanciarsi, per non essere giudicato o interventista o troppo debole. Ma non credo che gli israeliani abbiano interesse a farlo. I rapporti tra Iran e Israele sono sempre stati molto buoni. Sebbene Ahmadinejad dica che Israele non deve esistere, non bisogna dimenticare che durante la guerra Iran-Iraq degli anni ’80 Israele ha aiutato l’Iran (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/03/25/irangate-documenti-contro-israele-da-sei-anni.html)

    Rivendico però, come il Signor Franco, la convinzione che una nuova primavera potrebbe esserci anche in Iran, riuscendo a sovvertire l’attuale establishment politico!!!!! Crediamo nei giovani, il futuro di una Nazione!
    Voglio concludere citando una frase del libro di Azar Nafisi “Leggere Lolita a Teheran” “Donne…..Rischiano l’ostracismo e la povertà pur di ottenere l’amore e l’amicizia nell’amore, e raggiungere quell’obiettivo sfuggente che sta al cuore della democrazia: il diritto di scelta”….Parallelismo tra le splendide protagoniste di Jane Austen e le giovani donne Iraniane. Nel 1800 come nel 2000. Come il 16 gennaio 1969 a Praga ed il 9 novembre 1989 a Berlino, come a Ben Yehuda Street a Gerusalemme e a Feradhija a Sarajevo,….culture e religioni diverse, epoche storiche diverse, ma uno stesso fattor comune la Gioventù in primo piano, piena di sogni e speranze, che lotta per essi!!!!

    La saluto cordialmente
    Eliana Bonelli

  4. Gentile signora Bonelli.

    Lei apre il Suo prolisso intervento dicendo di dissentire da ciò che io affermo. Ne sono lieto, il mondo è bello perché è vario.

    Lei ribadisce che la deposizione dello scià fu per il popolo una gran festa e che Khomeini fu accolto con giubilo. Be’, e chi l’ha mai negato?

    Non so Lei, ma Le assicuro che io all’epoca seguivo i fatti di Teheran con molto interesse e apprensione: interesse per i possibili sviluppi democratici, apprensione per la l’involuzione emotiva permeata di oscurantismo religioso che prese il sopravvento in brevissimo tempo, già prima dell’esilio forzato di Banisadr.

    Lei mi parla di un Khomeini esaltato dalla folla come un santo. E ne parla come di un fatto positivo. E io Le dico che gli uomini esaltati dalla folla come santi, non fanno mai presagire nulla di buono. Esempi?
    Adolf Hitler, Benito Mussolini, Vladimir Ilic Lenin, Juan Domingo Peròn, Silvio Berlusconi, Hugo Chavez ecc..

    Mi sciorina articoli di giornali vecchi e citazioni varie da bignamino, esaltando i progressi sociali della repubblica islamica, come se stesse parlando a uno di un altro pianeta che non può sapere cosa succede in realtà in quel posto.

    Perché nel Suo “bignamino” non c’è posto per i cadaveri lasciati per settimane nella pubblica piazza impiccati secondo “legge islamica”? perché non si parla di lapidazioni di donne ree di aver perso per un istante l’innaturale auto-controllo totale cui esse sono costrette?

    Lei parla di giovani tesi verso un luminoso avvenire… Ma per cortesia! Ho fatto leggere il Suo intervento ad alcuni amici iraniani i quali mi hanno risposto che sono proprio gli occidentali come Lei a fare la rovina dell’Iran.

  5. Caro signor Nuccio Franco.

    In un primo momento ho creduto Lei fosse un’altra persona perché, per una coincidenza incredibile, c’è un giornalista che ha come nome il Suo cognome e come cognome il Suo nome. I casi buffi della vita!

    Riguardo la Sua citazione volteriana, non so se augurarmi che Lei la condivida o meno. Se Lei la condivide, devo aspettarmi che Si impegnerà con tutte le forze in sostegno di chi non condivide quella stessa idea di Voltaire, ossia in sostegno di chi fa di tutto per impedire che le idee possano essere espresse e circolare!

    Spero di sbagliarmi, ma leggendo quanto Lei ha scritto finora su ViviTelese, temo che le cose stiano davvero così, in virtù della Sua magnanima indulgenza verso ideologie oscurantiste che vorrebbero proiettare indietro di alcuni secoli il nostro mondo.

    Si rilassi e si metta nudo di tanto in tanto, ché anche l’anima ha bisogno di respirare.

    Fulvio Del Deo

  6. Signor Nuccio Franco.

    I usa troppo il copia-incolla per confezionare i Suoi “articoli”, così il risultato è totalmente a vanvera.

    Lei e signora Bonelli volete spacciare la disperazione della gioventù iraniana per una gioiosa primavera di Tehran!!!

    Ma che dite!? I giovani iraniani non sono né gli studenti del Maggio francese né i ragazzi di Praga!

    In Iran regna la corruzione. E non ci sono solo i govani perbene che vogliono un cambiamento. C’è anche la marmaglia ignorante, quella che va a fornire manovalanza al regime come Guardie della Rivoluzione, che opera la sua quotidiana vendetta.

    I giovani iraniani non hanno nulla da perdere perché la loro vita non è degna di questo nome. E loro oggi lo sanno, a differenza dei loro padri che si sono infognati con le loro stesse mani!

    I giovani iraniani sono disposti a morire.

    I giornali non lo dicono, ma in Iran sono migliaia e migliaia i giovani che altrimenti muoiono di eroina, sono sempre più numerose le ragazze che si lasciano andare e muoiono di inedia, o si tagliano i polsi!!

    I giovani iraniani non vedono nessun futuro. Così, nascosti dalle mura domestiche, si lasciano andare all’alcool, al sesso disperato, al nulla!

    Metta da parte per un attimo la Sua infatuazione l’islam che La rende del tutto acritico, almeno per rispetto dell’altrui sofferenza!

    Fulvio Del Deo

  7. Copiare esattamente quanto me!!!???
    Eh no, qui si sbaglia di grosso, signor Franco! quando io cito qualcosa riporto sempre le fonti e non lo spaccio per mio.

    Comunque Le chiedo: perché perde la pazienza?

    Chi scrive deve essere pronto anche a ricevere critiche e a farne tesoro, non ad alzare la voce contro il lettore. Non può aspettarsi solo consensi come allo spettacolino di fine-anno delle elementari. Non dimentichi che qui il Suo pubblico non è solo di amici e parenti.

    In ogni caso non sarà Lei a decidere quando io debba smettere di scrivere.

    Fulvio Del Deo

  8. Faccio solo una piccola osservazione su di un passaggio della dottoressa Eliana Benelli, dove si legge “Negli ultimi anni la situazione è cambiata: è scomparso in gran parte l’analfabetismo, c’è stata un’apertura sul piano culturale nel teatro, nel cinema, nella letteratura moderna e nelle scienze. L’elezione di Ahmadinejad ha segnato una battuta d’arresto.”
    bene dottoressa, sappia che anche stalin cancellò l’analfabetismo e che mussolini fece partire i treni in orario….per quanto riguarda la “battuta di arresto” compiuta a suo dire da ahmadinejad….mi pare davvero una battuta spiritosa!!! secondo lei prima che lui prendesse il sopravvento erano tutte rose e fiori?!
    eppure anche lei è donna e verso certe cose dovrebbe dimostrare una sensibilità maggiore!!

    http://ziagiu.blogspot.com/
    http://ziagiu.ilcannocchiale.it/

    nei prossimi giorni scriverò su questo argomento miei blog:
    QUANTO VALE LA VITA DI UNA DONNA IN IRAN?
    ne consiglio la lettura a tutti voi, soprattutto alle donne….grazie……..giuly

  9. Nuove impiccagioni pubbliche a Teheran

    In previsione di una nuova ondata di proteste popolari in occasione dell’anniversario della rivoluzione iraniana che coincide con 11 febbraio, il regime di Ahmadienjad ha iniziato ad effettuare una serie di impiccagioni dei prigionieri politici arrestati dopo le elezioni-farsa del 12 giugno scorso. Il motivo di questa nuova e disumana campagna è quella di scoraggiare i giovani e le donne e gli uomini che si stanno preparando per scendere nuovamente in piazza contro l’intero regime islamico dei mullah.

    L’Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanna fermamente le esecuzioni di oggi e chiede al governo italiano, alle istituzioni democratiche e agli organismi umanitarie di condannare fermamente la nuova ondata di terrore e di repressione organizzando una serie di manifestazioni di protesta contro il regime dei mullah.

    Il nostro silenzio significa compartecipazione ai crimini del regime dei mullah commessi contro le donne e gli uomini che hanno deciso di scendere in piazza e di cambiare il destino del paese secondo i criteri democratici vigenti nel mondo libero di oggi.

    La solidarietà coi ragazzi e le ragazze è un fatto dovuto e umanitario e ha una emergenza assoluta altrimenti in un prossimo futuro saremo dei testimoni di nuovi massacri e stermini ai danni del popolo iraniano.

    Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia
    Cell: 3387862297

  10. Iran: manifestanti bruciano ritratti di Khamenei e Khomeini a Shiraz

    ADDI – Venerdì, i residenti della città meridionale iraniana di Shiraz che ha accolto il quarantesimo giorno dalla morte dell’ Ayatollah Hossein – Ali Montazeri, hanno strappato e bruciato un ritratto largo di due metri dei simboli del regime clericale, Khamenei e Khomeini, nella piazza “Nowdan” della città.

    In una simile cerimonia tenutasi nella città centrale di Qom, numerosi dei giovani che avevano partecipato all’evento sono stati arrestati. Sono stati picchiati e trasferiti in una località sconosciuta.

    Gli agenti in borgese del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza hanno attivamente fotografato i partecipanti ma hanno catturato un giovane che stava filmando l’evento. E’ stato portato via dagli agenti che lo picchiavano e maltrattavano.

    Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
    29 gennaio, 2010

    http://www.donneiran.org/

  11. L’atomica iraniana è sempre più vicina.

    Ahmadinejad se ne fa un baffo dei “toni forti” del ducetto italiano contro Tehran: sa bene che siamo fra i migliori partner economici dell’Iran e nelle nostre scelte internazionali la Confindustria avrà sempre più peso di qualunque partito politico.
    ————————–

    Iran avvia produzione di uranio arricchito al 20%
    07 febbraio, 09:12
    TEHERAN – Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha dato disposizione all’Organizzazione nazionale per l’energia atomica di avviare la produzione di uranio arricchito al 20%. Lo riferisce la televisione di Stato.

    Solo martedì scorso lo stesso Ahmadinejad aveva detto che l’Iran era pronto ad arrivare ad un accordo con la comunità internazionale per ricevere dall’estero il combustibile a base di uranio arricchito al 20%, di cui ha bisogno per alimentare un reattore con finalità mediche, consegnando parte del suo uranio arricchito al 3,5%. E venerdì il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki aveva affermato di essere convinto che un’intesa fosse vicina.

    Ieri, però, dopo avere incontrato Mottaki a Monaco, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Yukiya Amano, ha dichiarato che Teheran non gli ha presentato alcuna nuova proposta per arrivare ad un accordo. Sempre ieri, il presidente del Parlamento iraniano ed ex capo negoziatore sul nucleare, Ali Larijani, ha definito “un imbroglio” l’offerta della comunità internazionale per lo scambio di uranio.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/02/07/visualizza_new.html_1681364942.html

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