Guardia : bisogno di buona volontà

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di Angelo Mancini

Martedì 12 gennaio 2010 i 10 consiglieri comunali di Guardia Sanframondi, che avevano presentato la mozione di sfiducia verso  il sindaco Nicola Ciarleglio, si sono dimessi, ponendo fine a questa consiliatura e consegnandola alla storia della nostra cittadina, E’ la terza volta in 40 anni che questo accade e come le altre due volte precedenti porterà, come conseguenza, discussioni, polemiche e reciproche accuse di responsabilità per quanto è accaduto.
Rispetto, però, alle precedenti interruzioni anticipate, questa volta le aspettative di una fine imminente della consiliatura era nell’aria, la si avvertiva da troppo tempo e per questo motivo non ha colto nessuno di sorpresa. Il fattore principale che ha provocato la crisi non è l’eterogeneità dell’appartenenza partitica dei consiglieri di maggioranza,  nè l’idea di formare una lista di persone per vincere le elezioni ( da che mondo è mondo le liste elettorali vengono composte allo scopo di vincere e non di perdere le elezioni), ma l’incapacità del sindaco di fare gruppo, sintesi delle proposte, lavoro di squadra condiviso, per raggiungere gli obiettivi programmatici. La coalizione di governo cittadino si è dissolta su queste cose e sulla consapevolezza che altro tempo non avrebbe risolto i nodi politici summenzionati, ma avrebbe solo aumentato lo stato di paralisi amministrativa.
La prima riflessione che si può mutuare da questa vicenda è che qualsiasi coalizione, lista, raggruppamento che si proporrà alla guida della nostra cittadina deve avere  come stella polare della propria azione il senso di responsabilità collegiale e che il sindaco è ” primus inter pares”, sottraendosi alla tentazione di trasformarsi in “monarca” con la motivazione ” di essere stato eletto dal popolo”. Il consiglio comunale deve essere il luogo di confronto e di decisioni e non un luogo di ” ratifica” di quanto deciso altrove. Rivendicare e ripristinare i momenti dell’effettivo esercizio della democrazia è il secondo aspetto che emerge da questa triste esperienza: ai cittadini bisogna riconsegnare la convinzione che è il consiglio comunale l’ organo sovrano della nostra comunità e che ogni decisione scaturisce da quel consesso in assoluta libertà e responsabilità.
All’esercizio del potere va legato l’assunzione di responsabilità: chi esercita il potere deve avvertire eticamente e politicamente il senso di responsabilità per le decisioni prese e per le opere che si realizzano. Laddove non c’è assunzione di questa responsabilità non ci può essere potere democratico. La “colpa” non può essere sempre di tutti, del mondo, degli eventi e, quindi, mai personale, di chi ha avuto responsabilità amministrativa. Interrompere questa consiliatura è stato, allora, il primo e fondamentale passo per invertire la rotta, per evitare una deriva pericolosa fatta di stagnazione e di incancrenimento dell’esistente. Ben più importanti saranno i passi successivi che bisognerà intraprendere per ridare slancio e vitalità a una situazione asfittica e di crisi entro cui la nostra comunità e precipitata.
Abbiamo bisogno di buona volontà: il tempo delle furbizie è passato e ci ha lasciato una triste eredità!
Ai cittadini, ora, la responsabilità per determinare il nostro futuro

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