Piazza Madre Teresa di Calcutta Telese Termedi Lia Buono

“Un giorno, mentre ero nei quartieri poveri di Calcutta e stavo per ritornare nella mia stanza, ho visto una donna che giaceva sul marciapiede. Era debole, sottile e magrissima, si vedeva che era molto malata e l’odore del suo corpo era cosi’ forte che stavo per vomitare, anche se le stavo solo passando vicino.

Sono andata avanti e ho visto dei grossi topi che mordevano il suo corpo senza speranza, e mi sono detta: questa e’ la cosa peggiore che hai visto in tutta la tua vita. Tutto quello che volevo in quel momento, era di andarmene via il piu’ presto possibile e dimenticare quello che avevo visto e non ricordarlo mai piu’.

E ho cominciato a correre, come se correre potesse aiutare quel desiderio di fuggire che mi riempiva con tanta forza. Ma prima che avessi raggiunto l’angolo successivo della strada, una luce interiore mi ha fermata. E sono rimasta li’, sul marciapiede del quartiere povero di Calcutta, che ora conosco cosi’ bene, e ho visto che quella non era l’unica donna che vi giaceva, e che veniva mangiata dai topi. Ho visto anche che era Cristo stesso a soffrire su quel marciapiede.

Mi sono voltata e sono tornata indietro da quella donna, ho cacciato via i topi, l’ho sollevata e portata al piu’ vicino ospedale. Ma non volevano prenderla e ci hanno detto di andarcene via. Abbiamo cercato un altro ospedale, con lo stesso risultato, e con un altro ancora, finche’ non abbiamo trovato una camera privata per lei, e io stessa l’ho curata. Da quel giorno la mia vita e’ cambiata. Da quel giorno il mio progetto e’ stato chiaro: avrei dovuto vivere per e con il piu’ povero dei poveri su questa terra, dovunque lo avessi trovato.”

( Madre Teresa )

“Prometti, prometti che torni” … io promisi e … tornai.  Mi piaceva molto uscire con Claudio in rappresentanza e anche quel giorno con l’Ambasciatore, il giro delle Autorità napoletane, avevo un vestito elegante verde smeraldo, da Pina lo avevo preso proprio per non sbagliare … lo dissi “visibile, non vistoso” e così fu, semplicemente tutto perfetto.

Poi la moglie dell’Ambasciatore: “ vado a salutare una mia amica suor Joslen … passate a prendermi dopo …” e noi ci addentrammo nei vicoli dei Tribunali dove il mio vestito smeraldo mi faceva regina ma le scarpe mi tormentavano … C’ero già stata lì, ricoverare barboni malati cose di notti e polizia , ma le scarpe, erano per sale di marmi lucidi non per quelle viuzze nere … poi si aprì il portone e … luce e bianco e suore di lino le “piccole matite nella mano di Dio”… suor Joslen ci venne incontro e salutò sorridente l’Ambasciatore … ci diede la mano ed io pure sorrisi felice come di incontro da tempo sperato.

Salimmo le scalette in quel portone vecchio fino alle Chiesa nuda, pura, semplice di panche e lontano avanti ad un altare di ferro battuto e pietra un giovane uomo disteso con un lenzuolo bianco e i.. ventilatori …

Disse:” lui riposa … è uno dei nostri malati …”

Facemmo il segno della croce e ci sedemmo, sedioline di plastica su un terrazzino affianco alla Chiesa, vasi e piccioni e piantine fiorite … il mio vestito un po’ sgualcito era del colore delle foglie più lucide.

La Suora suonò una campanella di ferro e sorridente arrivò una altra suora …”cosa volete bere? Noi siamo povere … c’è l’aranciata!” Sì. sì! aranciata in bicchieri di carta, fresca e frizzante in quel caldo di Napoli era una gioia, poi suor Joslen guardò verso la Chiesa “stà arrivando il padre” e Claudio mi guardò con aria di domanda , in verità io avevo capito che … ma lui ,forse, no! Perché, gli rimase l’aranciata nel bicchiere.

” E’ bella la morte! se tu lo avessi visto il suo viso tirato, ora invece lui è bello e riposa, aveva un cancro al cervello poi è stato qui con noi,non sapeva dove andare, e ora è felice, lo vedi che è felice”.

Claudio, cercava il mio sguardo ed io “… bella … la … morte!…” e bevvi pure le sua di aranciata.  … Rimanemmo lì seduti e sereni l’Ambasciatore e la moglie con la suora parlavano Albanese  Claudio un po’ interdetto io tranquillizzata e stranamente “placata” come di risposta ad antica domanda in quel “ bella la morte”.

Parlai a Suor Joslen della idea di intitolare una piazza alla Santa Madre al mio paese, e del sogno di Chiesa e gemellaggio e tutto il resto … tra Italiano ed Albanese lei rispondeva e parlavamo tutti in più lingue stranamente capendoci senza problemi … poi lei mi abbracciò, e salutandomi disse.” torna prometti che torni … “e io: torno ma che ne pensi? E Lei: “ fai, tu fai, parla tu e se deve essere lì sarà la Piazza, e poi sarà la Chiesa.

Tornai con la Piazza più bella d’Italia tra quelle intitolate alla Madre e … e … devo tornare ancora.